Modena 1947. Ospedale Civile al collasso e la benzina è razionata
Tutto «caotico e inadeguato» per i malati. Battibecco al comizio di Saragat
MODENA. Succedeva già allora! “Rapinata e narcotizzata viene abbandonata seminuda sulla neve. La delinquenza di questo sconvolto dopoguerra arriva spesso a degli eccessi che provocano moti di rivolta e di disgusto negli animi degli onesti. Ma che si potesse anche giungere, oltre che a rapinare, anche a spogliare in pieno inverno la vittima non lo si sarebbe mai creduto se non fosse capitato alla signorina (di cui taccio il nome) di ventun anni, abitante in Via Paganelli.
Infatti, mentre essa tornava alla propria abitazione, sabato scorso, quando la neve cadeva fitta ed il buio della notte stava calando, era avvicinata sulla Via Giardini da una macchina. Arrivata alla sua altezza ne scendevano alcuni individui, i quali la immobilizzavano e la introducevano nella macchina, che ripartiva immediatamente. Nell’interno della macchina i malviventi toglievano alla ragazza tutti i gioielli e la borsetta. Non contenti la spogliavano anche delle vesti e dopo averla cloroformizzata la gettavano sulla neve della Strada Nazionale di Carpi. In questo stato, seminuda e narcotizzata, veniva poi trovata da un passante il quale, fatta ricoverare subito la povera ragazza in un locale dove potesse rimettersi dal freddo e dall’emozione, si affrettava a telefonare in Questura”.
[[atex:gelocal:gazzetta-di-modena:site:1.16484793:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.gazzettadimodena.it/image/contentid/policy:1.16484793:1650051556/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]
Ma per fortuna la città può godere anche di spettacoli importanti. Beniamino Gigli e Lina Pagliughi cantano al Teatro Comunale la “Lucia di Lammermoor” di Gaetano Donizetti, e la recita è così apprezzata dai Modenesi che lo spettacolo diurno di domenica 9 con inizio alle 15,30 viene trasmesso “a mezzo di altoparlanti collocati in Corso Canalgrande e nelle adiacenze del Teatro”. A Reggio Emilia invece “al direttore del cinema “Boiardo” si presentavano alcuni giovani i quali gli intimavano di cessare le proiezioni del film “Bernardette” a sfondo religioso, minacciando di ritornare all’indomani con altri compagni disposti a usare anche mezzi energici per raggiungere lo scopo.
[[atex:gelocal:gazzetta-di-modena:site:1.16484798:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.gazzettadimodena.it/image/contentid/policy:1.16484798:1650051556/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]
Ma essi non hanno potuto mantenere la promessa perché il cinema “Boiardo” era ieri fortemente presidiato da Carabinieri e agenti di P. S.”. Il film in questione, girato nel 1943, diretto da Henry King e con attrice una giovanissima Jennifer Jones, vincitore di 4 premi Oscar l’anno successivo, narrava la storia della pastorella francese Bernadette Soubirous che avrebbe assistito a Lourdes nel 1858 alle apparizioni della Madonna. Martedì 11 febbraio il giornale “L’Unità Democratica” cambia titolo. Un breve trafiletto annuncia: “Per deliberazione del nostro Consiglio d’Amministrazione da oggi “L’Unità Democratica” assume il titolo “La Gazzetta di Modena” riallacciandosi all’antico periodico modenese uscito all’alba della Unità nazionale”. È il n. 1 dell’anno 88, e una copia costa 6 lire. Che il quotidiano si fosse pian piano spostato a destra era evidente per i lettori, come del resto dimostra il lungo articolo del giorno precedente, che raccontava il discorso tenuto da Saragat il 9 febbraio al Teatro Municipale. “Davanti a un teatro gremitissimo l’onorevole Giuseppe Saragat ha tenuto ieri mattina al Municipale il suo atteso discorso.
[[atex:gelocal:gazzetta-di-modena:site:1.16484800:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.gazzettadimodena.it/image/contentid/policy:1.16484800:1650051556/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]
La riunione è stata caratterizzata da una notevole, chiamiamola così, vivacità molto pittoresca, ma assai poco democratica. Perché si può essere di diverso parere pur rimanendo persone educate.
