Gazzetta di Modena

C'era una volta a Modena

1947. Modena: nel gelido inverno (-12 gradi) cresce la tensione politica

Rolando Bussi
1947. Modena: nel gelido inverno (-12 gradi) cresce la tensione politica

Scuole chiuse per il freddo, anche in città socialisti spaccati sui rapporti col PCI

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Con l’inizio dell’anno le tensioni politiche si fanno sempre più forti. Tutti i partiti usavano la carta stampata per propagandare le proprie idee. Il 23 maggio del 1945 era uscito il n. 1 di “Democrazia”, un settimanale a cura della D. C. Aveva sede in Via Università 10, e lo dirigeva Mirko Campana, a lungo poi docente di Lettere al Liceo “Muratori”. “L’Unità Democratica” ospitava sempre più spesso lettere di Ermanno Gorrieri (il partigiano “Claudio”), uno dei fondatori della C.I.S.L., e si spostava a destra.

Così scriveva ad esempio l’8 febbraio: “Il diciottenne Torindo Luppi, abitante a Novi in frazione di Rovereto, ha scagliato palle di neve contro tre Carabinieri che percorrevano in bicicletta Via Barbieri. I Carabinieri sono stati colpiti. Il Luppi è stato arrestato per oltraggio ai tutori dell’ordine. Questa è la notizia di cronaca. E a prima vista può sembrare una notiziola di scarsa importanza. Un diciottenne scaglia palle di neve: ragazzate … Oggi quelle palle di neve sono un insulto iniquo e tremendamente ingiusto. Sono indice di quella mentalità purtroppo diffusa tra certa gente. Sono il risultato della spudorata campagna diffamatoria condotta a oltranza contro i Carabinieri da politicanti in mala fede i quali, a quanto sembra, hanno interesse a proteggere e difendere i criminali per conquistarne le simpatie. Alludiamo, naturalmente, ai politicanti rossi e rosseggianti”. Il P.C.I. poteva vantare la diffusione capillare de “l’Unità”, il quotidiano che Antonio Gramsci aveva fondato nel 1924.

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A Modena l’organo della Federazione si chiamava “La Verità”, che il 18 gennaio pubblicava questo articolo: “Chi non è con noi è contro di noi”. Le parole di Sua santità hanno trovato una eco immediata nel pensiero e nell’azione di parecchi pastori di anime. A Sorbara è andata così. Quella buon’anima del cappellano Don Andrea Bertolini, che a quanto pare applica alla lettera le disposizioni che giungono dall’alto, ha fatto chiamare tre ragazze.

Tre sorelle ... non le ha chiamate tutte e tre assieme, ma una alla volta, e ha detto pressappoco così: “Voi siete iscritte al Partito Comunista e fate parte dell’Azione Cattolica; questo è un contrasto stridente, non si può essere dei buoni cattolici se si è comunisti, e quindi o fuori dal Partito Comunista o fuori dall’Azione Cattolica”. “Enzo”, che firma l’articolo, conclude: “Capperi, don Cappellano, attenzione!, questo potrebbe contrastare con l’abito che vestite”. Le tensioni tra Italia e Jugoslavia sono altissime, per Trieste e l’Istria. Il P.C.I. appoggia il comunista Tito, e “La Verità” pubblica il 22 febbraio una incredibile intervista a Tyrone Power, che potete vedere qui riprodotta, in cui il celebre attore elogia la Jugoslavia e dichiara: “Sono comunista, profondamente comunista” (confesso la mia perplessità: sarà una intervista autentica?).

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Ma torniamo a Modena. “Il passaggio dall’anno vecchio all’anno nuovo non è stato caratterizzato soltanto da veglie e veglioni, da cene nei pubblici esercizi e nelle case private, ma da una serie di sparatorie che specialmente alla periferia hanno imperversato dalle prime ore della sera fino alle prime ore di stamane: colpi di rivoltella e di mitra, e perfino di una bomba che ha messo in allarme il rione di Villa S. Faustino. L’euforia di allegre compagnie si è sfogata contro le tabelle della pubblicità, staccate dai muri e abbandonate a terra anche nel centro della città”.

