Prodigi e sorprese del collage
Al Consorzio Creativo i lavori di Nicoletta Moncalieri, Gianni Valbonesi e Guido Barbieri
Il collage unisce il lavoro di Nicoletta Moncalieri, Gianni Valbonesi e Guido Barbieri, le cui opere sono esposte fino a domenica al Consorzio Creativo. Di configurazioni che attraversano la storia dell'arte, immagini di libri, riviste, corrispondenza di vecchia data, lettere dell'alfabeto, si connotano le opere di carta della Moncalieri che, libera da ogni condizionamento, ma non da un accorto progetto, sostiene un criterio di selezione dei materiali, organizzandone l'infinita varietà, perché ogni particolare possa contribuire ad una vivace ingegnosità delle immagini ritagliate. Ecco allora il ciclo degli "animals" che consentono, con spiazzamenti continui, incontri straordinari. Agli animali si relazionano, in quattro quadri, personaggi femminili che la modenese ha reperito in un libro francese tra le figure della storia artistica del '700 e '800. Il loro rapporto è intenso, tanto che è d'obbligo la domanda "chi seduce chi?". Il terzo ciclo è dedicato alla parola "amare", tema del Festival della Filosofia di due anni fa, con fiori, presi da un libro francese, che hanno un'anima: violetta è figlia del popolo; cicuta, alla quale la fata dei fiori ha permesso di perpetuare il suo orribile mestiere al di là di ogni sospetto. Altro tema è quello dello "stato scuro delle cose" con prediminanza di colori scuri, dove si avvera una sorta di metamorfosi tra animali e figura umana. Un comporre per concatenazioni, solo di apparentemente casuali rapporti, vivifica le opere di Valbonesi che ritiene fondamentale per la sua ricerca la scoperta di Dubuffet a Venezia nel 1960, la conoscenza dei lavori di Schwitters e della poetica formale di Klee. Una lunga consuetudine con il collage gli permette di affidare il suo carico di esperienze alla creazione artistica, il cui tessuto è costituito da biglietti di diversa natura (viaggi, cinema...), elementi di spartiti musicali, immagini di paesaggi, rose, stelle, pezzi di tessuto, inserti di metallo, come nel totem "assetto d'egitto". Tanti frammenti di dimensione spesso privatissima per la conquista di un linguaggio di elevazione estetica. Azzardi incomparabili di materiali si scoprono nei quadri di Barbieri che coniuga, in una disciplinata articolazione, pittura materica con brandelli anche di natura (rami, listelli), come reali notazioni grafiche, segni distintivi di forza plastica e di carattere di senso. Di cartapesta è la scultura "la bella e la bestia" con cui l'artista autodidatta cerca e trova una rinnovata vicenda di un racconto antico nella mostruosità di un animale preistorico e nella grazia di una giovane raffigurata da Barbie.
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