Una città che cambia volto ma la tensione resta alta
Demolizioni, ricostruzioni. E sullo sfondo, scontri politici e lotte operaie
Segue da pag. 23
“Taviani ha cominciato intrattenendosi sul Patto Atlantico. Il Patto Atlantico non vuol dire guerra, ma pace, e questo tutti gli italiani lo hanno compreso. Perciò il tentativo dei comunisti di organizzare grandi manifestazioni di protesta è fallito: non tanto per l’efficienza della polizia, quanto perché gli italiani non credono più alle fandonie comuniste”.
Che l’atmosfera sia tesa lo dimostra anche il fatto che davanti alla sede della Democrazia Cristiana in Via Cesare Battisti stazionano sempre due agenti di P.S. in servizio fisso di vigilanza.
Purtroppo il 3 aprile lì muore per disgrazia un giovane di 20 anni, Emilio Clò. Prima di salire in sede si ferma a parlare con uno degli agenti, mentre l’altro, un poco distante, si accinge a scaricare il mitra perché ormai si avvicinava l’ora del cambio. Dall’arma partono due colpi che uccidono il ragazzo.
Agli inizi di aprile Pietro Nenni tiene un comizio al Teatro Municipale parlando contro il Patto Atlantico, ma forse, come dice la “Gazzetta”, ai Modenesi interessa di più il Gran galà che si tiene all’“Astoria”. Lì è presente Fulvia Franco, Miss Italia 1948, che sposerà Tiberio Mitri, il grande pugile. “Si tratta veramente di una splendida figliola che ha suscitato fra il pubblico manifestazioni di irrefrenabile entusiasmo. Ha ballato con tutti i giovanotti che hanno avuto il coraggio di prenotarsi e la pazienza di aspettare il turno. Ha distribuito doni consistenti in boccette di profumi, dentifrici e saponi pregiati”.
Alla fine di aprile c’è un matrimonio in Duomo.
“I testimoni e gli invitati aspettavano impazienti di giungere a casa della sposa per buttarsi, come si usa, sui pasticcini e sui liquori. E proprio mentre gli sposi si avvicinavano alle macchine davanti al Duomo, ecco una giovane e spiritata farsi avanti a spintoni. Qualcuno l’ha sentita mormorare tra i denti: “Ora l’aggiusto io”. La donna si è piantata all’improvviso davanti allo sposo e lo ha guardato fieramente in faccia. Lo sposo ha gettato intorno uno sguardo disperato, come in cerca di soccorso. “Sì, eh”, ha sibilato la donna con le labbra e il naso che fremevano. Poi ha scaricato due poderosi schiaffoni, uno da una parte e uno dall’altra, sulla faccia del giovane sposo, il quale è diventato rosso come una bandiera proletaria. Lo sposo accecato dalla rabbia e dalla vergogna, si è buttato verso di lei, ma gli invitati e i curiosi gli hanno ostacolato l’inseguimento e lo hanno trattenuto”.
La sposa non è svenuta.
Un tragico avvenimento scuote l’Italia.
Il pomeriggio del 4 maggio un aereo si schianta sul terrapieno della Basilica di Superga e muore tutta la squadra del Grande Torino, che tornava da Lisbona dove aveva disputato una amichevole: Valerio Bacigalupo, Guglielmo Gabetto, Ezio Loik, Virgilio Maroso, Valentino Mazzola … Morirono 31 persone, tra cui il giornalista Renato Casalbore, direttore di “Tuttosport”, e Renato Tosatti, padre del grande giornalista sportivo Giorgio Tosatti.
Il Torino fu proclamato vincitore del campionato a tavolino, e nelle ultime quattro partite gli avversari schierarono le formazioni giovanili.
In quell’anno il Modena Football Club retrocesse in serie B, anche per causa delle vicissitudini societarie. E pensare che nella stagione 1946-1947 il Modena aveva chiuso al 3° posto dietro il Torino e la Juventus, e l’anno precedente aveva terminato il campionato al 5° posto.
La città continua a riprendersi.
“Sembra quasi non vero a dirsi: il famoso laghetto di Piazza Matteotti scomparirà (io ricordo, da piccolo, portato in bicicletta da mio padre, un enorme scavo pieno d'acqua dove i Modenesi andavano a pescare pesci e rane), e al suo posto sorgeranno due grandi palazzi. Questa volta non è il solito annuncio di un progetto futuro: è una realtà presente. Ieri infatti sono ufficialmente iniziati i lavori. Squadre di operai hanno incominciato a scaricare pietre intorno al famigerato laghetto che per grande fortuna di tutti gli abitanti della Piazza e del decoro cittadino col primo caldo non incomincerà ad appestare l’aria con i suoi miasmi”.
È il 10 maggio.
“Piazza Matteotti si trasformerà in una piazza degna di una grande città, specialmente quando potrà sorgere sull’area che si estende sino a Via Ganaceto il grandioso palazzo dell’I.N.A., per il quale però non sono ancora concluse tutte le pratiche amministrative”.
(Io ho definito tempo fa lo spazio che un tempo doveva diventare Piazza Impero una piazza fuori contesto, che divenne nel dopoguerra il più grande parcheggio della città, con un distributore di benzina, e che non ha ancora trovato il modo di reinserirsi nella città storica).
Sempre in maggio si comincia a parlare di sostituire i tram e gli autobus con i filobus.
È una operazione costosa, ma alla fine l’Amministrazione Comunale decide di procedere alla sostituzione della rete tranviaria con una rete filoviaria, ritenuta più efficiente, sicura e moderna.
Il 22 gennaio del 1950 le prime due linee previste sono già attivate (saranno la linea 3 Centro-San Faustino, e la linea 5 Viale Buon Pastore-San Cataldo), e il 21 ottobre di quell’anno si inaugurano tutte le linee (poi si renderà necessaria qualche revisione dei percorsi).
Che Modena stia cambiando, al pari delle Istituzioni che ne hanno fatto la storia, lo dimostra anche lo sviluppo dell’Accademia Militare, che non ospita solo la conferenza di Ungaretti, come abbiamo scritto in precedenza. Dopo i saccheggi dell’immediato dopoguerra l’edificio è stato rimesso a nuovo e giovedì 26 maggio ha luogo il primo Mak P 100 (per chi non lo sapesse questa formula strana significa “mancano ancora 100 giorni”, e poi l’allievo, sostenuti gli esami, diventerà sottotenente). Grandi prove ginniche al vecchio Ippodromo, e soprattutto un gran ballo, a cui parteciperanno le ragazze della Modena “bene”. E cambia (poco) pure la montagna. Si decide la costruzione di una seggiovia tra Sestola e Pian del Falco, e nel 1950 il turista supera il dislivello di 350 metri in soli 8 minuti.
Nelle campagne tuttavia le lotte bracciantili infiammano gli animi, e gli scioperanti si scontrano con quelli che la “Gazzetta” chiama “liberi operai”, e la stampa comunista “crumiri”. Nella zona di Castelfranco i “liberi operai” provengono da Serramazzoni, dove evidentemente lavoro non ce n’è. La Celere interviene, e l’onorevole Gina Borellini viene denunciata per oltraggio a pubblico ufficiale.
Il 4 giugno il Giro d’Italia arriva da Bolzano a Modena, e il giorno dopo riparte per Montecatini. Fausto Coppi vinse il Giro distaccando Gino Bartali di 23 minuti e 47 secondi.
Rolando Bussi
bussirolando@gmail.com
(23, continua)
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