Gazzetta di Modena

L'omaggio corale di Pavullo a Lucio Battisti riletto in chiave jazz

di Daniele Montanari
L'omaggio corale di Pavullo a Lucio Battisti riletto in chiave jazz

 Con un omaggio corale a Lucio Battisti stasera si conclude la stagione teatrale 2017/2018 del Mac Mazzieri, curata per il terzo anno da Ater.

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PAVULLO. Con un omaggio corale a Lucio Battisti stasera si conclude la stagione teatrale 2017/2018 del Mac Mazzieri, curata per il terzo anno da Ater.

Si chiama “Pensieri e parole”, e andrà in scena oggi, giovedì 12 aprile, dalle 21 mettendo al centro le sue canzoni più celebri rilette in chiave jazz grazie a uno dei più sofisticati cantanti italiani (Peppe Servillo degli Avion Travel) e cinque interpreti musicali d'eccezione: Javier Girotto (sax), Fabrizio Bosso (tromba), Furio Di Castri (contrabbasso), Rita Marcotulli (pianoforte) e Mattia Barbieri (batteria). Un progetto firmato Ater all'insegna di una formula, quella della rilettura corale di icone della musica italiana, che da un decennio ormai calca le scene avendo riproposto prima Domenico Modugno (“Uomini in frac”, 2008), poi Adriano Celentano (“Memorie di Adriano”, 2011) e Fabrizio De André (“Amore che vieni, amore che vai”, 2016).

Adesso il timone diretto verso l'universo poetico di Battisti, con la volontà non di proporre cover ma di ritrovare i brani del cantautore in un percorso ricco di sapori latini, ritmi avvolgenti, storia, emozioni e grande pathos. Abbattendo i confini grazie al genio teatrale di Peppe Servillo e gli arrangiamenti “latini” di Girotto. Debutto trascinante a Carpi un anno fa, poi in giro per l'Italia. E ora a Pavullo.

Girotto, perché avete scelto Battisti?

«Un po' per andare avanti con la formula inventata da Ero Righi di Ater, che ha unito musica leggera e jazz. E un po' per sfida, perché affrontare un mito come Battisti è decisamente impegnativo».

Qual è stato il suo approccio negli arrangiamenti?

«Sono stato favorito dal fatto di essere argentino, senza un legame culturale intrinseco verso questo autore: mi sono lasciato andare, scrivendo delle cose mie sulle sue canzoni, ma sempre rispettandone melodia e testo».

Non cover, dunque?

«Assolutamente no, sono cose nuove frutto di una rivisitazione originale. Tanto che nella parte strumentale di introduzione è difficile per il pubblico capire di che canzone si tratta, è anche divertente da questo punto di vista. Il velo cade solo quando entra in scena il cantante. Poi tutto alla fine confluisce in un grande omaggio, senza dubbio».

È stato difficile?

«E' stato impegnativo: ci ho lavorato quattro mesi per creare un amalgama particolare di riconoscibilità e novità. Io sono molto contento e soddisfatto del risultato, poi sta alla gente giudicare».

Quali brani avete scelto?

«Sono venti, scelti da Servillo e Marcotulli spaziando in tutto il repertorio di Battisti, dagli anni con Mogol a quelli con Panella. Ma l'80%, o forse più, è fatto dei grandi classici dei tempi di Mogol».

Cosa dà la chiave jazz a Lucio Battisti?

«Dimostra quanto fosse un autore all'avanguardia, fa capire quanto si possa ancora fare e creare sui suoi brani, che restano pieni di stimoli».

Siete insieme da anni come formazione musicale: andrete avanti con un nuovo progetto, dopo Battisti?

«Possiamo dire di conoscerci bene, la sintonia musicale e professionistica c'è tutta. Ma non so cosa succederà dopo: vediamo a che punto arriviamo con questo autore, poi vedremo se andare avanti ».

Rappresentate il gran finale della stagione di Pavullo, dove siete stati anche l'anno scorso: fa piacere tornare?

«È sempre bello tornare a Pavullo: c'è un pubblico meraviglioso che ci accoglie a braccia aperte. E siamo molto felici di avere l'onore di chiusura».
 

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