Gazzetta di Modena

la recensione 

“Li buffoni”, un altro centro di Garella

di Andrea Marcheselli
“Li buffoni”, un altro centro di Garella

Con la compagnia Arte e Salute un lavoro su diversità e migranti

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MODENA. In scena, fino al 18 marzo, al Teatro delle Passioni è la Compagnia Arte e Salute, gruppo teatrale costituito da attori professionisti selezionati tra i pazienti del Dipartimento Salute Mentale di Bologna. Forte di un’esperienza ormai quasi ventennale, con oltre venticinque produzioni di prosa fin qui realizzate, ha conseguito riconoscimenti anche prestigiosi, a dimostrazione del fatto che la sua attività artistica non è solo un modo per affrontare e cercare di risolvere i problemi di salute dei propri componenti, bensì una proposta culturale di tutto rispetto sotto l’egida di un uomo di teatro come Nanni Garella, regista/attore di chiara fama ma soprattutto dotato di una sensibilità personale evidentemente assai rara. Prodotto da Emilia Romagna Teatro, “Li buffoni”, lo spettacolo che la Compagnia presenta quest’anno, è l’adattamento di Garella di un canovaccio seicentesco di Margherita Costa, scrittrice, cantante e attrice romana che, nella tradizione della Commedia dell’arte, aveva raggruppato una serie di caratteri particolari che dovevano restituire l’idea di una umanità varia e articolata. Garella ha spostato l’ambientazione in una periferia da brutti sporchi e cattivi e ha riscritto il testo utilizzando le più o meno probabili parlate di un gruppo di immigrati, finendo per dare origine a una sorta di koiné linguistica che viene definita “italianato”, una lingua che accomuna turchi e marocchini a spagnoli e croati. Era l’occasione per parlare di temi come la diversità, l’immigrazione, e su questo sfondo di amore, tradimenti e gelosia, e non c’è dubbio che Garella vi sia riuscito con una certa efficacia, sebbene la volgarità di alcune battute possa forse considerarsi esageratamente sopra le righe. La vicenda peraltro vi si presta, visto che descrive l’assurdo omicidio, da parte di un capo clan, di uno dei suoi accoliti grottescamente innamorato di sua moglie, peraltro da lui stesso goffamente cornificata. In questo clima melodrammatico prendono forma i caratteri del pugliese, del napoletano, dell'albanese, degli slavi, dello spagnolo che diventano quasi una metafora del mondo attuale, globalizzato ancorché privo di un indirizzo condiviso e di conseguenza in balia di chiunque si dimostri in grado di sostenere il comando. Esce dalla metafora la conclusione, giacché il responsabile del delitto finirà col pentirsi ed avviarsi alla giusta punizione, cosa che le nostre cronache è ben difficile che ripropongano. Ma l'arte, appunto, è un'altra cosa, anche quando in scena sono interpreti così “veri” come gli attori della Compagnia Arte e Salute.

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