Gazzetta di Modena

Caparezza, autoanalisi in rap con il “Prisoner 709 Tour” a Modena

di Andrea Marcheselli
Caparezza, autoanalisi in rap con il “Prisoner 709 Tour” a Modena

Il musicista fa tappa stasera con il concerto ispirato all’ultimo album In scaletta anche brani cult del suo repertorio col supporto di una grande band

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MODENA. Questa sera, alle 21, arriva al PalaPanini Caparezza con il “Prisoner 709 Tour”, invocato dai fan dopo che il suo ultimo album, “Prisoner 709”, appunto, uscito lo scorso settembre, si è aggiudicato in poco più di un mese il disco di platino.

Partita a novembre, la tournée è ormai all’ultimo mese, prima di una ripresa che dovrebbe avvenire la prossima estate, ma con scaletta totalmente differente. Il titolo attorno al quale gira l’intera operazione fa riferimento all’acufene che da tempo affligge il cantante, una patologia, dolorosamente complicata in particolare per un musicista, che in certo senso rende prigionieri di uno stato emotivo quanto fisico, una prigionia evocata nel numero 709, dove sette sono le lettere di Michele, il suo vero nome, e nove quelle di Caparezza, mentre lo 0 all’interno sarebbe invece lui che cerca di dibattersi nell’opposizione del doppio ruolo con cui deve convivere, l’uomo e l’artista.

Nelle intenzioni del cantante il concerto porta pure in scena la sensazione di prigionia contrapposta a quella di libertà, come si evidenzia nel disco, a suo tempo lanciato dal singolo “TI fa stare bene”, costruito su tutta una serie di dicotomie, quali, oltre a quella tra libertà e prigionia, quella tra ragione o religione, per esempio, in una sorta di percorso di autoanalisi ispirato ad un esperimento di psicologia effettuato negli USA dove un gruppo di studenti è stato diviso tra carcerati e detenuti. La situazione è però presto degenerata, arrivando al punto che i giovani non sono più stati in grado di uscire dal proprio ruolo, costringendo i medici a interrompere l’esperimento. Il significato di tutto questo secondo Caparezza sarebbe che ciascuno di noi può essere una cosa e il suo contrario.

Il percorso psicoanalitico emerge poi chiaramente nei brani “Forever Jung” e “Il testo che avrei voluto scrivere”, meta-canzoni ove Caparezza si interroga particolarmente sul proprio rapporto con la musica, che nell’ultimo disco assume caratteristiche decisamente rinnovate rispetto al precedente “Museica”, molto meno rabbiose ma tutt’altro che meno taglienti. Peraltro la sua musica, come sempre disinteressata del fatto di dover piacere per forza, ripropone l’originalità di un rapper che non ha mai voluto scimmiottare i modelli d’oltre oceano sia nei testi che nelle basi e si riallontana da alcune derive un po’ più metalliche verso cui si era indirizzato col penultimo disco. La scaletta del concerto ovviamente si concentra innanzi tutto sull’ultimo album, ma non trascura i successi precedenti, da “Vengo dalla Luna” a “Fuori dal tunnel”, da “Non me lo posso permettere” a “La fine di Gaia” o “Vieni a ballare in Puglia”, con il supporto di una collaudata band di grandi professionisti.
 

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