Gazzetta di Modena

“La fanciulla del West” che incantò l’America

di Massimo Carpegna
“La fanciulla del West” che incantò l’America

La prima dell’opera al Metropolitan con Toscanini e Caruso

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MODENA. Va in scena al Comunale Pavarotti, domani alle 20 e domenica alle 15.30, “La fanciulla del West” di Giacomo Puccini.

Nel 1904, Giacomo Puccini sposò Elvira Gemignani con la quale conviveva già da anni. La Gemignani - e immaginate quale scandalo fu per quell’epoca - era già ammogliata e, persa la testa per il giovane Maestro, lo seguì a Milano. Il loro fu un amore appassionato e litigioso e, per un certo periodo, i due restarono divisi. Ciò accadde al tempo in cui Doria Manfredi serviva a casa Puccini come domestica. Conoscendo quanto il Maestro fosse sensibile all’avvenenza femminile, Elvira s’era convinta che il marito la tradisse con Doria e, dopo alcune litigate furibonde, cacciò di casa la povera ragazza, scagliandole contro ogni genere d’accusa. Queste divennero motivo di pettegolezzo e veleno nella piccola Torre del Lago. E proprio con il veleno, Doria Manfredi si tolse la vita per la vergogna. L’autopsia confermò la sua verginità ed Elvira fu condannata a 5 mesi per aver indotto la domestica al suicidio. Puccini scappò a Roma e si rinchiuse in albergo, ma alla fine decise di tornare a casa, anche se il rapporto con Elvira mutò radicalmente.

Questo fu il tempo in cui il Maestro iniziò a pensare alla Fanciulla del West, tempo di crisi profonda e perdite dolorose: nel 1903, un incidente stradale lo costrinse ad una lunga convalescenza; nel 1906 morì Giacosa, suo fidato librettista e amico, poco dopo quella dell’editore Giulio Ricordi, che Puccini considerava al pari di un padre. Questa situazione produsse nel Maestro un vero e proprio blocco compositivo, come scrisse all’amica Sybil Seligman: “La mia vita passa in mezzo alla tristezza e alla più grande infelicità… Come risultato, La Fanciulla si è completamente inaridita, e Dio solo sa quando avrò il coraggio di riprendere il lavoro”.

Fu un periodo di progetti iniziati e mai finiti, oppure iniziati, lasciati e poi ripresi, come il “Trittico”, che marcarono l’inizio di una nuova fase nella sua musica. Il filo conduttore fu la ricerca di stimoli creativi tratti dai nuovi linguaggi musicali che s’affacciavano e dalle culture extraeuropee.

Questa ricerca e continua tensione a rinnovarsi lo condusse ad a un dramma in prosa dell’amico David Belasco, che già gli aveva fornito la storia di Butterfly. Il dramma era “The girl of the Golden West” a cui assistette nel 1907 a New York, dove s’era recato per seguire la stagione del Metropolitan interamente costituita da sue opere. Al contrario dell’amore a prima vista per Butterfly, Puccini s’avvicinò gradualmente al soggetto de “La fanciulla del West” con una stesura del libretto difficile, dopo la morte del fidato Giacosa. Il Maestro scartò anche Illica, l’altra penna del fantastico duo, e provò a collaborare con diversi librettisti. Iniziò con il bolognese Zangarini, con il quale i rapporti s’inasprirono molto presto, al quale affiancò il poeta Civinini. La stesura della “Fanciulla del West” divenne lenta e imprecisa, costringendo Puccini ad intervenire continuamente per correggere la metrica delle frasi che non gli piacevano.

Dopo quasi un anno d’interruzione, l’opera fu terminata e si scelsero gli Stati Uniti per la prima esecuzione, che avvenne il 10 dicembre del 1910, al Metropolitan di New York e con la direzione di Toscanini. Sul palcoscenico, ad incantare la platea con i colori di una voce unica, Enrico Caruso. Il successo fu grande e “La fanciulla” cominciò un tour in molti altri teatri del Nuovo Mondo per arrivare infine al “Costanzi” di Roma nel 1911. Il pubblico italiano applaudì ma senza entusiasmo, poiché le innovazioni stilistiche dell’opera si distaccavano molto da quella modalità compositiva alla quale era affezionato e che apparteneva al secolo precedente. Anche la critica sottolineò un’influenza di Debussy a “sporcare” lo stile pucciniano, non comprendendo che il Maestro era attento a tutto ciò che accadeva intorno a lui e filtrava ogni conquista musicale attraverso la sua sensibilità. In questa prospettiva si devono collocare i tipici accordi di nona di Debussy sui gradi deboli della scala, l’uso della pentatonica e dei modi arcaici.

“La fanciulla del West” propone sovente queste caratteristiche, ma è pur vero che Puccini le utilizzò anche nella precedente “Tosca” e “Butterfly”. Altro aspetto rilevante fu il protagonismo dell’orchestra e i personaggi, che non intonavano mai una melodia ricorrente.

Il preludio simboleggia la forza redentrice dell’amore, che sorregge tutta l’opera con una visione positiva e consolatoria, originale per Puccini: un’altra prospettiva di quel sentimento irrazionale e potente che contraddistinse tutte le sue eroine alle quali, per coraggio, il Maestro forse avrebbe voluto somigliare.

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