Gazzetta di Modena

C'era una volta a Modena

Modena 1948 Tumulti e spari in città dopo il ferimento di Togliatti

Rolando Bussi
Modena 1948 Tumulti e spari in città dopo il ferimento di Togliatti

Il clima è rovente, numerosi gli arresti. Poi gli appelli riportano la calma

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MODENA. Il ferimento di Togliatti il 14 luglio scatena anche a Modena e provincia tumulti molto forti, con numerosi feriti. Dopo il comizio in Piazza Grande, in cui il senatore Pucci ha dichiarato: “Noi chiediamo le dimissioni immediate del governo De Gasperi, altrimenti lo considereremo il responsabile unico e vero del criminoso attentato”, in cui l’avvocato Abate del P.S.L.I. è stato obbligato a interrompere il discorso e a ritirarsi dal balcone del Municipio sotto una salva di fischi, Luigi Benedetti (il partigiano Secondo, commissario generale della divisione Modena montagna) proclama: “La nostra disciplina non va confusa con la paura, la nostra bontà non va confusa con la vigliaccheria. Si ricordino i nostri nemici che a scherzare col fuoco finiranno per scottarsi le mani e qualcos’altro”.

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Quando il comizio si chiude verso le 20 cominciano gli scontri. “Mentre la folla si allontanava dalla Piazza riversandosi in tutte le strade e la Celere girava avanti e indietro per assicurare che non si verificassero incidenti, partivano dalla folla, in più punti, colpi d’arma da fuoco contro la Polizia. Contemporaneamente, da dietro il Monumento ai Caduti sul Viale Martiri della Libertà, un individuo sparava alcune raffiche di mitra in direzione della Questura, senza però colpire nessuno. Gli agenti si vedevano in tal modo costretti a far uso anch’essi delle armi; inoltre nelle vie cittadine più affollate venivano lanciati candelotti lacrimogeni, onde disperdere i dimostranti. In seguito agli scontri tra polizia e dimostranti si hanno a lamentare sei feriti, uno dei quali ha riportato una ferita d’arma da fuoco all’emitorace destro con perforazione del polmone, la sua prognosi è riservata”.

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Anche gli altri feriti hanno riportato lesioni da arma da fuoco, evidentemente prodotte dalla Celere, e altri sono stati medicati al Pronto Soccorso. La polizia ha portato nelle carceri di Sant’Eufemia circa 50 persone. Ma non è solo la città ad essere funestata da incidenti. A Campogalliano i dimostranti tentano di invadere la sede dell’Azione Cattolica e devono intervenire i Carabinieri. A Mirandola gruppi di dimostranti invadono le sedi delle A.C.L.I., dell’Associazione Agricoltori e della Democrazia Cristiana bruciando documenti per le strade. A Soliera quattro sconosciuti percuotono al capo con calci delle pistole un agricoltore. A Carpi numerose persone invadono i locali dell’A.C.L.I., bruciano gli incartamenti, e la polizia sottrae a stento alla loro furia un certo Renato Cavazzoni. A Camposanto i dimostranti entrano nella tenuta “Bosco” e percuotono l’amministratore e il fattore.

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A Medolla 2.000 dimostranti invadono le sedi della D.C. e dell’Associazione Agricoltori. Ma fortunatamente le condizioni di Togliatti migliorano, e la calma pian piano ritorna. E così il 20 luglio, alle ore 13, “con esattezza ultracronometrica la Fiaccola di Olimpia portata alta dal braccio dello staffettista militare ha fatto ingresso, fra due fitte ali di folla, in Largo Garibaldi proveniente da Bologna. Deposta sul tripode nel loggiato del Teatro Storchi opportunamente addobbato, è poi partita alla volta di Reggio Emilia”. Chi scorra la “Gazzetta” di quell’anno vedrà un susseguirsi di notizie, simili in un certo senso a quelle che leggiamo oggi sui giornali o vediamo sulle televisioni locali, ma che ci danno anche il senso di come si viveva allora. In agosto, ad esempio, sulla Via Giardini un giovane viene travolto e ferito da un cavallo imbizzarrito.

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A San Cataldo due sconosciuti si presentano con la rivoltella da un contadino, e prelevano 40 angurie. A Sorbara una signora di 35 anni si butta dalla finestra ed è in prognosi riservata. Nel cimitero di Castelvetro si rinviene una pistola a rotazione. Ma ai Tre Olmi esplode una bombola di metano accanto a un trattore in riparazione. Un ragazzo di 20 anni muore sul colpo, e altri sei restano feriti, di cui tre gravissimi. Anche quattro bambini e una donna che a qualche passo di distanza osservavano il lavoro degli operai sono rimasti ustionati.

Il 13 settembre a San Faustino sulla Via Giardini “una jeep della Polizia stradale che veniva a forte velocità verso Modena a un tratto doveva sterzare a destra e rallentare per scansare un altro automezzo che procedeva in senso contrario. In quell’istante una ruota della jeep si staccava e la macchina si capovolgeva facendo due giri su se stessa e andando a finire fuori strada”. Fortunatamente i due poliziotti non morirono.

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Ma a San Prospero un agricoltore che conduceva un carro pieno di bietole per un sobbalzo cade e finisce sotto una ruota, decedendo sul colpo. Un autocarro a Nonantola investe un motociclista, e due giovani in bicicletta si urtano con i manubri e finiscono all’ospedale. Sempre sulla Via Giardini due sacerdoti (uno dei quali era l’economo del Seminario di Modena) stavano ritornando in motocicletta da Cognento “quando un giovane ciclista che si faceva trainare da un camion, essendosi staccato bruscamente dall’automezzo, veniva a tagliare loro la strada. Ne seguiva un inevitabile scontro con una paurosa caduta”. Il ragazzo, 15 anni, riportava ferite multiple al capo; più gravi invece i due sacerdoti.

