Gazzetta di Modena

Modena, le immortali Sturmtruppen compiono cinquant’anni

di Stefano Luppi
Modena, le immortali Sturmtruppen compiono cinquant’anni

Domani alle 18 a Palazzo Santa Margherita si celebrano le creature di Bonvi Sofia, figlia del disegnatore: «Mi mancano lui e il suo mondo di fantasia»

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MODENA. Attenzionen attenzionen! Modena celebra uno dei suo artisti principali dell’ultimo secolo. «Bonvi, mio padre, aveva grandi capacità di immaginazione essendo un artista, l’inventore delle notissime strisce Sturmtruppen. Era una sorta di Walt Disney modenese. Con me poi era generoso e affettuoso, passeggiavamo per i boschi e io me lo ricordo bene anche se è scomparso quando avevo 11 anni. Mi viene da sorridere se penso che mi portava al mare delle tute mimetiche, una nostra passione, che io indossavo in spiaggia».

A parlare è Sofia Bonvicini, 33enne architetto, designer e docente al Politecnico di Milano e all’Accademia di Belle Arti di Bologna che sarà protagonista, domani alle 18, dell’evento “I primi 50 anni di Sturmtruppen tra memoria e avanguardie” (Galleria civica di Modena, Palazzo Santa Margherita, corso Canalgrande, ingresso gratuito).

Insieme a lei sul palcoscenico dell’appuntamento - realizzato nell’ambito della mostra “Ad Reinhardt. Arte + Satira” a cura di Diana Baldon - ci saranno Guido De Maria, regista e amico di Bonvi (alias Franco Bonvicini, Modena 1941 – Bologna, 1995), Clod, storico collaboratore del cartoonist, Stefano Bulgarelli del Museo civico d’arte, Tuono Pettinato, altro celebre fumettista e Claudio Varetto, agente editoriale del gruppo “Eredi Bonvicini”.

Sofia, ci racconta suo padre?

«Ero piccola, ma me lo ricordo benissimo e devo dire che lui mi manca molto. Mi manca soprattutto il mondo che aveva creato per noi figli: aveva grande capacità di immaginazione e faceva sì che le persone entrassero nel suo mondo. Era questa la sua forza come artista».

Si ricorda episodi divertenti?

«Certo, era super in tutto, ed era anche sregolatezza, oltre che genialità... ma del resto in certi ambienti occorre anche “vendere” un personaggio. Ad esempio, mi regalava spesso abiti militari e io mi divertivo un sacco a indossarli, anche se mi rendo conto che non è usuale... Ricordo che andavo al mare con mia madre: lui non amava stare in spiaggia e quando veniva leggeva molto sotto l’ombrellone perché, pur non essendo laureato, era molto acculturato».

E il Bonvicini artista, quello conosciuto da tutti?

«Esplose alla fine degli anni ’60 e subì molto gli influssi della pop art come molti all’epoca, tanto da adottare una linea morbida nel disegno e l’uso del retino nella sua produzione. In realtà c’è anche un Bonvi che da giovane risente delle correnti anni ’20 e questo fatto, come spiegheremo, si lega bene alla mostra della Civica su Ad Reinhardt».

Poi arrivò Sturmtruppen.

«Venne pubblicato a partire dal 1968 e dal formato striscia a metà anni ’80 si passò alle tavole. Questo ciclo è ormai celebre in tutto il mondo, tradotto dappertutto e per i prossimi mesi abbiamo in corso un megaprogetto con Mondadori. I suoi fumetti, vera arte penso, sono un sinonimo per eccellenza della satira antimilitare: spesso caratterizzati da un umorismo anche feroce. La serie non mostra alcun segno del tempo che passa proprio grazie alla critica rivolta al sistema gerarchico e alla follia della guerra, ancora di grande attualità».

Come vive lei l’eredità di suo padre?

«Lavorando per anni sull’immenso archivio di questa rock star del fumetto. E soprattutto mettendo in piedi all’Accademia di Belle arti un progetto per insegnare il suo metodo di lavoro facendo disegnare Sturmtruppen alle nuove leve dell’arte. Insieme a Pettinato indirizziamo i ragazzi sui modi di Bonvi, poi ognuno segue le proprie inclinazioni perché le singole modalità espressive non si possono bloccare».
 

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