Modena, Teatro dei Segni: «Il nostro “Esilio” dal lavoro e dall’identità»
Modena: Mariano Dammacco parla dello spettacolo che la sua Piccola Compagnia presenta al Teatro dei Segni
MODENA. La perdita del lavoro viene raccontata in “Esilio”, in scena questa sera alle 21 al Teatro dei Segni. Lo spettacolo, della Piccola Compagnia Dammacco è stato scritto, ideato e diretto da Mariano Dammacco, anche in scena al fianco di Serena Balivo, nei panni (en travesti) del protagonista.
Che cosa vuole raccontare attraverso “Esilio”?
«Il titolo allude a due qualità di esilio. Nello spettacolo ci sono due figure in scena, il protagonista della storia che è un uomo interpretato en travesti da Serena Balivo, la vincitrice del Premio Ubu 2017. Accanto a Serena in un ruolo minore ci sono io che rappresento l'anima di quest'uomo. L'esilio dal mondo sociale a causa della perdita del lavoro, del licenziamento e quindi dell'isolamento, della perdita della propria identità legata al ruolo sociale identificato con il ruolo di lavoro in realtà porta ad uno smarrimento totale, un dolore talmente grande che alla fine oltre a quell'esilio ne compare un altro, l'anima è in esilio dall'uomo, in qualche modo da se stesso, fuori dalla sua pelle e questi sono i due corpi della narrazione».
Che emozioni si vogliono trasmettere allo spettatore?
«Abbiamo scelto di parlare di uno dei nervi scoperti del nostro vivere oggi. Fare del teatro intorno alle contraddizioni del vivere oggi, alle cose che non vanno bene, ai dolori del nostro tempo. Lo spettacolo gioca a fare il teatro quindi usa la lingua dell'umorismo, della poesia, del surrealismo e dell'allegoria. Lo spettatore incontra quindi uno spettacolo che vive di momenti di risate, di leggerezza, nel territorio dell'umorismo, alternati a momenti più poetici, quasi filosofici, di riflessione. Uno spettacolo che parla con una sua lingua particolare e la sua particolarità è quella di avere un espediente per cui come nell'antico teatro le forze in campo, non solo le persone e i protagonisti delle vicende ma le forze che animano i personaggi, in questo caso il personaggio sono quasi raffigurati in forma di altri personaggi per cui c'è un caleidoscopio di emozioni. Pian piano si passerà dall'incredulità iniziale allo sgomento che ne consegue alla disperazione più cupa, alla rabbia fino ai momenti in cui si riaffaccia la speranza. Raccontare il percorso di emozioni che l'individuo vive schiacciato da una situazione del genere».
Perché la scelta di una donna per interpretare un personaggio maschile?
«Il lavoro che Serena svolge è anche di artefazione fisica e vocale. Siamo nel campo della commedia dell'arte, ha i baffi disegnati perché in realtà i segnali che con i corpi in scena vogliamo dare come per la lingua sono i segnali di non stare ad ascoltare la storia specifica di quel signore lì, non ha nome e cognome, ma in qualche modo anche il corpo scenico vuole trasformare, trasfigurare e quindi rendere significante e rappresentativo di una condizione non di una singola vicenda il protagonista della storia».
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