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Abbiamo appena votato, e mentre scrivo nessuno sa se e quando ci sarà un governo, ma il clima politico non è certo quello del 1948, quando, come scriveva sulla “Gazzetta” uno che non si firmava, “il fenomeno veramente grandioso della polarizzazione delle masse attorno agli estremi opposti (Destra e Sinistra) con la conseguente quasi totale polverizzazione del Centro fa crescere quella perniciosa presunzione che la propria parte abbia tutte le ragioni e tutti i diritti, e l’altra tutte le colpe e tutti i doveri”.

Ma ci sono anche buone notizie.

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“Il signor Renzo Cavani, di anni 34, abitante in Corso Canalgrande 27, impiegato della S.E.F.T.A., coniugato e padre di una bimba di 9 anni”, ha realizzato su un’unica scheda un 12 e due 11, l’unico in Emilia ad aver vinto al Totocalcio. Intervistato, racconta che “da circa 16 giorni aveva smesso di fumare per fare un fioretto a Sant’Antonio. In tale circostanza la moglie, meravigliata per la decisione del marito, esclamò che se egli avesse mantenuto fede all’impegno avrebbe certamente vinto al Totocalcio. Cavani ha poi dichiarato che per il momento non ha progetti: tutt’al più comprerà una Vespa e rimetterà a posto la sua casa dato che durante la guerra fu sinistrato e perdette tutti i mobili”.

Vinse 1.232.872 lire.

Il 20 settembre si apre tra grande folla il Congresso Eucaristico, e un certo Aldo Bertacchini coraggiosamente (e un poco incosciente) con due scale sovrapposte raggiunge dalla “loggetta” il pomo della Ghirlandina, 14 metri più in su, per collocarvi una croce con lampadine che si accendevano di notte.

Giunge a chiudere il Congresso Eucaristico il cardinale Benedetto Aloisi Masella (personaggio molto importante nella Chiesa: il Brasile gli dedicò un francobollo quando fu nominato Legato apostolico in quel paese). Arriva in auto, e in Largo Garibaldi sale nella macchina scoperta con lui Rubes Triva, all’epoca vicesindaco.

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Il 28 settembre in un processo alla pretura di Vignola viene assolto assieme ad altri il sindaco Alfeo Corassori, imputato per aver tenuto il 18 giugno a Spilamberto un comizio pubblico senza autorizzazione, in segno di protesta per l’arresto del Sindaco di quel paese, Liliano Famigli. Il difensore fu l’ex Presidente dell’Assemblea Costituente, Umberto Terracini.

Che la “Gazzetta” fosse all’epoca un giornale di destra lo si comprende benissimo da questo passo di lunedì 4 ottobre, in cui si commenta la “Festa dell’Unità”.

“L’avete vista la sfilata dei “balillini” e dei piccoli “figli della falce e del martello”? Marciavano inquadrati con le loro camicine rosse e i berrettini di carta rossa, con “fiero l’occhio, svelto il passo”, e una sporta piena di sassi da tirare in fronte al nemico. Erano bambini di sei, sette, otto anni. Cantavano: “Noi vivremo – del lavoro – o pugnando – o pugnando si morrà”.

Significativa anche la sfilata di seimila gambe comuniste. Però erano brutte.

Avete notato come sono brutte le ragazze comuniste? Hanno visi slavati e foruncolosi, capelli ispidi e pettinati in maniera ridicola, gambe corte e tozze. Poverine, sfilano per le strade in mutandine, a piedi o in motocicletta, sperando, forse, di turbare i “reazionari”. I “reazionari” invece le guardavano sghignazzando ironicamente. Perché le ragazze belle non sfilano in corteo?”.

L’articolo è firmato CAV.

P. S.

Non posso chiudere questa puntata del 1948 senza ricordare (l’ho già fatto ancora) il fratello di mia madre.

Con decreto del 13 settembre 1948 compare sulla “Gazzetta Ufficiale” il conferimento della Medaglia d’oro alla memoria a Fermo Ognibene, figlio di Bonfiglio e di Filomena Fantuzzi, nato a Rubiera nel 1918.

“Comandante di un battaglione partigiano in sosta durante una marcia di trasferimento, veniva attaccato da forze fasciste superiori per numero e armamento. Disposti i suoi uomini alla difesa, si portava nel punto più esposto per meglio dirigere l'azione e, dopo aver personalmente abbattuto con una precisa raffica di fuoco il comandante fascista, si slanciava con leonino ardimento per eliminare un centro di fuoco avversario che colpiva d'infilata il suo schieramento. Ferito mortalmente nell'audace tentativo, trovava ancora la forza di ordinare il ripiegamento del battaglione che era per essere circondato dai sopraggiunti rinforzi e rimaneva sul posto per coprire il movimento col fuoco del suo mitra. Esaurite le munizioni, continuava la strenua difesa col fuoco dell'arma di un compagno cadutogli vicino e, dopo avere fieramente rifiutato le intimazioni di resa, esalava per le ferite riportate l’estremo respiro, offrendo in sublime olocausto la giovane vita per la redenzione della Patria”.

Rolando Bussi

bussi rolando@gmail.com

(21, continua)
 

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