Saragat è un oratore assai efficace – almeno in una sala o in un teatro – che parte da dei fatti e attraverso una dialettica serrata arriva alle conclusioni volute. Non mancano qua e là la frase d’effetto, la vibrazione sentimentale, la concessione al luogo comune caro a tutti gli uditori. Ma se non cerca l’applauso un oratore chi dovrebbe cercarlo? … Egli come era del resto da immaginare spiega le ragioni della scissione, necessaria per salvare l’autonomia del socialismo … si volle porre il problema dell’unità della classe lavoratrice che essendo problema inattuale costrinse i più chiaroveggenti a una azione di critica cruda e spesso dolorosa e infine alla scissione … A questo punto una voce si leva dalla galleria: “Sei un venduto!”.
[[atex:gelocal:gazzetta-di-modena:site:1.16484802:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.gazzettadimodena.it/image/contentid/policy:1.16484802:1650051556/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]
Saragat, con una fiammata d’ira nel volto ribatte: “E tu sei un imbecille”. Ma poi si ricorda di essere anche un diplomatico: il rossore lascia il posto a un sorriso e quasi a sua consolazione ripete: “Sei un imbecille!” …
Saragat afferma che i socialisti vogliono che la libertà si attui prima di tutto nella vita interna ed esterna del partito senza prendere e dare ordini dall’alto come fanno i comunisti.
“Non è vero!”, grida dal loggione un giovanotto col berretto di pelo “alla russa”. “È vero”, ribatte Saragat …
La sua conclusione è coronata da applausi, da grida di “Qualunquista e venduto!”, e da fischi …
Discussioni accanite si accendono in Corso Canalgrande. Sarà soddisfatto Saragat? Crediamo di sì. Quello che gli importava era di farsi ascoltare fino in fondo. Se ci è riuscito a Modena – probabilmente proprio per questo egli ha cominciato la propaganda partendo dalla nostra città – ci riuscirà ovunque”.
[[atex:gelocal:gazzetta-di-modena:site:1.16484801:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.gazzettadimodena.it/image/contentid/policy:1.16484801:1650051556/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]
Ma torniamo alla nostra città e ai problemi da affrontare nell’immediato dopoguerra.
Nel 1933 era stato bandito un concorso per la costruzione di un Nuovo Ospedale Clinico, perché il vecchio Ospedale Civile di Piazza Sant’Agostino non era più adeguato. I lavori cominciarono nel 1940, ma furono interrotti a causa della guerra e vennero ripresi, tra mille difficoltà, nel 1951. Terminarono soltanto nell'estate 1963.
[[atex:gelocal:gazzetta-di-modena:site:1.16484792:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.gazzettadimodena.it/image/contentid/policy:1.16484792:1650051556/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]
Così descriveva in febbraio la “Gazzetta” le condizioni del vecchio Ospedale: “Per quanto riguarda la capienza e l’attrezzatura le cose vanno assai male. Nel ‘46 sono stati ricoverati 10.727 infermi per 231.488 giornate complessive. I letti sono 714 più 100 al Ramazzini per le malattie infettive e T.B.C. Attualmente tutti i posti in clinica medica, patologia medica, patologia chirurgica, in ostetricia e ginecologia, nel reparto delle malattie nervose e dei malati di petto, sono occupati. Non c’è più un solo letto libero nei suddetti reparti. Ci sono è vero alcuni pochissimi letti vuoti in altri reparti, ma non si può logicamente mettere un mezzo matto o una partoriente in clinica dermosifilopatica.
Ma d’altra parte tutto all’interno dell’Ospedale è caotico e inadeguato. Mancano sale operatorie. Alcuni reparti sono frazionati. I malati di mente sono stipati in un luogo senza aria e senza luce, che sembra una cantina. Cantine vere e proprie funzionano da camere ardenti. La cucina, assolutamente insufficiente, è sistemata alla meglio fra le suddette camere ardenti e la sala di anatomia patologica. Non ci sono ascensori né montabarelle, e i feriti e gli ammalati vengono portati a braccia su per le scale. La clinica per le malattie tropicali è sistemata proprio sopra alla stalla per cavalli da corsa del Foro Boario”.
Si viaggia a fatica, perché la benzina è razionata. Il quantitativo assegnato alla nostra provincia per il mese di febbraio ammonta a soli 97.350 litri, di cui soltanto 43.560 alle autovetture private. Occorre un permesso di circolazione, di cui usufruiscono 1.223 auto. Più fortunate le motociclette: ben 1.525!
Davanti alla Corte d’Assise inizia il processo contro nove abitanti di Baggiovara, imputati di rapina aggravata e di sequestro di persona, e in particolare del furto di cinque maiali. Tutti gli imputati erano nella gabbia, e hanno dichiarato “di avere portato via i cinque maiali a un contadino fascista con l’intenzione di distribuire poi la carne alla popolazione”, come sostengono anche gli avvocati, tra cui il famoso Perroux.
