Modena alla Galleria Civica la satira sociale di Ad Reinhardt
Al Santa Margherita e alla Palazzina fumetti, vignette e pamphlet dell’artista americano
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MODENA. Non pitture astratte, tele minimaliste nere, degli anni 60, a cui Ad Reinhardt (1913-1967) lega il suo nome di maestro, venerato da artisti internazionali, come Sol LeWitt, Frank Stella, Robert Irwin, e Joseph Kosuth, ma oltre 250 opere tra fumetti a sfondo politico e vignette satiriche costituiscono la mostra, da oggi alle 18, a Palazzo Santa Margherita e alla Palazzina dei Giardini. Ai lavori su carta, selezionati dagli archivi dell’Estate of Ad Reinhardt di New York, si aggiungono una proiezione di diapositive scattate dall'artista in 35mm e ora digitalizzate, schizzi e pamphlet.
Diversa la dimensione dell'artista di newyorkese, messa in luce, nel 2015, alla Malmö Konsthall, Svezia. Con l'esposizione modenese, a cura di Diana Baldon, direttrice della Fondazione Modena Arti Visive, si vuole riflettere su come l'artista riesca a porsi anche al di fuori del recinto della pittura, indagando con sagacia il reale tessuto della vita. Un segno di tagliente arguzia per un repertorio di aspetti differenti della multiforme esistenza, che l'artista ha sperimentato durante i suoi viaggi, l'attività di docente di storia dell'arte e di religioni orientali, il lavoro per giornali e riviste.
Nel salone di Palazzo S. Margherita le gigantografie di fumetti dettagliati, realizzati nel 1946-47 per il quotidiano nazionale PM, consentono di capire «come Reinhardt - spiega la curatrice Baldon- si sia occupato della divulgazione e importanza dell'arte astratta, spiegando i vari sconvolgimenti portati, a livello estetico, dal sureralismo, cubismo, da cosa ha origine l'arte moderna. Era il divulgatore del gruppo (Rothko, Newman). Sconvolgente il suo modo di fare satira, ironia anche nei confronti del mercato, dell'industria dell'arte sulla scena newyorkese.
All'arte dedicava impegno e tempo». Tante immagini su un grande telo di materiale plastico nella sala d'ingresso della Palazzina si presentano come una sorta di mandala, con indicazioni sulla funzione dell'artista che non può non far parte di un sistema: occuparsi di educazione, essere impresario, difendere la natura e mettersi in relazione con chi governa. In questa sezione si scoprono le vignette originali anche per riviste femminili (Glamour), i taccuini di viaggio (video), pamphlet.
Da progressita Reinhardt sensibilizzava i lettori, nei primi anni 40, con vignette a sfondo politico su riviste di sinistra (allora in America c'era il partito comunista) sul ruolo della donna, sull'equità salariale, sul voto. Da qui la sorveglianza dell'FBI. Con la mostra, fino al 20 maggio, ingresso gratuito, un programma di eventi collaterali e visite guidate.
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