Gazzetta di Modena

L’eutanasia vista in modo dissacrante

L’eutanasia vista in modo dissacrante

Modena. È il tema dello spettacolo con Vannoni e Scappin al Teatro dei Segni

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MODENA. Questa sera alle 21 il Teatro dei Segni di Modena ospiterà la compagnia riminese Quotidiana.com, che porterà in scena lo spettacolo "L'anarchico non è fotogenico", primo capitolo della trilogia "Tutto è bene quel che finisce – 3 capitoli per una buona morte".

«Il tema alla base di questa trilogia è l'eutanasia, intesa non solo in senso medico come fine vita, ma riferita a tutto ciò che, a nostro avviso, dovrebbe morire - dice Paola Vannoni, interprete e autrice dello spettacolo insieme a Roberto Scappin - Ci sono tante cattive pratiche nella politica, nel sociale, nella cultura, delle quali dovremmo fare a meno per lasciare spazio ad altro».

Chi è l'anarchico del titolo?

«L'anarchico è il simbolo di colui che è contro: contro i dogmi, contro le leggi stabilite. Uno che si pone davanti alla realtà con un atteggiamento ovviamente molto critico. Per richiamarci al tema abbiamo scelto l'immagine del cowboy, perché per noi rappresenta colui che tutti i giorni affronta la morte e lo fa con con leggerezza, la considera una possibilità che potrebbe manifestarsi in qualunque momento nel corso della giornata. Il suo approccio è un po' fatalista rispetto alla morte».

Che tipo di spettacolo è?

«Come tutti i nostri lavori è dissacrante, molto ironico, caustico. Noi ci specchiamo in questa società e cerchiamo di portare il nostro punto di vista criticando anche noi stessi, ciò che siamo diventati. Questo, come tutti i nostri testi, è nato in prova e non a tavolino, perché vogliamo preservare la spontaneità dell'atto creativo. Partiamo sempre da riprese di improvvisazioni fatte a partire da un'idea, teniamo le parti che ci sembrano migliori e ci lavoriamo. L'allestimento scenico è essenziale; non ci sono musiche, ma coreografie improbabili, scimmiottamenti di una perfezione del corpo che cerca di reagire a un tema coinvolgente. Cerchiamo di trasmettere quella leggerezza di cui tutti abbiamo bisogno per riflettere serenamente su argomenti scomodi. Lo facciamo in maniera sussurrata».

In che modo è declinato il tema nello spettacolo?

«Il tema dell'eutanasia qui rappresenta la paura dell'ignoto, dell'accettare la natura delle cose. Nel testo non insistiamo in maniera esplicita su questo argomento, risulterebbe quasi banale. Cerchiamo di affrontarlo alleggerendone la gravosità con ironia, in un percorso che va dalla riflessione alla distrazione, cercando di far reagire il pubblico con stimoli diversi».

Emanuele Carrafa

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