Ma parliamo ancora un poco di politica.

Agli inizi di gennaio, il 3 e il 4, si svolgono a Modena i lavori del IV Congresso provinciale del Partito Socialista.

Per capire meglio i temi animatamente discussi, ricorderò che il XXIV Congresso socialista, celebrato a Firenze nella primavera dell’anno precedente, aveva visto accendersi lo scontro fra la maggioranza allora guidata da Pietro Nenni e la minoranza di Giuseppe Saragat, che sosteneva una linea politica più autonoma del P.S.I.U.P rispetto al P.C.I.

La linea politica di Nenni, che riteneva indispensabile l'attiva collaborazione col P.C.I., venne confermata da un nuovo patto di unità d'azione P.C.I. – P.S.I.U.P. stretto il 25 ottobre 1946.

Alle elezioni amministrative del 10 novembre dello stesso anno il Partito Comunista superò per la prima volta i socialisti, divenendo la prima forza della sinistra italiana. Mentre Nenni, tralasciando la riduzione del numero dei votanti socialisti, sottolineava la crescita elettorale globale della sinistra interpretandola come una vittoria, Saragat in un'intervista sostenne invece che la dirigenza del partito paralizzava l'azione socialista, con l'effetto ultimo che avrebbe portato lo stesso alla dissoluzione.

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La spaccatura era ormai alle porte, come dimostra il dibattito di questo congresso modenese, in cui l’onorevole Mario Merighi afferma che “sarebbe un voler chiudere gli occhi davanti alla realtà negare che nel partito esistano attualmente alla periferia elementi che si trovano a disagio. Sono quelli dell’estrema sinistra, che meglio farebbero a iscriversi al P.C., dove tuttavia sentirebbero un poco di nostalgia per la libertà individuale che conobbero nel P.S.I.U.P.; sono quelli dell’estrema destra che non vogliono accettare il patto d’Unità con i comunisti e che pure dovrebbero uscire dal Partito”. Sale per la prima volta sulla tribuna la signorina Ilva Vaccari che presenta la mozione così detta di “Iniziativa socialista”, del gruppo contrario alla partecipazione al governo del Partito Socialista.

Pochi giorni dopo, dal 9 al 13 gennaio, si svolse a Roma il XXV congresso socialista, voluto da Nenni per cercare di comporre l’attrito tra le componenti di maggioranza e minoranza con l'obiettivo di riunire le diverse posizioni. Nonostante gli sforzi di mediazione di Sandro Pertini, l'11 gennaio 1947 l'ala guidata da Saragat al termine di una concitata riunione a Palazzo Barberini uscì dal P.S.I.U.P. e diede vita al Partito Socialista dei Lavoratori Italiani (PSLI). Il P.S.I.U.P. guidato da Nenni, per evitare che il nuovo partito di ispirazione socialista fondato da Saragat potesse utilizzarne la denominazione, decise di riprendere il vecchio nome di Partito Socialista Italiano.

Il Tribunale di Modena ha lavorato tantissimo nel 1946: 404 processi penali, 286 imputati condannati, e ben 1021 reati accertati!; ma per i reati commessi durante il fascismo nella quasi totalità dei casi è entrata in funzione l’amnistia voluta da Togliatti.

C’è un freddo terribile.

Non siamo ai livelli tragici del 1928-29, quando gelarono nel Modenese tutti i vigneti a 19° sotto lo zero, ma la temperatura segna -12°, e se consideriamo la scarsità dei combustibili e il loro prezzo … E il Provveditorato agli Studi sospende le lezioni nelle Scuole Elementari, che avrebbero dovuto riprendere dopo l’Epifania (quando nel 1949 cominciai a frequentare la Prima Elementare in Via Paolo Ferrari ogni bambino portava uno “stanghetto” per far fuoco nella stufa “Becchi” in terracotta).