La politica nazionale prende sempre più corpo all’Assemblea Costituente, dove lo scontro si fa sempre più acceso.
A metà febbraio ad esempio l’on. Benedettini, monarchico, definisce, tra le proteste, “antigiuridico e antidemocratico” il provvedimento che impone il giuramento di fedeltà alla Repubblica. Di Vittorio, comunista, lamenta che non sia stata posta la minima diga all’aumento dei prezzi, e chiede il tesseramento differenziato “per le gestanti, i bambini e i pensionati”. Se lo Stato si rendesse interprete dei bisogni del popolo “non avrebbe bisogno di fare ricorso all’apparato della polizia per mantenere l’ordine”.
Ma l’atmosfera della seduta si scalda ancora di più quando per due ora parla l’on. Finocchiaro Aprile, separatista siciliano, che proclama che “il ministro Campilli è stato uno speculatore, e che il ministro Romita ha favorito nella concessione dei lavori pubblici gli interessi di imprese e di speculatori a lui amici”. E conclude paradossalmente dicendo per ben tre volte contro De Gasperi che “occorre dare all’Italia un capo di Governo veramente italiano” (era nato a Pieve Tesino in provincia di Trento, ancora parte dell’Impero austro-ungarico, nel 1881).
Ma Modena è “sconvolta” (se così possiamo dire) da un avvenimento incredibile: “I Bolognesi hanno rubato la Secchia rapita!”.
Il 17 febbraio “Alle 6,30 il campanaro del Duomo notava che la porta della Torre Ghirlandina era aperta. Sembrandogli strano questo fatto egli è entrato e ha constatato che il cancelletto del locale dove era custodita la “Secchia” era stato forzato. La “Secchia” scomparsa. Il campanaro usciva allora a precipizio e dava l’allarme. Il Sindaco avvertito d’urgenza si recava sul luogo, ordinava l’immediata chiusura della Torre e informava la polizia. Solo qualche ora dopo si è saputo come erano andate esattamente le cose. Il colpo era stato fatto da alcuni studenti universitari bolognesi. Siccome oggi è la festa delle matricole quei goliardi hanno pensato bene di venire a Modena a riprendersi la loro “Secchia”. Fatto il colpo hanno emanato un proclama spiegando che intendevano consegnare il cimelio al Sindaco di Bologna, il quale a sua volta avrebbe dovuto riportarlo al Sindaco di Modena con una apposita cerimonia predisposta dagli stessi universitari. Questa notizia a Modena è stata accolta da qualcuno con una risata. Qualche altro si è sdegnato e voleva addirittura … lavare l’onta nel sangue.
Il Sindaco intanto ha denunciato i rapinatori per furto con scasso”. Gli studenti bolognesi del “Sacer Venerabilisque Fictonis Ordo” emanavano un comunicato:
“Cittadini bolognesi, l’onta che dall’anno 1325 pesava sulla nostra città, ingrigiva le nostre glorie, velava di pianto le nostre voci, è finalmente lavata!
Cittadini bolognesi, i goliardi dell’Alma Mater Studiorum hanno nuovamente riportato al suo pozzo la Secchia ignobilmente incatenata alla Ghirlandina di Modena, strappandola al servaggio che ci umiliava. Gloria vada ai sei eroi, che in spregio alla personale libertà, ma per la libertà comune, hanno compiuto l'impresa!”.
Ma “alle 1,35 della notte tra lunedì e martedì i goliardi modenesi hanno “lavato l’onta” del furto della Secchia portando via da Bologna il famoso “Fittone”, un paracarro alto poco più di un metro posto dagli studenti bolognesi in Via Zamboni, all’estremità del portico dell’Università”. Tutto il cerimoniale goliardico si impernia sul “Fittone”: su di esso e in suo nome vengono battezzate le matricole.
Alla fine i due “cimeli” verranno restituiti, e il Sindaco di Bologna Dozza afferma: “Certo, penso che Corassori sarà felice, adesso. Il qual Corassori tra l’altro è stato mio compagno di catene in un lontano processo a Roma. Quando ci sarà la partita di calcio per il girone di ritorno io verrò a Modena con una cravatta canarina e porterò al mio amico Corassori una cravatta rossoblu”.
Rolando Bussi
bussirolando@gmail.com
(15, continua)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google

