Bruni: «Allo Storchi di Mdoena il Brecht meno noto con “Mr Pùntila”»
MODENA. Da questa sera e fino al 4 marzo Ert ospiterà al Teatro Storchi di Modena la commedia “Mr Pùntila e il suo servo Matti” di Bertolt Brecht, spettacolo della compagnia teatrale milanese Teatro...
MODENA. Da questa sera e fino al 4 marzo Ert ospiterà al Teatro Storchi di Modena la commedia “Mr Pùntila e il suo servo Matti” di Bertolt Brecht, spettacolo della compagnia teatrale milanese Teatro dell'Elfo diretto e interpretato da Ferdinando Bruni con la collaborazione di Francesco Frongia. Un'allegoria del capitalismo dove Karl Marx incontra suo fratello Groucho. Una "commedia popolare", secondo la definizione dello stesso Brecht, che nella versione di Bruni e Frongia sarà anche molto musicale.
Perché Brecht?
«Lo stile di Brecht, il suo teatro, ci appartengono da sempre - spiega Bruni - Il mescolare l'alto e il basso, lo straniamento; negli anni abbiamo filtrato tutto questo, anche mettendo in scena alcune opere di Fassbinder, autore un po' brechtiano. Dal punto di vista teorico l'ultimo Brecht è quello che sentiamo più vicino alla nostra sensibilità, quello che cominciava pian piano a sciogliere la sua rigidità dogmatica in una teoria che comprendesse addirittura alcune modalità del teatro stanislavskiano. Questa contaminazione di stili ci viene richiesta spesso nei nostri allestimenti. La drammaturgia anglosassone - che è quella che frequentiamo maggiormente negli ultimi anni, più naturalista e legata al metodo Stanislavskij - sta facendo i conti con Brecht, dando vita a una specie di ibrido fra i due stili che troviamo molto interessante».
Come mai la scelta è ricaduta su questo testo?
«Intanto perché è raro vederlo sui palcoscenici italiani, mentre nel resto del mondo è uno degli spettacoli più rappresentati. Poi perché simboleggia di un modo più "leggero" di approcciarsi a Brecht. In questo testo l'autore è sorridente e accattivante, pur senza rinunciare alla propria capacità di analisi politica tradotta in linguaggio teatrale, visto che porta in scena dei temi molto attuali».
Quali sono i collegamenti con l'attualità?
«Crediamo che il tema portante dell'opera sia la dignità, il fatto che gli esseri umani non siano in vendita e che chi è al potere debba considerare le persone che lavorano per lui, quelli che creano il suo potere e la sua ricchezza, come delle risorse da rispettare. Questa ricerca dell'essere umano attraversa un po' tutto il testo ed è il soggetto universale di questa storia».
Ho letto che ne hai curato personalmente la traduzione.
«Ne esisteva una molto vecchia e l'ultima messa in scena in Italia risaliva all'inizio degli anni Novanta. Con la mia traduzione mi interessava restituire soprattutto il carattere giocoso della scrittura di Brecht».
In che modo questo spettacolo si inserisce nelle produzioni del Teatro dell'Elfo?
«Torniamo a riproporre uno stile che era il nostro di tanti anni fa, ma con maggiore consapevolezza e strumenti affinati. È uno spettacolo molto comunicativo in cui la musica ha una parte importante. Un testo corale, dove quasi tutti gli attori suonano e cantano in scena. Affronta temi profondi col sorriso, con divertimento, senza avere paura di essere complice con il pubblico».
Il Teatro degli Elfi e Modena non si incontrano per la prima volta.
«Abbiamo un lunghissimo rapporto con Modena, tappa obbligata delle nostre stagioni da tanti anni. Insieme ad ERT abbiamo già prodotto molte opere importanti e il prossimo sarà un ciclo di spettacoli sull'Afghanistan».
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