Gazzetta di Modena

“Il berretto a sonagli” Pirandello chiude la stagione del Dadà

“Il berretto a sonagli” Pirandello chiude la stagione del Dadà

Oggi 7 aprile, a Castelfranco ultimo appuntamento con la Stagione 2017/18

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CASTELFRANCO. Oggi 7 aprile, ultimo appuntamento con la Stagione 2017/18 del Teatro Dadà. Alle ore 21, va in scena “Il berretto a sonagli” per la regia di Valter Malosti e con: Roberta Caronia, Valter Malosti, Paola Pace, Vito Di Bella, Paolo Giangrasso, Maria Lombardo, Roberta Crivelli. Il regista si confronta per la prima volta con Luigi Pirandello e lo fa scegliendo la prima versione del testo. Nata come opera dialettale (‘A birritta ccu ‘i ciancianeddi) per Angelo Musco, attore comico di grande successo, il testo in dialetto recitato da Musco non fu mai pubblicato da Pirandello, a differenza di quanto avvenne con Liolà.

La prima edizione de Il berretto a sonagli, ritrovata nel 1965 e pubblicata solo nel 1988, può oggi diventare un mare linguistico in cui re immergere il testo italiano, oltre che prezioso corto-circuito dal punto di vista dei contenuti. Malosti dà vita in scena a una rilettura non solo linguistica ma anche di ridefinizione di caratteri e ruoli affioranti dal recupero dei tagli capocomicali di Musco, mai ripristinati dall’autore nell’edizione italiana. Un testo vivissimo dalla lingua “violenta” e beffarda, una sorta di musica espressionista e tragicomica, molto evidente nel testo scritto in dialetto siciliano, che è alla base di un lavoro originale di drammaturgia. Una versione più schietta, dura, non “ripulita” del testo pirandelliano, affidata sia al dialetto della prima stesura che a un italiano derivato da questa, che assume in sé elementi dialettali, per permettere di affidare agli attori una partitura più ritmica e musicale, tentando di recuperare anche una dimensione più autentica. Il cuore della commedia riguarda l’onore minacciato di un uomo sposato: la signora Beatrice, moglie del cavalier Fiorìca, sospetta che il marito la tradisca con la giovane moglie del suo scrivano Ciampa. Con la riluttante complicità del delegato di polizia Spanò, ordisce una trappola per sorprendere i due in flagranza di reato, senza calcolare l’esito di tale progetto nei confronti di Ciampa. La reazione di Ciampa sarà furiosa. Non gli resterà che difendere il suo “onore”, uccidendo la moglie e il cavalier Fiorìca. Da questo punto in poi, non si tratta più di un problema di credibilità dell’avvenimento, al punto che, sapere se Ciampa uccide o meno, se diventa pazzo o no, diventa irrilevante, poiché l’atto resta sospeso come un “non voler giudicare” dell’autore: ci sono solo fatti, apparenti e ambigui, ai quali si tratta di dare una forma, ora la più opportuna, ora la più indecente. In Pirandello, più che una risposta, la pazzia, con i suoi artifici, con la sua messa in scena ne Il Berretto a sonagli, è una posizione umoristica: l’astuzia feroce di Ciampa consiste nel mimare per la signora Fiorìca l’esempio dell’abisso della follia, in modo che lei alla fine vi precipiti. Ingresso dai 18 ai 20 euro.
 

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