Gazzetta di Modena

Andrea Scanzi a Modena: «Vi racconto Gaber e la sua genialità»

di Nicola Calicchio
Andrea Scanzi a Modena: «Vi racconto Gaber e la sua genialità»

“Gaber se fosse Gaber” è lo spettacolo scritto e interpretato dal giornalista e scrittore Andrea Scanzi in scena, alle 21 di oggi, al Michelangelo.

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MODENA. “Gaber se fosse Gaber” è lo spettacolo scritto e interpretato dal giornalista e scrittore Andrea Scanzi in scena, alle 21 di oggi, al Michelangelo. In 90 minuti, il pubblico assisterà allo scorrere di immagini e filmati - spesso inediti - ai quali si alternerà l’analisi affabulatoria di Scanzi che diventa protagonista, con Gaber, emozionando chi ha conosciuto il cantautore milanese ma soprattutto coinvolgendo quel pubblico giovane che non lo ha potuto conoscere. Dalla vasta produzione dello straordinario artista, Scanzi sceglie di soffermarsi maggiormente sul teatro-canzone, da cui trae, ad esempio “Quando è moda è moda”, “Qualcuno era comunista”, “Io se fossi Dio” e altri, analizzando, quasi a “lezione teatrale” le cifre dell’intellettuale italiano. La presenza scenica, la mimica, la lucidità profetica, il gusto anarcoide per la provocazione e il coraggio (a volte brutale) di “buttare lì qualcosa”, l’avere anticipato così drammaticamente i tempi, fanno del pensiero di Gaber, oggi più che mai, un attualissimo riferimento per personaggi della politica, dello spettacolo, della cultura, del nostro sociale quotidiano.

Scanzi, sta portando in giro questo spettacolo da alcuni anni con più di 40mila spettatori e oltre 150 repliche. Perché Gaber piace ancora?

«Perché Giorgio Gaber era un genio. Perché manca a tantissime persone. Perché era un artista unico. Quelli che hanno più 50 anni lo hanno visto ed apprezzato mentre quelli che ne hanno meno di 40 e non hanno fatto in tempo a vederlo. Li invito a venire a teatro per capire quanto sia stato straordinario Giorgio Gaber. Questo è lo spettacolo con cui ho iniziato a fare teatro».

A volte si perde la memoria anche di personaggi che hanno lasciato una traccia indelebile. Vengono riscoperti solo da chi li ha apprezzati.

«Spero di avere anche questo ruolo. Io sono molto fissato con la memoria. Credo che questo Paese sia malato ed abbia poca memoria. Il ruolo di un intellettuale, di un giornalista, di chi ha un minimo di notorietà, deve essere quello di preservare la memoria. Gaber è un patrimonio di questo Paese e, forse, è famoso nella maniera sbagliata. Si conosce il nome ma non la sua arte. Si conosce la libertà, la destra-sinistra ma non si conosce il Gaber teatrale che per vent'anni è stato nei teatri di tutta Italia. Io racconto quel Gaber che per me è stato uno dei più grandi intellettuali del '900. Gaber e Luporini li metto accanto a Pasolini».

Con Giorgio Gaber è nato il teatro-canzone.

«È proprio così, e lo dico nel corso dello spettacolo. Gaber e Luporini hanno tradotto la loro ispirazione nel teatro-canzone che non esisteva in Italia e che anche oggi fa fatica ad emergere. Il teatro-canzone è una novità assoluta, che è sbocciata nel 1970, e alterna monologhi e canzoni. La cosa strana è che per molti Gaber, soprattutto negli anni 70/80 quando faceva teatro, era ancora quello degli anni '60. Quello che andava in televisione e della “Torpedo blù”, ma non c'entrava più niente. Nel teatro-canzone c'è il vero Gaber».

Quale la canzone che lo fotografa meglio?

«Non ho nessun dubbio: “Quando è moda è moda”, ed è la canzone che conclude lo spettacolo “Polli di allevamento” del '78. È la canzone con cui lui rompe con la sinistra perché si sente tradito. Se la si ascolta oggi è ancora molto attuale».
 

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