Trilogia dell’assenza: “Andrej” al Cajka di Modena
Alle 21, al Cajka Teatro di Avanguardia Popolare di Modena (via della Meccanica 19), Francesco Chiantese presenta, in prima nazionale, il terzo capitolo della sua Trilogia dell’assenze
MODENA. Oggi, domenica 25 marzo, alle 21, presso Cajka Teatro di Avanguardia Popolare di Modena (via della Meccanica 19), Francesco Chiantese presenta, in prima nazionale, il terzo capitolo della sua Trilogia dell’assenza, “Andrej - l'assenza di sé”. Dopo Requiem popolare e Cretti, o delle fragilità, Andrej è un «atto d’amore» nei confronti di Andrej Rublév, pittore russo e santo vissuto a cavallo tra il XIV e il XV secolo, e di Andrej Tarkovskij, il cineasta che gli dedicò un film nel 1966.
Maestro d’icone, Andrej avanza arretrando, osa temendo, risponde con delle domande. Tutto in questo lavoro cerca di stare nello spazio e nell’attimo che precede l’atto; quasi tutto è incompiuto, come il sentire del creatore finché non osserva la sua creatura ormai nata da un angolo stanco della sua sala di lavoro. Se Requiem popolare è stato l’esito di un lungo studio sull’assenza vista dal punto di chi non è più in vita, e Cretti, o delle fragilità ha avuto come ossessione la rappresentazione dei segni che l’assenza lascia su chi “resta”, in Andrej - l'assenza di sé Chiantese sperimenta la raffigurazione del «divenire assenza».
Quanto l’artista dev’essere in grado di annientarsi, affinché venga mostrato qualcosa che non riusciamo a vedere? Che relazione c’è tra la blasfemia e la ricerca del sacro? Che relazione c’è tra la rottura degli schemi e le certezze date dai maestri? Come Antonin Artaud, che nel suo Teatro della Crudeltà invocava una forma di trascendenza, di “presenza”, del «corpo senza organi» dell’attore, in opposizione alla “rappresentazione” - che coincide con la simulazione dell’attore nei confronti del personaggio - il pittore Andrej Rublév viene proclamato santo nella religione ortodossa per la sua capacità di creare delle icone che sono in se stesse delle divinità. Forte di questa duplice ispirazione, che unisce da un lato il pittore santo Andrej Rublév raccontato da Tarkovskij e dall’altro le teorie di Antonin Artaud, Chiantese utilizza la parola ed il gesto dell’attore come «astanti» di una visione intima e interiore. Il biglietto d'ingresso costa 10 euro.
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