Gazzetta di Modena

Sharon Lockhart al Mata scultura e foto per indagare la storia della Manifattura

di Stefano Luppi
Sharon Lockhart al Mata scultura e foto per indagare la storia della Manifattura

MODENA. Vanno analizzate a fondo le opere dell’americana Sharon Lockhart, artista molto nota nei circoli artistici internazionali e rappresentante del padiglione polacco alla Biennale d’arte di...

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MODENA. Vanno analizzate a fondo le opere dell’americana Sharon Lockhart, artista molto nota nei circoli artistici internazionali e rappresentante del padiglione polacco alla Biennale d’arte di Venezia del 2017. I visitatori potranno farlo a partire da domani, 7 aprile, e fino al 3 giugno al Mata di viale Monte Kosica - si può anche partecipare alla inaugurazione prevista oggi alle 18 mentre l’artista si può incontrare direttamente domani alle 17 - e così apprendere come l’arte contemporanea raggiunga uno dei suoi massimi fini quando permette di ragionare sul presente e sulla storia. In questo caso è possibile ripensare proprio la vicenda della ex Manifattura, l’ampio spazio pressoché vuoto che nasce nel Seicento come convento e poi diviene la più importante fabbrica della città. Da parte del pubblico, e aiutati dagli appuntamenti collaterali che la Fondazione Mav ha messo in piedi, occorrerà uno sforzo comunque non piccolo perché le foto e le sculture scelte dai curatori Adam Budak, Diana Baldon e Chiara Dall’Olio - tre serie inedite nate appositamente per Modena - vanno necessariamente spiegate per comprenderne l'essenza. Della parte di trasmissione del sapere si occuperà il direttore della didattica della Fondazione Modena Arti Visive, mentre il direttore artistico dell’istituzione Diana Baldon, insieme al curatore Adam Buda, spiega i contenuti della rassegna: «Si tratta di tre serie inedite e interconnesse di fotografie e sculture, realizzate da Sharon Lockhart appositamente per lo spazio e ispirate all’attivismo sociale delle operaie che qui hanno lavorato per molti decenni. Il punto di partenza per questi nuovi lavori è l'interesse costante dell'artista per il ritratto, la rappresentazione, il movimento, il lavoro e il ruolo delle donne».

Ecco dunque che l’artista americana che vive a Los Angeles si cimenta per la prima volta nella sua carriera con la lavorazione del bronzo realizzando, per la serie “A Bundle and Five Variations” alcune sculture scaturite da calchi di bastoni - gli stessi che appaiono anche nelle ampie fotografie appese alle pareti - che Lockhart ha raccolto personalmente sulle montagne della Sierra Nevada in California. «Grazie alla collaborazione con Ravi GuneWardena della Sogetsu School of Ikebana - spiegano i curatori - queste sculture sono state disposte in sei diverse composizioni che si relazionano con le fotografie della serie “Nine Sticks in Nine Movements”: Lockhart e la protagonista degli scatti, Sichong Xie, hanno ideato un movimento per ogni scultura bronzea». Da queste considerazioni emerge dunque il vero cuore della rassegna, come spiega la stessa protagonista: «Sono felice delle relazioni che si sono venute a creare tra il mio lavoro e Modena, anche perché con Budak ho lavorato a un film dieci anni fa e lui stesso a Rovereto si occupò degli allestimenti proprio in una altra ex Manifattura. Abbiamo lavorato molto sul contesto e la storia della ex Manifattura, soprattutto analizzando l’archivio Botti e Pincelli e documenti all’archivio di Stato». Proprio per questo, come spiega anche il vicesindaco Gianpietro Cavazza ieri presente all’anteprima, la mostra del Mata include anche una selezione di immagini inedite provenienti dall’archivio Botti Pincelli e alcuni registri della fabbrica degli anni ’60. Info. 6 euro il biglietto, sono previste delle riduzioni, www.fondazionefotografia.org.

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