Buk si apre nel segno della tolleranza
Musiche live dei Jalisse per “Quando muoio lo dico a Dio” di Barbara Schiavulli e Francesco Zarzana
MODENA. Modena Buk Festival quest'anno entra nel centro di Modena con una tensostruttura allestita in piazza XX Settembre. Sarà il quartiere generale per la piccola e media editoria nazionale: un centinaio circa di importanti griffe della scena editoriale italiana che torneranno a Modena per incontrare il pubblico e annunciare le loro novità e anteprime. Nelle giornate di domani e domenica, 24 e 25 marzo, Modena Buk Festival rifletterà la “biblodiversità” letterario-editoriale e punterà i riflettori sull'editoria indipendente. Molti incontri e anteprime saranno proposti nella Galleria Europa in Piazza Grande, nella Sala del Consorzio Creativo in via dello Zono, alla Libreria Ubik in via dei Tintori 22 e al Mercato Albinelli. Ci sarà anche il Salotto Letterario alle spalle del Palazzo Ducale, poi Piazza Mazzini e Largo San Giorgio. Alle 21 di oggi, alla Tenda di viale Molza, l’interessante anteprima della manifestazione. I Jalisse (Fabio Ricci e Alessandra Drusian), che hanno vinto il Festival di Sanremo nel 1997 con “Fiumi di parole”, musicheranno il reading letterario della giornalista di guerra, Barbara Schiavulli, dal titolo “Quando muoio, lo dico a Dio”, che racconta i vari fondamentalismi delle tre religioni monoteistiche: cristiana, ebraica ortodossa e islamica. Tre storie scandiranno la serata: una ragazza musulmana colpevole di amare, un ragazzo ultra ortodosso ebreo che voleva ballare e una cristiana che voleva essere solo se stessa. Vicende tratte e ispirate alla realtà: fatte di forza, lotta e coraggio, anche quando non c'è il lieto fine. L’autore e il regista della trascrizione drammaturgica è Francesco Zarzana, direttore artistico del Festival. Forte l’impatto emotivo dei tre racconti che sono interpretati musicalmente, dal vivo, dai Jalisse che hanno abbinato il contesto narrativo a tre loro brani: Liberami, L’Alchimista, E se torna la voce. Per la prima volta, i Jalisse, da sempre vicini al mondo del sociale, duettano con il mondo della letteratura a teatro commentando “in note” le emozioni di opere importanti, dai forti messaggi e contenuti. «Siamo rimasti toccati e sconvolti - affermano - dalla negata libertà che certi fondamentalismi impongono, specie quando si parla del grande valore della parola amore, che dovrebbe essere universale e libero». Un reading che per i Jalisse «È un momento importante e particolare. Noi abbiamo avuto l'occasione di commentare musicalmente dal vivo questo appuntamento. A parte “Fiumi di parole” i nostri brani sono sempre stati dedicati alla spiritualità e siamo contenti che gli autori di Buk abbiano intercettato questo nostro messaggio». Ricci e Drusian infatti hanno anche scritto un brano per la beatificazione di Padre Pio. «Si tratta di “Luce e pane” - spiegano - e non l'abbiamo mai messo in commercio, lo eseguiamo solo nei concerti. Noi ci siamo sposati a San Giovanni Rotondo, perché siamo di fede cristiana, ed abbiamo realizzato questo brano». Dal 2001 inoltre i Jalisse portano avanti progetti per le scuole e per i detenuti. «Essendo anche genitori - dicono - siamo sempre stati attenti alle esigenze degli altri. Nel 2005 abbiamo iniziato un progetto cantautorale all'interno delle scuole e siamo impegnati ancora oggi. Attualmente ci sono quattro scuole elementari che stanno seguendo il nostro percorso. Spieghiamo ai ragazzi come nasce una canzone partendo dal testo fino ad arrivare alla realizzazione della parte musicale. I bambini non possono vivere senza la musica». Dopo la vittoria al Festival di Sanremo del 1997, battendo cantanti come Al Bano, Nek, Fausto Leali, Massimo Ranieri, Anna Oxa, il duo non è più riuscito a salire su quel palco. Cosa è successo? «Fu un momento molto importante per noi anche perché a votare fu il pubblico - raccontano. Ancora oggi, specialmente all'estero, ricordano quel brano e facciamo molte tournée. Gli organizzatori del Festival fanno scelte e forse non ci vogliono su quel palco. Noi continuiamo per la nostra strada». Una strada che li ha visti arrivare quarti, sempre nel 1997, all'Eurovision Song Contest quando qualcuno parlò di sconfitta pilotata perché, in caso di vittoria, l’Italia non sarebbe stata in grado di organizzare la manifestazione l'anno seguente. «Quel quarto posto ci fa ancora pensare tanto - commentano - con l’idea che non fosse del tutto inventata la teoria sul nostro piazzamento».
Nicola Calicchio
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