Modena. “Il giorno di un dio” Lutero e le sue idee sono uno spettacolo
Giovedì alle 21 esordirà a Modena sul palco del Teatro Storchi lo spettacolo "Il giorno di un dio" per la regia di Cesare Lievi
MODENA. Oggi alle 21 esordirà a Modena sul palco del Teatro Storchi lo spettacolo "Il giorno di un dio" per la regia di Cesare Lievi. Poeta e traduttore dal tedesco, nel corso degli anni Lievi ha affinato i suoi interessi verso le potenzialità espressive della lingua sia come regista che come drammaturgo, lavorando a lungo tanto in Italia quanto nei paesi di cultura germanica.
Lievi, come mai uno spettacolo su Lutero?
«Nel 2017 ricorrevano i 500 anni dalla stesura delle tesi di Lutero e per il mondo tedesco è stato un avvenimento importante che ha attraversato l'intero anno. La comunità protestante della Carinzia ha chiesto allo Stadttheater di Klagenfurt di realizzare uno spettacolo dedicato a questo evento. Il direttore del teatro ha pensato a me ed io ho accettato, perché così ho potuto affrontare argomenti che mi interessavano profondamente già da tempo. Inoltre ho potuto scrivere il testo in piena libertà».
Com'è strutturato il "giorno di un dio"?
«Nello spettacolo non esiste Lutero come personaggio e tutto è visto dal presente. Si tratta di 12 frammenti che mirano a mostrare cosa di quell'evento è rimasto nella nostra vita, sia a livello pubblico che privato. Poiché è difficile parlare di Martin Lutero senza sapere cosa ha fatto e cosa ha pensato, tra questi frammenti ci sono tre parti in cui, in maniera vivace e divertente - quasi da cabaret demenziale e assurdo - degli attori stralunati raccontano la storia di Lutero. Le 12 scene, a volte di teatro borghese altre per immagini, riprendono, mostrano, accennano alla sua eredità nel quotidiano».
Quali sono i nuclei tematici affrontati dallo spettacolo?
«Lutero stabilisce un nuovo rapporto tra uomo e dio, tra figlio e autorità paterna. Un rapporto diretto, molto diverso da quello mediato dalla Chiesa di matrice cattolica. Per lui l'unica mediazione è rappresentata dalle Sacre Scritture che ciascun credente è chiamato ad interpretare. Ma le interpretazioni sono innumerevoli, fanno discutere, possono addirittura scatenare delle guerre. Da qui il tema del fanatismo, piuttosto attuale ai nostri giorni. Inoltre la parola scritta, implementata dalla coeva invenzione della stampa, è sfruttata da Lutero per diffondere le idee. Per questo la sua esperienza rappresenta uno dei punti più alti della cosiddetta civiltà della scrittura, quella che ha formato noi e che oggi sta tramontando al cospetto della civiltà dell'immagine. Credo che questi siano i temi più importanti del mio lavoro, quelli che permettono al pubblico di seguire uno spettacolo dove non c'è una fabula, un racconto, ma delle scene all'apparenza indipendenti legate da un filo rosso».
Vaudeville, teatro borghese, teatro visuale e metateatro: perché non un dramma storico?
«Per realizzare un dramma storico bisogna avere un punto di vista sul passato ideologicamente molto forte, con cui interpretarlo alla luce delle idee del presente. Ma non abbiamo più ideologie forti che ci permettono di approcciarci al passato dandoci una visione del mondo definita. Viviamo un'epoca che non ha quasi più l'idea del passato, tutto è visto con l'ottica unica del presente».
Nel cast ci sono attori tedeschi e alcune parti sono recitate in tedesco.
«Perché con Lutero si rompe l'unità linguistica europea, tant'è che è il primo a tradurre la Bibbia in volgare. Inoltre la vicenda si svolge tra l'Italia e la Germania. E poi volevo realizzare un'opera che appartenesse al teatro europeo. In ogni caso allo spettatore non è mai negato il senso di quanto viene detto sul palco; ogni frase è tradotta o ripresa in italiano dagli attori».
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