Gazzetta di Modena

Fotografia tra memoria e realtà

di Michele Fuoco
Fotografia tra memoria e realtà

Alla Galleria Artesì immagini su lastre di alluminio del giovane carpigiano Franco Monari 

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MODENA. L'immagine è puramente fotografica. Ma il processo con cui essa si ottiene passa attraverso differenti operazioni che riguardano l'arte concettuale. Una genesi di sperimentazione fattuale, di considerazione estetica e di riflessione sul linguaggio stesso dell'arte, che si fonda sulla pittura e su oggetti che la fotografia riconduce a particolare rappresentazione. L'opera di Franco Monari, esposta fino al 31 marzo, alla Galleria ArteSì, in via Fonte d'Abisso, può essere interpretata in questa dimensione. L’artista carpigiano radica la sua indagine su un piano analitico, aprendo il campo della ricerca a diversi recuperi di tecniche e linguaggi, ad un gioco combinatorio che la fotografia registra aprendo porte di comunicazione tra passato e presente. Si stabilisce un sistema di rapporti tra vicende integrate nell'esistenza dell'autore e verificate nell'arte che Monari riconduce a sperimentazioni fattuali espresse da manufatti in gesso, nella memoria della casa materna in Polonia, come protezione, ricchezza di vita non solo affettiva, luogo d'intimità, di familiarità. Una trama di ricordi anche di macerie del terremoto del 2012 nella terra emiliana (dove l'artista vive e opera) che assumono una precaria modulazione di materiali poveri, instabili, fatti anche di assi di legno di fasce di nastro adesivo. È un viaggio nel tempo con l'ansiosa volontà di recuperare certe esperienze personali e collettive per la ricerca di nuovi orizzonti. Anche la pittura, praticata agli inizi dell'attività creativa, diventa conoscenza di luoghi, emozionalità di fronte al paesaggio che consente incontri straordinari, un sistema di relazioni e di sguardi che riconduce ad un sentimento di ricordanze delle cose trascorse. L'artista affida alla fotografia, stampata su lastra di alluminio, un diverso recupero d'immagine, stabilendo un significante rapporto tra pittura e pezzi materici strutturati come solidi geometrici, secondo un ordine mai casuale, ma meditato in ogni dettaglio. «Monari usa il dispositivo fotografico come un pennello, predispone - nota la curatrice Cristina Muccioli - con accuratezza sartoriale ogni pezzo del suo set di desiderio e di memorie calibrandone cromatismi, inondando di luce il suo ritaglio di confessione per immagini». Le sue prime fotografie riguardano l'archeologia industriale, le strutture in disuso e in rovina. I maestri di riferimento sono Luigi Ghirri e Guido Guidi, ma anche Olivo Barbieri (anche lui carpigiano), Gabriele Basilico e Franco Vaccari. Nel 2008 ha pubblicato “Memore”, suo primo libro fotografico (Mucchi Editore).



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