Il violino sensuale di Pinchas Zukerman e una Royal da applausi
Ci sono compositori come Jean Sibelius, Ralph Vaugham Williams, Edvard Grieg ed altri che con la loro musica hanno saputo esprimere l’anima ed una visione della terra natia. Nel caso di Sibelius,...
Ci sono compositori come Jean Sibelius, Ralph Vaugham Williams, Edvard Grieg ed altri che con la loro musica hanno saputo esprimere l’anima ed una visione della terra natia. Nel caso di Sibelius, parliamo della Finlandia, degli affascinanti paesaggi nordici, di antichi dei ed eroi. La corposa produzione di Sibelius può idealmente essere divisa in due segmenti creativi: il primo risente dell’influenza di Cajkovskij e il canto tradizionale è utilizzato quale spunto per una valorizzazione ad ampio respiro; nella seconda fase, invece, il compositore si avvicinò maggiormente ad uno stile rivolto al neo classicismo.
“Il cigno di Tuonela”, dalla “Lemminkäinen Suite per orchestra op.22”, appartiene al primo periodo e senz’altro rappresenta uno dei brani più efficaci a rivelare la personalità di Sibelius. È il terzo poema sinfonico del ciclo intitolato Lemminkäinen e sicuramente è il più conosciuto. Ispirato al poema epico finlandese del Kalevala, nel quale si raccontano le avventure di una sorta di Casanova, fu eseguito per la prima volta il 13 aprile del 1896 ad Helsinki e sotto la direzione dello stesso autore. Tuonela è il regno della morte, circondato da un grande fiume dalle acque perennemente agitate sulle quali avanza maestoso un cigno nero, cantando una nenia struggente e presaga di morte. Zukerman, mettendo in evidenza la melodia affidata al corno inglese sugli accordi sussurrati dell’orchestra, ne ha dato una lettura intima e crepuscolare, di grandissimo effetto. Il primo dei tre concerti che Max Bruch dedicò al violino, quello in Sol minore op. 26, esibisce la posizione del compositore, lontana dal radicalismo moderno e vicina al movimento romantico tedesco.
La composizione, infatti, si rifà al modello proposto da Mendelssohn per il suo “Concerto per violino in Mi minore” e la sua genesi fu lunga e laboriosa, impegnando Bruch dal 1864 al 1868. Giunse alla sua stesura definitiva solo grazie ai consigli del violinista Joseph Joachim, amico di Mendelssohn, di Schumann e di Brahms. Il tema del primo movimento s’imprime subito nella memoria dell’ascoltatore e lo affascina; il successivo “Adagio”, ispirato e avvincente fino all’ultima misura, ha offerto al solista Pinchas Zukerman l’opportunità di esprimere la più calda e sensuale cantabilità del suo violino, quasi zingaresca. Ad esso si contrappone il “Finale” con un “Allegro” virtuosistico ben costruito nell’alternanza tra violino e orchestra. Il “Presto” conclusivo, poi, chiama l’applauso che Zukerman e la Royal hanno ricevuto caloroso dal pubblico entusiasta.
«L'Inghilterra riprende ora il suo posto antico, dopo un intervallo di due secoli, come nazione musicalmente produttiva. Sir Edward Elgar, il cui genio ha raggiunto una tecnica rifinita con lo studio e col trarre buone occasioni dalla pratica, crea musica che è tanto tipicamente inglese quanto è tipica una casa di campagna con scuderia nello Shropshire…». Questo fu l’elogio di G. B. Shaw ad Elgar, presente nel concerto con due composizioni: “Sospiri op.70” ed “Enigma Variations op. 36”. Il primo brano è un “Adagio” che Edward Elgar compose all’inizio della Prima Guerra Mondiale. In origine, lo aveva inteso per violino e pianoforte e pensava d’intitolarlo “Soupir d’Amour”, ma durante la stesura, si rese conto che stava scrivendo qualcosa di più intenso e così scelse la parola italiana “Sospiri”. Il brano, dedicato a William Henry Reed, “spalla” della London Symphony Orchestra, fu eseguito per la prima volta il 15 agosto 1914 alla Queen’s Hall di Londra, con la direzione di Sir Henry Wood. Nella versione per violoncello, la solista canadese Amanda Forsyth, ne ha dato un’esecuzione appassionata, sensuale e soprattutto coinvolgente pur nella brevità di trentaquattro battute.
D’immediato successo furono le “Variations on an Original Theme” (le cosiddette Enigma Variations), capolavoro d’architettura e ritrattistica musicale. Queste “Variazioni” nacquero una sera d’ottobre del 1898, mentre Elgar improvvisava al violino. La moglie, ammirando la bellezza di una melodia, lo interruppe ed Elgar, ritrovato il tema, iniziò a raffinarla, finché le domandò: «Ti fa pensare a qualcuno?». Immediata fu la risposta: «Certo, a Billy Baker che esce dalla stanza». E così a lady Elgar (C.A.E.) toccò la prima variazione, a William Meath Baker (W.M.B) la quarta e così via, ritraendo i quattordici amici ai quali Elgar dedicò la composizione. Tutto è stato rivelato tranne un enigma: per la prima esecuzione del 19 febbraio 1899, nelle note di programma l’autore dichiarò che «lungo e sopra la costruzione procede un altro tema più ampio che non si suona».
Quale sarà? La soluzione è ancora da scoprire. Applausi calorosi al direttore/solista Pinchas Zukerman, e alla meravigliosa Royal Philharmonic Orchestra che hanno concesso, quale bis, l’esecuzione di “Chanson de Matin” sempre di Elgar.
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