Andrea Veleno, canzoni “semplici” piene di modenesità
Bagni è in formissima, come dichiara con gioia nel pezzo che chiude il suo primo album, “Poison inside?”, disponibile per l'ascolto gratuito su Spotify.
MODENA. Andrea Bagni è in formissima, come dichiara con gioia nel pezzo che chiude il suo primo album, “Poison inside?”, disponibile per l'ascolto gratuito su Spotify. La dieta appena terminata sembra avergli giovato almeno quanto la decisione di dedicarsi alla musica seriamente. Scrive e suona i suoi pezzi da dieci anni e ascoltandolo viene spontaneo immaginarselo come l'amico che la domenica dopo pranzo imbraccia la chitarra e canta le sue rime semplici, spensierate, che parlano di cose e persone che conosci benissimo. La sua biografia sui social è piuttosto scarna: modenese, 28 anni, ingegnere civile impiegato in un'azienda di materiali edili, felicemente fidanzato. Il classico ragazzo della porta accanto, tutto casa e lavoro. Con un segreto custodito in fondo al cassetto: vestire i panni di un alter ego poetico, Veleno, figlio di quel personaggio creato dalla penna di Luciano Ligabue e immortalato nella canzone “I duri hanno due cuori”.
«Ho provato a scrivere dei testi su argomenti impegnati come l'immigrazione o la politica. Il risultato è che tutte le volte che li rileggo mi stimolano un'antipatia assurda e mi passa la voglia di lavorarci. Succede sempre quando mi metto a ricercare qualcosa; inevitabilmente ricado in una banalità di concetti che mi infastidisce. Va meglio quando scrivo delle cose che mi succedono tutti i giorni, quelle semplici e banali. Mi metto subito a canticchiarle. Le mie canzoni scaturiscono da situazioni stupide, quando ho il cervello anestetizzato. Penso che se piacciono a me possono piacere anche agli altri».
“Poison inside?” è stato registrato in un casolare di campagna nei dintorni di Modena da Andrea Veleno e Luca Armocida, producer, dj ed mc modenese alla sua prima prova con un cantautore. «Ci siamo conosciuti la scorsa estate grazie ad un amico in comune. Gli ho fatto ascoltare la mia musica e lui se n'è subito appassionato. Finora aveva lavorato solo con rapper, io gli ho un po' scombussolato le cose. È un'esperienza nuova per entrambi, ma sono soddisfatto dei suoi arrangiamenti».
Che musica ascolti? Che libri ti piace leggere?
«Ascolto principalmente musica italiana. Gli artisti che mi piacciono di più e a cui mi ispiro sono De Gregori e Dalla. Leggo poca poesia, amo Trilussa. Mi piace molto leggere romanzi gialli come quelli di Ken Follett, magari ambientati durante le due guerre mondiali».
Nel suo canto sghembo, nell'inflessione tipicamente emiliana, aleggia un spirito molto vicino a quello del giovane Vasco. Veleno si inserisce a pieno titolo in quel filone più vicino a noi che da Bugo porta alle Luci della Centrale Elettrica. Un cantautorato scarno, asciutto, una poesia alla portata di tutti.
«Una sera giravo da solo per Modena. Tutto era buio, per strada non c'era nessuno. Guardando la Ghirlandina mi è venuto in mente il Big Ben e la vitalità di Londra, con le sue luci e la sua gente sempre indaffarata a qualunque ora del giorno o della notte. Io non ci sono mai stato a Londra. Eppure ammirando il palazzo ducale ho pensato che poteva essere il nostro Buckingham Palace». Parla così di “Londra mi sembra Modena”. Il gusto del local si materializza proprio in questa presenza costante di Modena e della modenesità, che campeggiano in tutti i cinque brani che compongono l'abum. Accanto a “Sei la regina” – ballata romantica dedicata alla sua bella, a suo dire sovrana della Bassa – trova spazio l'inno al gusto di “Gnoc fret”. «Adoro il gnocco fritto, è il mio cibo preferito. Ho pensato che fosse importante dedicargli una canzone che lo nobilitasse, soprattutto che veicolasse questo messaggio: il cibo della gente comune è molto più buono di quello della gente che si crede ricercata, quella che popola i vari sushi bar e ristoranti di pesce».
L'universo di Andrea è popolato da personaggi emiliani, come i protagonisti di “Macchie di vino”. «Questa canzone l'ho scritta 10 anni fa, è quella che è sempre stata presente nelle orecchie dei miei amici, che tutte le volte mi chiedevano di suonarla. Ricordo il vecchio appena uscito dalla bocciofila che doveva fronteggiare la moglie incazzata perché non aveva fatto niente tutto il giorno. Ricordo il mio allenatore alla San Faustino Rosselli, che ci faceva sempre giocare, ma mai a calcio. Poi il barista della polisportiva, detto il Grinta, un burbero dal cuore buono. Volevo descrivere in musica questo piccolo mondo che avevo sotto casa».
Nella canzone però affermi che siamo tutti macchie di vino. In che senso? «Come macchie su una tovaglia assumiamo forme diverse, ma facciamo tutti parte dello stesso contesto, a prescindere dalla classe sociale o dal carattere. Veniamo tutti dallo stesso bicchiere di vino rovesciato».
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