Gazzetta di Modena

Una “Gioconda” di forte impatto conquista il teatro Pavarotti

di Massimo Carpegna
Un quadro da La Gioconda andata in scena al Comunale di Modena
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Un quadro da La Gioconda andata in scena al Comunale di Modena

Finale di stagione con “crescendo rossiniano” grazie al “Dittico” di Menotti e alla “Gioconda” di Ponchielli, che ebbe la prima rappresentazione alla Scala (8 aprile 1876). Fu un successo, ma...

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MODENA. Finale di stagione con “crescendo rossiniano” grazie al “Dittico” di Menotti e alla “Gioconda” di Ponchielli, che ebbe la prima rappresentazione alla Scala (8 aprile 1876). Fu un successo, ma seguirono altre due stesure, prima di arrivare a quella definitiva e diventare una delle opere più conosciute.

In quella messa in scena dal “Pavarotti”, si è immediatamente catapultati in una Venezia immersa in una nebbia lattiginosa e spettrale, abilmente creata da Andrea Belli con il contributo di Fiammetta Baldisseri e le sue luci, ad esaltare le diverse situazioni. A rendere più reale l’impatto visivo, sotto le pedane in legno ondeggia uno specchio d’acqua e s’alzano fiamme vere nel finale del secondo atto. I costumi di Valeria Donata Bettella si sono coniugati perfettamente all’azione, proponendo un insieme di cromatismi narrativi e affascinanti, mentre la regia di Federico Bertolani ben si è inserita nell’impianto scenico ideato, anche se è parsa più curata nella gestione delle masse che in quella dei singoli interpreti. Daniele Callegari, alla guida di un’Orchestra Regionale dell’Emilia Romagna in gran spolvero, ha saputo porre in rilievo la complessità della partitura con qualità di suono e dinamiche sempre curate, costruendo un perfetto equilibrio sonoro tra voci e strumenti. Ben preparato da Corrado Casati anche il Coro del Municipale di Piacenza, al quale si è affiancato quello Farnesiano di voci bianche diretto da Marco Pigazzini. Deliziosa pure la coreografia di Monica Casadei con i ballerini di Artemis Danza, applauditi lungamente dopo la celebre “Danza delle Ore”.

Ed ora il cast vocale. Il baritono Sebastian Catana ha interpretato il ruolo di Barnaba con grande naturalezza e un timbro scuro e incisivo perfetto ad evidenziarne la malvagità. Per quello di Enzo Grimaldo, la vocalità di Francesco Meli ha reso possibile i diversi stati emotivi, grazie al fraseggio ben delineato e ad una tecnica ragguardevole. L’aria “Cielo e mar”, cavallo di battaglia di Franco Corelli e magnificamente interpretata anche dal nostro Big Luciano, ha ricevuto il giusto plauso del pubblico. Nei panni di Laura Adorno, Annamaria Chiuri. Il mezzosoprano, che proprio con Franco Corelli ha perfezionato l’interpretazione, ha saputo rendere credibile le diverse sfaccettature del ruolo, che spaziano dalla tenerezza amorosa, alla preghiera e all’impeto dello scontro con Gioconda. Quest’ultima ha preso vita con la voce e la presenza scenica di Saioa Hernàndez che ha incantato il teatro con la perfetta esecuzione della celebre aria del IV atto “Suicidio”. Bene l’Alvise Badoero di Giacomo Prestia, come la Cieca di Agostina Smimmero, commovente nell’aria “Voce di donna o d’angelo” del primo atto. A completare il cast vocale si sono esibiti con buona performance Graziano Dallavalle (Zuàne), Nicolò Donini (Cantore), Lorenzo Izzo (Isèpo) e Simone Tansini (un Pilota e Barnabotto).

Infine, il plauso personale a chi s’impegna nel riproporre questi titoli poco rappresentati, nonostante conservino intatta la qualità compositiva e siano testimoni di un periodo di grandi fermenti artistici per l’opera.

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