“Slot Machine”, a Modena un’indagine sui nostri abissi nella metafora del gioco
Emilia Romagna Teatro presenta al Teatro delle Passioni lo spettacolo delle Albe
MODENA. Oggi, 16 febbraio, alle 15 e domani alle 20 ERT - Emilia Romagna Teatro presenta al Teatro delle Passioni “Slot machine”, spettacolo del Teatro delle Albe di Ravenna ideato da Marco Martinelli, con musiche di Cristian Carrara e scenografia di Ermanna Montanari. Abbiamo raggiunto Alessandro Argnani, l'attore che sul palco accompagnerà il pubblico nella discesa agli inferi di un giocatore.
Qual è la genesi di “Slot Machine”?
«Il percorso attorno a questo spettacolo è iniziato nel 2014, quando il Teatro Lirico Sperimentale di Spoleto ha chiesto a Marco ed Ermanna di immaginare un libretto per un'opera. Marco Martinelli in quell'occasione ha scritto un dittico proprio per ragionare sulla questione del gioco. Da una parte c'era “La canzone dei luoghi comuni”, dove il luogo comune è preso, pensato e scritto nella sua eccezione positiva di spazio pubblico dove le comunità si incontrano. L'altra parte invece era il primo passo di quel lavoro che poi è diventato “Slot Machine” e cioè una riflessione sul gioco oggi».
Il tema del gioco ricorre spesso in ambito letterario e cinematografico. In questo testo ci sono dei riferimenti espliciti ai classici?
«Ogni volta che si realizza un'opera c'è un percorso di studio e di ricerca per alimentarne la creazione. In questo caso la drammaturgia di Marco è partita dall'incontro con dei viventi, con esseri umani in carne ed ossa. È una drammaturgia inedita, un testo di teatro “incivile”, come ci piace sottolineare. Si prova ad affrontare una questione di rilevanza nazionale e a farne, attraverso il teatro, un'opera di bellezza capace di scuotere, di svegliarci, anche di farci arrabbiare».
Chi è il protagonista di questo monologo?
«Il protagonista di “Slot machine” è Doriano, figlio di contadini romagnoli che hanno fatto fortuna spaccandosi la schiena. È un arricchito, un benestante infelice perché sente sempre addosso la puzza della terra. Doriano, frequentando i bellimbusti cittadini, inizia scommettendo sui cavalli fino ad incontrare il luccichio delle slot machine. Da qui parte un viaggio negli abissi che lo porterà alla morte per mano di due strozzini».
I punti di contatto con l'attualità sembrano innumerevoli.
«La sua è un'esperienza comune fra i giocatori, per i quali il gioco non è più a vincere ma ad annichilirsi. Le slot sono uno sport democratico, tutti ci possono inciampare, una sorta di droga legale. Ma lo spettacolo non è solo un lavoro sul gioco, è un pretesto per parlare di tutti i nostri abissi».
Quali sono le caratteristiche di questo spettacolo?
«Innanzitutto c'è una grande interazione con Cristian Carrara, compositore che aveva già lavorato con la compagnia in occasione dell'opera presentata a Spoleto. La voce e il corpo dell'attore dialogano con la musica in maniera costante, in un continuo trovarsi e perdersi. Le scene sono state create da Ermanna Montanari, che è ricorsa a tanti specchi proprio per provare a moltiplicare questi abissi. È un lavoro cupo adatto alla dimensione delle Passioni. Essere nella città che ospita il teatro nazionale della nostra regione è una grande felicità. Sappiamo di incontrare un pubblico che ha voglia di fare l'esperienza teatrale, ce ne accorgiamo ogni volta che veniamo a Modena».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
