Viaggi e montagna nelle storie di vita di Paolo Cognetti
MODENA. Paolo Cognetti, Premio Strega 2017 con “Le otto montagne” è l’autore designato a concludere, domenica prossima alle 17.30, la rassegna culturale “Forum Eventi”, iniziata lo scorso 14 gennaio...
MODENA. Paolo Cognetti, Premio Strega 2017 con “Le otto montagne” è l’autore designato a concludere, domenica prossima alle 17.30, la rassegna culturale “Forum Eventi”, iniziata lo scorso 14 gennaio al Forum Monzani. Sarà possibile incontrare lo scrittore e ascoltare la sua visione del viaggio e della montagna, argomenti alla base della sua produzione letteraria, resa celebre dal libro edito nel 2016 da Einaudi. Tradotta in 39 lingue, quest’opera sta portando Cognetti in tour da molti mesi, anche all’estero.
Qual è il trait d’union che rende questo libro un successo in Paesi diversi tra loro?
«C’è qualcosa di epocale in questo interesse per la montagna, così come il desiderio di tornare a luoghi e stili di vita che abbiamo dimenticato - commenta l’autore - ogni Paese, poi, ha chiavi di lettura diverse: ad esempio in Spagna, dove c’è una forte crisi economica, ho scoperto un’interpretazione politica, che vede nel ritorno alla montagna un modello di vita più sostenibile, quella definita decrescita felice; in altri posti, come l’Olanda, ha toccato lo spirito di avventura di un popolo che ama la montagna e tende verso la ricerca dei luoghi e della loro bellezza naturale. Poi c’è l’interesse per l’amicizia, un tema classico della letteratura, almeno fino ai tempi della Resistenza, che poi si è spostata su temi quali famiglia e coppia».
L’attrazione per i grandi classici si percepisce nitida anche tra le pagine de “Le otto montagne”, nelle citazioni di padri della letteratura moderna come Conrad.
«Sono cresciuto con i romanzi di viaggio e avventura, leggendo Stevenson, Verne, Mark Twain e Jack London; nei miei romanzi di montagna parlo anche di alpinismo, che poi è un modo moderno di vivere l’avventura. Avendo letto, tra i vari, Bonatti e Messner prima dei miei viaggi, ne ho tratto un immaginario legato alle avventure di quegli stessi libri, che mi ha portato ad agire sulla scia di tali esperienze, come nel caso del mio recente viaggio in Nepal».
Cosa c’è di Paolo nei personaggi dei suoi libri?
«I personaggi dei miei libri assomigliano molto alle persone che fanno parte della mia vita, come d’altronde Pietro e Bruno - i protagonisti de Le Otto Montagne - rispecchiano in parte me e in parte alcuni miei amici montanari. Pietro è una sorta di alter ego che riemerge anche in altri miei romanzi, con lo stesso nome».
C’è un legame tra i nomi delle persone nelle tue storie e la montagna?
«Certo, l’uso non è casuale, sono nomi che hanno a che fare con la mia vita e sono giusti per i luoghi delle storie, prima di sceglierli ho fatto tanti giri di piccoli cimiteri locali. Il nome non deve nascondere ulteriori significati, ma deve essere giusto per quel luogo».
Il tema della solitudine è spesso ambivalente nella vita di un essere umano, la ritieni una condizione esistenziale o una spinta alla ricerca di sé?
«Non c’è tanta differenza tra letteratura e vita, ho sempre avvertito una forte tensione tra il desiderio di solitudine e quello di compagnia; ho adottato uno stile di vita che mi porta a fare una sorta di andirivieni tra montagna e città, trovando un equilibrio nel non scegliere un luogo solo, ma nell’averne due che rispondano a diversi bisogni. Isolarsi sei mesi in una baita porta a camminare, lavorare con le mani, leggere e scrivere. La prima volta che sono andato in montagna era perché ero in crisi con la mia scrittura, si era inaridita, quindi ho cercato un luogo dove sentirmi bene per ricominciare a lavorare».
Agnese Facchini
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