Gazzetta di Modena

Vignola. In scena “Antigone” nella nuova lettura di Tiezzi e Lombardi

di Emanuele Carrafa
Vignola. In scena “Antigone” nella nuova lettura di Tiezzi e Lombardi

 Domani sera, mercoledì 11,  al Teatro Fabbri e da giovedì 12 a domenica 15 aprile allo Storchi di Modena va in scena “Antigone”, tragedia di Sofocle diretta da Federico Tiezzi 

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VIGNOLA. Domani sera al Teatro Fabbri e da giovedì 12 a domenica 15 aprile allo Storchi di Modena va in scena “Antigone”, tragedia di Sofocle diretta da Federico Tiezzi coprodotta da Emilia Romagna Teatro. A tredici anni dalla rappresentazione del dramma in chiave brechtiana, Federico Tiezzi e Sandro Lombardi tornano a confrontarsi con uno dei capolavori della cultura ateniese, proponendo una lettura filologicamente più vicina alle intenzioni dell'autore classico.

Che Antigone sarà quella messa in scena da lei e da Federico Tiezzi?

«Un'Antigone che cerca di risalire al dettato di Sofocle, evitando tutte le sovrapposizioni che sono state proiettate su questa figura straordinaria e su quella del suo principale antagonista (Creonte) nel corso dei secoli» afferma Sandro Lombardi, autore e interprete. «Sovrapposizioni che sono state caricate di significati inesistenti nell'originale greco. Ho cercato di risalire alle radici della tragedia, accostandomi ai testi di alcuni studiosi - grecisti e non - che vedono l'origine del conflitto tragico non nello scontro tra Creonte e Antigone, ma in quello di entrambi col destino».

Tuttavia l'ambientazione di questo spettacolo è contemporanea.

«Non del tutto. Solo alcuni momenti come il prologo e l'epilogo si svolgono al giorno d'oggi e la scenografia suggerisce un ambiente cupo come un ospedale psichiatrico. Questa scelta rappresenta un trait d'union con lo spettacolo messo in scena due anni fa, “Calderón” di Pasolini, e con il prossimo, “La Tempesta” di Shakespeare, a comporre una trilogia sul dissolvimento del nucleo familiare e sui conflitti che lo agitano. Il tema della famiglia in “Antigone”, dove la stirpe di Edipo è colpita duramente e inspiegabilmente dal destino, viene letto in chiave mitica, archetipica».

In che modo è declinato il conflitto?

«Sofocle evidenzia chiaramente sia il conflitto generazionale che quello, fortissimo, tra i sessi. Non bisogna dimenticare che Antigone è la prima figura femminile nella letteratura classica che ha il coraggio di dire “no” ad un uomo. Da sempre questo dramma è considerato uno dei capisaldi su cui si è formato il pensiero occidentale moderno dal punto di vista giuridico, religioso, sociale».

C'è lo scontro tra la legge rappresentata da Creonte e la tradizione incarnata da Antigone.

«Nel suo scontro generazionale con Creonte, Antigone sostiene la tesi più reazionaria. Il re tebano è portatore di una religiosità più laica, che in qualche modo deve mediare con la ragion di stato; non può permettere a un suo familiare di infrangere le leggi che il popolo è chiamato a rispettare. Antigone, pur essendo più giovane, è portatrice delle antiche e misteriose leggi connaturate all'uomo. Per troppo tempo si è cercato invano di dare ragione a uno o all'altra».

La conclusione a cui giunge Sofocle, affidata al coro, è che non ci sia speranza di sfuggire al proprio destino.

«Sofocle dice verità difficilmente controvertibili. Il limite dell'uomo è di sfuggire alla morte, quello che la cultura contemporanea invece vorrebbe».

Come è il suo personaggio?

«Ho cercato di animare un Creonte diverso da quello di Brecht, modellato com'era sulla figura di Hitler, quella del tiranno detestabile. Il Creonte di Sofocle ha una serie di sfumature. Cerca di salvare Antigone, ma si scontra con la propria ostinazione nel voler rispettare la legge. È come Giuda. L'Iscariota è il peccatore che tradisce Gesù Cristo, ma era previsto che lo facesse. Così si torna al tema principale di Sofocle: come può un uomo contrastare il destino?».

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