Gazzetta di Modena

Modena, “Il Dittico” di Menotti prende forma a teatro con gli allievi di Raina

di Martina Stocco
Modena, “Il Dittico” di Menotti prende forma a teatro con gli allievi di Raina

I cantanti dei corsi della soprano diretti da Stefano Monti Ultime prove al Comunale prima del debutto del 16 marzo 

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MODENA. Le luci si abbassano, il sipario si alza e la rappresentazione teatrale, con l’accompagnamento della musica, può iniziare. È andata in questo modo, ieri pomeriggio, al Teatro comunale Luciano Pavarotti, durante le prove de Il Dittico di Gian Carlo Menotti. L’opera, o per meglio dire, le opere in lingua inglese che compongono Il Dittico, “The Telephone or L'amour à trois” e “The Medium”, andranno in scena venerdì 16 e domenica 18 in occasione della stagione lirica. Sono pochi gli elementi che si noteranno sul palco: una cabina telefonica e un tavolo su cui sarà posizionata una sfera di cristallo, allestita per una seduta spiritica.

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A rivelarne i dettagli il regista Stefano Monti, che anticipa: «Sarà una serata dalle emozioni forti, contrastanti. Ancor prima che inizi la rappresentazione la cabina telefonica inglese, nell’opera comica “Il telefono” e, successivamente, il tavolo nell’opera drammatica “La medium”, accompagneranno il pubblico ad entrare nel vivo della struttura scenica, struttura che si getta verso gli spettatori, coinvolgendoli a 360 gradi».

Cosa c’è da aspettarsi da Il Dittico?

«Il pubblico potrà trovare occasione di divertimento nella prima opera, “Il telefono” commedia musicale brillante, molto simile ad un musical e peraltro di breve durata. Poi, ci sarà un cambio di scena: nella seconda opera, “La medium”, il clima sarà di suspense, lo stesso che Menotti definiva, nella trasposizione cinematografica, “film noir”. In generale si può parlare di prosa in musica, attraverso l’approccio diretto di questo compositore italiano».

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Chi era Menotti?

«L’autore, che ho avuto il piacere di conoscere personalmente era un precursore dei tempi, ha saputo capire le novità, i cambiamenti della sua epoca, ha anticipato ciò che sarebbe accaduto in seguito, con uno sguardo aperto. Con l’opera “Il telefono”, ad esempio, ha raccontato quello che oggi è il rapporto con la tecnologia. Ha affrontato il tema dell’incomunicabilità, della diversità, del migrante in tanti altri componimenti».

Entrambi i titoli, “The Telephone” e “The Medium” furono presentati insieme allo Heckscher Theater di New York nel 1947.

«La medium era stata scritta nel 1946, la seconda guerra mondiale era finita da poco e c’era l’usanza, molto diffusa tra le persone, di rivolgersi ai medium per potersi riavvicinare ai propri cari caduti in guerra. Menotti aveva assistito ad una seduta spiritica nel 1935 e ne era rimasto colpito. A distanza di dieci anni compose l’opera. Dunque, durante lo spettacolo si cercherà di far rivivere, agli spettatori, le stesse sensazioni provate da Menotti in quel particolare contesto».

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Durante le prove non potevano mancare gli interpreti, gli allievi dei corsi di canto lirico di Raina Kabainvanska, docente all’istituto Orazio Vecchi.

Alla vigilia dello spettacolo quali emozioni si provano?

«L’opera è complessa musicalmente e scenicamente - spiega Julija Samsonova-Khayet, che interpreterà la medium - la difficoltà sta nel dover alternare i passaggi recitati con quelli cantati, ma siamo molto sereni perché il lavoro di preparazione è stato lungo e approfondito».
 

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