Dipinti di squillante tavolozza
Alla Redecocca Art Gallery autori del ‘900, tra cui Zoboli, Vecchiati, Spattini, Semprebon
MODENA. Si guarda sempre con compiacimento all'arte del passato su cui si fondano tante collezioni del territorio modenese. E di una collezione privata sono le opere esposte presso Redecocca Art Gallery. Evidente la capacità di affrontare l'immagine con tecniche diverse sostenute da criteri di selezione di segni e colori. E ciò si manisfesta, in particolare, nelle composizioni, i cui meccanismi si legano ad un operare antico, come nell'opera di Bruno Semprebon, dove gli ortaggi acquistano il senso di naturale concretezza. Palpabili le mele che Elpidio Bertoli coglie in una libera disposizione, con il colore che aderisce alla fragranza del frutto. Si compone di cocomero, banane e cipolle il quadro che Walter Morselli esprime con cromie decisive di distinzione. Di frutti si nutre pure il dipinto che Gino Scapinelli concepisce in un'atmosfera crepuscolare. Fonda su vari oggetti Proferio Grasso la sua costruzione. Si fanno lievito, come entità atmosferica, i melograni di Tato Bortolucci autore anche di un vaso di fiori, con il colore che si fa alito delle cose. E un angolo della mostra, di via Tre Re, è dedicato a vasi di fiori anche di Enrico Pradelli che ne coglie la viva bellezza; di Ghigo Zanfrognini, che acquista un lirismo cromatico, con la luce che penetra nei giochi di toni; di Claudio Spattini, secondo una rappresentazione naturalistica affettuosamente contemplata, in cui si avvera il dialogo anche con la conchiglia. Minuziosa l'elalorazione formale nei paesaggi, con Gino Molinari che offre un perfetto scorcio di piazza Grande a Sassuolo; con Leo Masinelli che si fa interprete di due vedute di Venezia con cui stabilisce un legame intenso perché nella città lagunare la sua pittura trova un percorso di illuminazione. Strutturata analiticamente nell'imponenza degli edifici è Amsterdam di Augusto Zoboli. Chiesetta con campanile affiorano, in colori forti, dal monotipo di Pompeo Vecchiati, con elementi che si trasmutano anche in grandi lettere dell'alfabeto. La presenza umana si fa dolce nella timida ragazza dell'acquarellista Gianni Cavani; esaltazione della gioia di vivere nella giovane messa a nudo in un interno da Franco Cavicchioni; inquietudine nella donna di Alberto Cavallari che avverte il disagio anche nella piacevole vegetazione. Una creatura quasi di tristezza che pare indicare come l'artista non si sia mai liberato dal terrore dei lager tedeschi in cui è stato prigioniero durante la seconda guerra mondiale. Alle pareti anche i cavalli del carpigiano Inigio Pagliani. Mostra aperta fino a domenica, dalle 10 alle12, e dalle 16 alle 19.
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