Gazzetta di Modena

Modena. I Fargas presentano il nuovo album: figure di donne per rileggere la vita

di Serena Fregni
Modena. I Fargas presentano il nuovo album: figure di donne per rileggere la vita

Il 19 gennaio è uscito il loro ultimo album, “Lei ha una pistola” su etichetta “Private Stanze”: sono i Fargas e questa sera, dalle 23, si esibiranno all’Off

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MODENA. Il 19 gennaio è uscito il loro ultimo album, “Lei ha una pistola” su etichetta “Private Stanze”: sono i Fargas e questa sera, dalle 23, si esibiranno all’Off. Ad aprire il concerto, Emiliano Mazzoni. Luca Spaggiari, musicista, autore e fondatore del gruppo nel 2002, racconta qualche curiosità sul nuovo album.

“Lei ha una pistola”, cosa vuole raccontare questo album?

«Sono storie. Nessuna ombra comune dietro loro. Ogni brano ha i suoi personali fantasmi. Mi piace raccontare avvenimenti, ho riscoperto da un po’ di tempo questo intimo piacere, leggere la vita, rileggerla, rivestirla, a volte stracciarla ma a volte regalarle un profumo che manca. È un album con una forte presenza di figure femminili, dalla mia prozia alla guerra, dall’Italia alla mia donna. “Lei ha una pistola”, le “Lei” sono tutte loro forse, tutte le figure umane e gli elementi femminili che mi circondano o che lo hanno fatto. Oppure forse non è vero nulla, mi è venuto così, ma non poteva essere altrimenti».

Sulla cover dell’album è ritratta la sua bisnonna, perché proprio lei?

«Per la precisione è la sorella di mia nonna, Marta Boni, una signora immagine di un mondo che non c’è più. Il disegno è un suo autoritratto ritrovato su una facciata di un libro di francese del 1937. In realtà non racconto la sua storia, per questo sto preparando la scrittura di un romanzo che pubblicherò più avanti. Posso però anticipare che è una storia di quelle che oggi non potrebbero accadere, in cui il sentimento unito alla forza e alla passione furono in grado di sopravvivere anche alle onde più devastanti della biechezza umana, almeno in forma metafisica. “Il Novecento ci ha coinvolto tutti”, una sorta di secondo titolo nella seconda di copertina si ispira a questa idea. Con le sue follie e contraddizioni è stato forse il secolo più importante della storia umana. Per me, lei, Marta Boni, ne è un simbolo».

Si parla molto anche di amore...

«È amore, sotto forme estremamente personali. L’anarchia, ad esempio, è una forma d’amore incastrata nel brano che chiude l’album, “Ricompensa”. Ma è amore anche “Ossigeno” ed “Ore otto”, piccole verità nascoste ed intime. Non avendo capacità filosofiche, ho tentato di portare in musica la mia grande passione, la fotografia. Sono immagini, senza pose, sempre rubate, anche se talvolta sono autoscatti. Furti a me stesso».

Nelle canzoni aleggia la presenza di un Dio, in che modo viene citato?

«Sono agnostico sull’argomento religioso. Ne sono però attratto vista la mia educazione cattolica. Ho enorme sfiducia nella chiesa e in ogni altra istituzione religiosa. Ma qualcosa o qualcuno che sappia perché è giusto quello che accade, anche se ci pare terribilmente sbagliato, ecco, vorrei ci fosse. Così, un giorno, trovarmelo di fronte e farmi spiegare alcune cose. Un dio lo nascondo ovunque, amo trattarlo male, con ironia e provocazione, come in “Distanze”, poi lo cullo con tenerezza perché amo ritrarlo come immagine imperfetta. Non vorrei legare un dio, l’amore e zia Marta, ma purtroppo il filo sottile che li unisce è il fondamento dell’epilogo della storia, l’eternità».

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