L’Italia dopo il voto: Fontana racconta analisi e retroscena al Forum Monzani
"Il ministro Beatrice Lorenzin e Pierferdinando Casini eletti a Modena e Bologna? È solo l’ultimo paradosso del Pd".
MODENA. «Il ministro Beatrice Lorenzin e Pierferdinando Casini eletti a Modena e Bologna? È solo l’ultimo paradosso del Pd. Io penso che la mancanza di legami tra eletti e territorio non sia un effetto positivo della legge elettorale con cui abbiamo votato il 4 marzo». A dirlo è Luciano Fontana, direttore del Corriere della Sera che l'11 marzo alle 17.30 sarà al BPER Forum Guido Monzani per presentare il suo recente libro “Un paese senza leader. Storie, protagonisti e retroscena di una classe politica in crisi” (edizioni Longanesi, 224 pagine, 16,90 euro). Insieme a Fontana sarà sul palco anche Gian Antonio Stella, editorialista dello stesso quotidiano e firma con Sergio Rizzo di Repubblica di numerosi volumi sulle vicende italiane. Qualcuno riferendosi a questo volume ha parlato di “libro profetico” - senz’altro non particolarmente ottimista, ma la “colpa” è della realtà della seconda Repubblica ormai agli sgoccioli - con il quale è possibile svolgere un esercizio utile come il “ripasso” degli ultimi 25 anni di storia italiana. Il volume spiega come nel nostro Paese il partiti si sgretolano sempre più in fretta, i gruppi politici sono allo sbando e quasi privi di idee di rilievo, durature, i leader nel giro di pochi mesi compiono prima un'inarrestabile ascesa e subito dopo una rovinosa caduta nella polvere. «Venticinque anni di Seconda Repubblica - spiega il direttore - ci hanno consegnato un sistema politico in pratica ai limiti del collasso o dell’impazzimento generale. Siamo partiti, come scrivo a inizio del libro, con l’illusione di un Paese conteso da due schieramenti, sinistra riformista e destra con conservatrice, e siamo arrivati al 4 marzo con un sistema frantumato».
Cosa viene a dire oggi a Modena direttore?
«Che i risultati delle urne di una settimana fa sono la conferma che qualcosa non va nel sistema politico ed istituzionale: per ora Lega e M5S, i vincitori, sono euforici e dicono di puntare a fare un governo ma i numeri non ci sono».
Lei cosa prevede accadrà?
«Dopo che i leader Salvini e Di Maio vedranno che la loro posizione cozza appunto contro la realtà della situazione dei gruppi nelle camere restano credo due soluzioni per il presidente della Repubblica Mattarella».
Quali?
«O si torna in breve alle elezioni, e qui il Pd rischia seriamente di sparire completamente oppure penso prevarrà una soluzione maggiormente neutra. Si fa un governo che affronti la situazione economica, compreso il Documento di economia e finanza da presentare in queste settimane in Europa e si riscrive la legge elettorale. Penso che l’intenzione di Mattarella potrebbe essere quest’ultima, con una transizione che permetta di uscire da questa situazione».
Lei nel suo libro parla dei leader che si consumano in fretta.
«Basta pensare che negli ultimi decenni in Germania hanno avuto come premier solo Schroder e la Merkel mentre noi ne abbiamo cambiati una decina. Tutto ciò dipende ad esempio dal sistema elettorale che è cambiato troppe volte producendo mancanza di governabilità e un sistema istituzionale debole oltre che partiti inconcludenti».
A fianco dei vincitori senza numeri per governare, Lega e M5S, c’è la “botta” occorsa al Pd e il grande calo dei consensi per Berlusconi.
«La crisi del centro sinistra è legata alla battaglia interna di personalità e ambizioni personali che oggi porta il Pd su un crinale delicato, mentre il centro destra è rimasto personale e senza prospettiva».
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