La Costituente affronta il problema delle autonomie locali, delle Regioni, e nella sottocommissione si approva lo stacco dell’Emilia dalla Romagna e la formazione della Regione Emiliano-Lunense. Non passerà. Dal 1948, per più di un ventennio, il dettato costituzionale in questa materia era stato disatteso per varie ragioni, soprattutto di opportunità politica della Democrazia cristiana, che durante la fase costituente aveva sostenuto il decentramento regionale e la nascita delle regioni italiane, ma in seguito aveva abbandonato tale posizione per il timore di sancire l’egemonia delle sinistre in alcune aree del Paese. Nel 1968, con l’approvazione della legge elettorale n. 108 del 17 febbraio, si avviò concretamente la costituzione delle Regioni. E nel giugno 1970 votammo.

E i Modenesi bevono gratis!

Il 12 gennaio un camion carico di botti di vino bianco non si accorge per la nebbia delle sbarre abbassate sulla Via Emilia, a San Lazzaro. L’autista frena, ma la strada è ghiacciata, e l’autocarro sfonda le sbarre. Sopraggiunge il treno, e lo scontro è inevitabile. Nessun ferito, ma botti rotte, e gli abitanti della zona raccolgono il vino, pugliese, che ben pochi avevano mai assaggiato.

Chi avesse sfogliato attentamente il 18 gennaio “L’Unità Democratica” (non ci voleva molto tempo: erano solo 2 pagine!) avrebbe forse letto con curiosità un annuncio pubblicitario, accanto alla segnalazione che al cinema “Astra” proiettavano “La campane di Santa Maria” con Ingrid Bergman. Avvisava “Uomini deboli, che soffrono di nevrastenia e di debolezza sessuale”, che è pronta una nuova cura scientifica (costa solo 2.000 lire e si riceve per posta “con la massima riservatezza” da Bologna) “via orale, senza bisogno di abbandonare le proprie occupazioni, né sottoporsi a speciali regimi di vitto, di effetto rapido, efficace, duraturo, rigenera e tonifica le funzioni sessuali, rinforza l’organismo. Uomini sessualmente deboli, impressionabili, sfiduciati, uomini che per l’eccessivo lavoro mentale, che per errori giovanili o altre cause avete perduto o non possedete le forze che sono l’orgoglio di ogni Uomo, fate la cura col nostro PROAUTOGEN e ne trarrete sicuro giovamento”.

La legge sul divorzio venne introdotta in Italia soltanto il 1º dicembre 1970, e il referendum abrogativo, tenutosi il 12 e 13 maggio 1974, non passò. Ma il tema era sempre stato scottante, e il 26 gennaio 1947, nella sala San Vincenzo, l’avvocato Amato Mati, ex Prefetto di Grosseto, “propagandista ufficiale del Comitato Direttivo Italiano Pro Divorzio, parla sul tema “Diritto al Divorzio”. È ammesso il contraddittorio”.

L’aerautodromo fu costruito nel 1949 e inaugurato il 7 maggio 1950 con il Gran Premio di Modena riservato a vetture di Formula 2, vinto da Alberto Ascari. Ma lì c’era quello che chiameremo “un campo di fortuna”. Il 30 gennaio “alle ore 18 due apparecchi biposto americani tentavano un atterraggio al nostro campo di fortuna. Uno di essi riusciva ad atterrare felicemente nel campo, ma l’altro per la scarsa visibilità prendeva terra in un orto in Via Paolo Ruffini, cabottando. Gli aviatori, due giovani svizzeri di anni 28 e di anni 22, hanno asserito di aver comprato a Napoli i due aerei che pilotavano per conto di una ditta svizzera facendo quindi scalo a Pisa da dove volevano poi atterrare a Bologna. Ma in quel campo d’aviazione trovavano il segnale di divieto d’atterraggio. Proseguivano quindi per la nostra città dove sapevano essere un campo di fortuna. I due aerei sono stati piantonati da pattuglie dell’esercito, in attesa che l’Autorità rilasci il nulla osta di partenza, che non dovrebbe essere ostacolata dato che i giovani sono in possesso di regolarissimi passaporti e relativi documenti di viaggio”.

Rolando Bussi

bussirolando@gmail.com

(14, continua)
 

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