Il nuovo libro del modenese Daniele Bondi: un thriller psicologico mozzafiato
MODENA. Sei anni dopo il successo de “Il caso Cartesio”, è uscito per le edizioni Foschi di Santarcangelo il nuovo libro del modenese Daniele Bondi "Crimini a little Italy"
MODENA. Sei anni dopo il successo de “Il caso Cartesio”, è uscito per le edizioni Foschi di Santarcangelo il nuovo libro del modenese Daniele Bondi. Ne abbiamo parlato proprio con l’autore.
Daniele, il tuo nuovo romanzo “Crimini a Little Italy”, è un Crime ambientato a New York. Cosa ti ha spinto a cimentarti in un genere letterario molto diffuso e anche per questo “rischioso”?
«Il desiderio di promuovere la riflessione su temi di attualità come i gesti estremi per gelosia usando uno strumento fruibile e attraente come il thriller. I saggi su argomenti come questi possono risultare noiosi. I crime invece…».
Il protagonista del romanzo è Roy Tarantino. Chi è e di cosa si occupa?
«Si tratta di un fallito cinquantenne italo-americano di seconda generazione. Ha dovuto chiudere la sua attività, la moglie lo ha lasciato per un uomo di successo e il loro unico figlio è stato assegnato a lei in affido unilaterale. Nel prologo lo troviamo sul balcone della scala antincendio del suo appartamento a Mulberry Street deciso a lanciarsi nel vuoto per farla finita. Nel momento in cui sta per buttarsi, un grido di donna, lungo, acuto e agghiacciante squarcia il velo della notte. Roy resta paralizzato per alcuni istanti poi si decide: vola giù dalle scale, attraversa la strada e cerca di scoprire cosa sia successo nell’edificio di fronte. Mors tua, vita mea: il dramma che ha colpito quella donna gli ha salvato la vita e, come si scoprirà nel prosieguo del libro, gli permetterà di manifestare il suo talento di detective e di ridare così un senso alla sua intera esistenza».
Per l’ambientazione a Little Italy a New York, hai fatto anche delle ricerche e sopralluoghi direttamente sul posto?
«Sì, nel 2012 sono stato là una decina di giorni, armato di videocamera».
Un ruolo fondamentale nella storia ce l’ha un classico come “Madame Bovary” di Flaubert. Perché hai scelto proprio quel romanzo?
«Perché era assolutamente perfetto per generare parte della trama del mio. In “Crimini a Little Italy” trovi un personaggio, Laura, che in gioventù ha letto il romanzo di Flaubert in modo così realistico da indurla a prendere per la sua stessa vita una serie di decisioni volte a salvaguardarla dalla ignobile fine di Emma Bovary. Peccato che quelle decisioni prese a tavolino non si riveleranno propriamente le migliori che potesse prendere…».
C’è qualche autore di Crime a cui ti sei ispirato?
«Come ritmo narrativo mi piace James Patterson per cui ho cercato di mantenermi su quella linea ricca di colpi di scena e che tiene il lettore col fiato in sospeso nonché desideroso di andare avanti per scoprire chi sia l’assassino e come sia riuscito nel suo intento. Ciò detto, resto comunque legato alla mia impostazione di fondo che è quella di dare al lettore qualcosa in più di un semplice intrattenimento, ovvero anche momenti di riflessione. In questo caso, c’è da riflettere su varie questioni come la gelosia e il rapporto fra ragione e sentimento quando si tratta di prendere decisioni importanti».
Il sottotitolo del libro parla di “prima indagine di Roy Tarantino”. La tua idea è quella di farlo diventare protagonista di una serie di romanzi?
«Esatto. E dietro la seconda indagine ci sarà “Il Processo” di Franz Kafka».
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