Gazzetta di Modena

questa sera e domani 

Modena, con “Magnificat” alle Passioni si chiude la trilogia di Anagoor

di Andrea Marcheselli
Modena, con “Magnificat” alle Passioni si chiude la trilogia di Anagoor

MODENA. Con “Magnificat” di Alda Merini e interpretato da Paola Dallan si chiude, al Teatro delle Passioni questa sera alle 20 e domani alle 17, “Verso l’eresia”, una trilogia di spettacoli della...

2 MINUTI DI LETTURA





MODENA. Con “Magnificat” di Alda Merini e interpretato da Paola Dallan si chiude, al Teatro delle Passioni questa sera alle 20 e domani alle 17, “Verso l’eresia”, una trilogia di spettacoli della compagnia teatrale Anagoor, poco tempo fa insignita dalla Biennale di Venezia del Leone d’Argento 2018 per il Teatro. Il giovane gruppo teatrale di Castelfranco Veneto, postosi all’interno di un progetto di condivisione di esperienze artistiche, il Fies Factory di Centrale Fies, viaggia costantemente sul confine tra teatro propriamente detto è più articolate arti performative e questi tre spettacoli ne sono la riprova: “Magnificat” è un omaggio alla poesia di Alda Merini, un affondo nell’arte di una delle maggiori scrittrici del Novecento; i precedenti “Rivelazione” e “L’italiano è ladro” invece sono stati occasione di scavo sui controversi contenuti dell’opera del pittore Giorgione, da un lato, e di Pier Paolo Pasolini, dall’altro, nella solo apparente incongruenza dei luoghi deputati ad ospitarne le operazioni. “Rivelazione” è il suggestivo tentativo di intrecciare una relazione con Giorgione, artista dalla biografia piena di misteri ma soprattutto pittore enigmatico in ciascuna sua opera, ancorché fra i principali innovatori della pittura rinascimentale. Davanti a due schermi ove vengono sezionati i pochissimi dipinti di autografia certa giorgionesca un narratore conduce lo spettatore lungo un percorso fatto di sguardi, di emblemi, di paesaggi e di colori, ma pure di tanti silenzi meditativi. “L’italiano è ladro” invece compara le diverse versioni dell’omonimo testo pasoliniano con l’obiettivo di introdurre quello che si può considerare il laboratorio creativo del poeta/regista di origine friulana, tentando di coniugare la violenza espressiva dei versi con la dolcezza di una lingua alla ricerca del cuore della terra da cui proviene. Gli interpreti sono stati Marco Menegoni e Luca Altavilla, mentre la regia è sempre di Simone Derai. La trilogia è una bella occasione offerta a Modena per approfondire la conoscenza di una realtà teatrale in grande fermento e in decisa ascesa nell’ambiente. Qualche riserva ci sentiamo di muovere però sui contenuti specifici degli spettacoli, realizzati con grande maestria ma in parte sofferenti per l’indecisione di Anagoor sull’assegnar loro la carta d’identità dell’allestimento teatrale, della conferenza animata o di una “performance” contemporanea. In questo modo si crea una certa interferenza tra i pregi dell’uno e i difetti dell’altro e il risultato ne risente.
 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google