Teatro Nero di Modena: “Elettra” di Sofocle In una scena “nuda” l’essenza dell’odio
A partire da domani 2 febbraio (con repliche sabato 3, domenica 4 e domenica 11 febbraio), andrà in scena al Teatro Nero lo spettacolo “Elettra” di Sofocle. La messa in scena di quello che...
MODENA. A partire da domani 2 febbraio (con repliche sabato 3, domenica 4 e domenica 11 febbraio), andrà in scena al Teatro Nero lo spettacolo “Elettra” di Sofocle. La messa in scena di quello che da sempre viene definito “il dramma dell’odio” deriva da una scelta tutt'altro che casuale, come spiega il regista, Giuseppe Savastano. Alla domanda sul motivo di tale scelta, la risposta infatti è: «Ognuno di noi ha delle briciole che semina lungo la propria strada, senza sapere se un giorno torneranno utili. Questa viene da lontano: quando al liceo ci assegnavano la traduzione di un testo di Sofocle, ricordo che ci mettevamo le mani nei capelli, tutti, anche quelli che i capelli avevano già iniziato a perderli. All’epoca non sapevo ancora bene cosa fosse il teatro, ma Elettra mi era sembrato un nome bellissimo». Ci sono tuttavia anche altri motivi più specifici, relativi allo stile letterario e alla possibilità di messa in scena, che hanno portato alla scelta di questa tragedia: «In questi casi si dovrebbe dire: quella di Elettra è una storia universale che ha ancora qualcosa da dire - prosegue il regista - In realtà la ragione è ancora più banale: il motivo è che mi piace la storia di Elettra, nella versione di Sofocle. È una storia essenziale che gira intorno a un solo sentimento, l’odio. Sofocle ha tolto tutto il resto, qualsiasi speranza di compassione, di redenzione o perdono, di conforto o amore. L’odio è il motore di tutta la tragedia, la vendetta il punto di arrivo e il percorso è talmente lineare che nel momento in cui la vendetta si compie, la storia si chiude, di colpo: Clitemnestra è morta, Egisto è spacciato, giustizia è fatta, non c’è nemmeno bisogno di rappresentare la sua morte. È come se tutti i personaggi rimasti sulla scena, in un istante, avendo svolto il loro compito, evaporassero. La stessa Elettra non avrebbe più nulla di cui lamentarsi, più nulla da sopportare e non saprebbe più di cosa nutrirsi per restare in vita». Il testo originale di Sofocle è stato quindi rispettato in tutta la sua linearità, ma una modifica è stata apportata alla tragedia originale, l’ambientazione: «Il Teatro Nero - conclude Savastano - è uno spazio piccolo, ricreare l’ambientazione originale sarebbe stato complicato (e superfluo) così ho preferito togliere tutto, non c’è scenografia, ci sono solo gli attori: sono loro a catalizzare l’attenzione, loro a meritarla. E poi, visto che quella di Elettra è una storia universale che ha ancora qualcosa da dire, può essere ambientata in qualsiasi luogo e in qualsiasi tempo, anche in un piccolo teatro nudo dove si recita circondati dal pubblico, come in un circo». In scena: Barbara Banella, Claudio Calafiore, Laura Chiodi, Cecilia Colavito, Laura Colavito, Susanna Ferretti, Elisa Gozzi, Salvatore Molinaro, Louella Ravasio, Francesca Romana Severi, Valeria Sgarbi, Maurella Testi.
Nicola Calicchio
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