Gazzetta di Modena

L’opera coniuga scultura e pittura

di Michele Fuoco
L’opera coniuga scultura e pittura

Al Salotto del Muratori angeli, codici e pagine di un diario intimo di Domenico Difilippo 

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VIGNOLA. Si compone di “Angeli, Icone, Velli di Giasone, Codici e Memorie di un diario intimo”, la mostra, da domani, con inaugurazione alle 16.30, al Salotto di L. A. Muratori, che documenta l'attività di Domenico Difilppo, negli ultimi 20 anni. Ci si trova di fronte ad opere materiche, nutrite di colori, che acquistano il carattere di pittosculture, capaci di determinare installazioni d'incanto. L'artista di San Felice, finalese di origine, è nato come pittore. La conversione alla scultura avviene sulla strada di Sassari, presso la cui Accademia Difilippo ha insegnato nel 1997. Lo affascinano le grandi pietre monolitiche che, dedicate a divinità, si innalzano in Sardegna verso il cielo, e si caricano di diverse simbologie. Domenico è portato a raccogliere pezzi di rocce e reperti, realizzando, in due anni, oltre 100 sculture che egli chiama “Menhir”, concepite anche come presenze metafisiche. «Verso la fine del 2003, sento però forte - dice l'artista - il desiderio di ritornare alla pittura, non come prima della conversione alla scultura, ma come elemento di opere materiche. In pochi mesi realizzo una serie di opere che chiamo “Angeli”. Riaffiora incalzante quel colore che da sempre mi ha accompagnato e che volevo riprendere. Ma, dopo l’esperienza così frenetica del tutto tondo, il pennello non lo ritenevo più necessario e lo sostituisco con le mani. Così colore e materia si fondono in un tutt’uno. Ormai permane pressante la voglia di plasmare cartapesta, materia a me congeniale. Cemento, polveri, terre di vario genere e provenienza, o organica: foglie, muschio, spezie, che aggiunte direttamente all’impasto, diventano soluzione dell’opera definitiva». La sua ricerca si orienta, negli ultimi decenni, in questa direzione: gli “angeli”, figure alate nelle vesti di farfalle, per indicare la leggerezza del volo, la spiritualità che è eterea; i “Codici” che sono volumi, tavole come richiami alla sapienza degli antichi, dove sono inseriti oggetti, come segni di cultura, di civiltà, e spesso losanghe colorate, a forma di mandorla, divina iconografia non solo cristiana. È un linguaggio che si pone nella continuità dell'Astrattismo Magico, di cui Difilippo è tra artefici. Conclude la mostra, che resterà aperta fino al 25 aprile, alcuni esempi della ricerca degli ultimi anni, con “Memorie di un diario intimo”, costituite da oggetti che l'artista recupera in soffitta e altri luoghi e pone sulla pagina bianca, quasi ad esaltare la profondità della loro storia, nella riscoperta del privato, del mondo semplice degli affetti. È come fondere le esigenze dell'arte nell'esistenza delle cose.



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