«L’arte italiana? Orfana di un’idea di Nazione»
Michele Dantini ospite oggi alle 17.30 al San Carlo per il ciclo di appuntamenti della Fondazione
MODENA. Continuano gli appuntamenti alla Fondazione San Carlo, oggi, 6 aprile, alle 17.30 sarà la volta di Michele Dantini, professore di Storia dell’arte contemporanea all’Università per stranieri di Perugia con l’incontro “Il ruolo sociale dell’arte. Pratica artistica e costruzione della sfera pubblica”.
Professor Dantini, in che modo l'arte può plasmare la nostra società?
«Oggi si parla molto di arte pubblica e se ne parla in modo molto fuorviante; sembra che l’arte pubblica sia un elemento burocraticamente definibile come tale, quindi è pubblica l’arte che espone in pubblico o interviene in luoghi o spazi pubblici. Sostanzialmente è una definizione molto burocratica; io non credo che sia così, questa definizione non funziona perché non funziona la definizione di pubblico. Per comune non possiamo intendere niente di burocratico, è innanzitutto un mistero: ciò che è comune deve essere evocato e non creato. Io vorrei dare una definizione di arte pubblica profetica nel senso che l’arte diviene pubblica molto raramente a prezzo di una fondamentale oscurità sul presupposto di un vincolo di appartenenza a una comunità e anche di una disponibilità alla sofferenza e non intesa in senso psicologico e masochistico. Significa farsi carico della difficoltà di costruire un comune, una fede. La mia nozione di sfera pubblica ha molto a che fare con la tradizione tedesca, ad esempio il Thomas Mann delle “Considerazioni di un impolitico” del 1918 in cui sostanzialmente la sfera pubblica è il comune che è una dimensione politico-religiosa, non è una dimensione giuridica».
Per quanto riguarda il nostro paese, come si può affrontare la questione artistica legata alla comunità?
«Secondo me noi facciamo molta fatica ad usare la categoria di Nazione e comunità perché è una categoria imprecisa che tende ad escludere. Ma intesa in un senso culturale, quindi storico, e in qualche maniera anche fragile e modificabile nel tempo, la categoria Nazione è molto importante, l’arte può aiutare il nostro essere comunità quindi può rinnovare dei vincoli di appartenenza e di fedeltà e soprattutto può rinnovare delle immaginazioni di futuro, chi siamo, che ruolo abbiamo come Nazione, comunità. Insomma è un problema di identità».
Un binomio, “comunità - “identità” che in Italia fatica a convivere…
«Si, credo che in Italia ci sia un problema politico, non abbiamo più un’idea di Nazione, di futuro, di che progetto vogliamo interpretare e non abbiamo un’idea del perché stiamo insieme. Questo incide anche sull’arte perché, laddove non c’è una genealogia e un’auto-immaginazione di futuro, siamo disponibili a qualsiasi modello esterno. L’Italia viene da una tradizione artistica cattolica e per secoli l’arte ha interpretato il vincolo di comunità e appartenenza, oggi non lo sappiamo più fare».
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