Vasco, il nuovo tour e Pavarotti: ecco perché gli ho detto sempre no
«Non sono tipo da duetti e terzetti. Ho sempre avuto la sensazione che quelli che si mettono insieme è perché non sanno bene che cosa fare. Cantare una canzone metà io e metà te va bene per i bambini...
«Non sono tipo da duetti e terzetti. Ho sempre avuto la sensazione che quelli che si mettono insieme è perché non sanno bene che cosa fare. Cantare una canzone metà io e metà te va bene per i bambini dell’asilo: ci mettiamo il grembiulino, ci teniamo per mano e cantiamo la canzoncina. A volte, ti dicono: “Ma è per beneficenza”. Ma, secondo me, la beneficenza è una di quelle cose che fai aprendo il portafoglio e magari stai anche zitto, sennò non si capisce dove finisce il vantaggio per chi la fa e dove comincia la beneficenza. Per questo al povero Pavarotti ho sempre detto di no. Per lo stesso motivo non sono neppure mai andato a giocare nella nazionale cantanti. Intanto non chiamatela nazionale cantanti, ma squadra di cantanti. Perché le parole sono importanti. E, invece, la gente le usa come viene. Come quelli che dicono che democrazia è poter scrivere sui social che sei uno stronzo. Non è così. E, poi, la tua opinione la puoi esprimere con il tuo nome e cognome, non usando un nickname». Così Vasco Rossi si racconta a Vanity Fair - che lo mette in copertina del numero in edicola da oggi - in occasione del suo nuovo tour negli stadi italiani e di cui anticipa la scaletta: «Sto mettendo a punto la scaletta perfetta. Stanno nascendo cose interessanti, c’è la voglia di sperimentare, il materiale su cui lavorare è tanto e sono pronto a scommettere che anche i più scettici si divertiranno. Abbiamo riarrangiato alcuni pezzi vecchi, degli anni Ottanta. Modena Park è stata un po’ una seduta psicanalitica, nel senso che mi sono ritrovato a cantare canzoni che ho scritto 35, 40 anni fa e che non facevo più da un sacco di anni. Apriamo con “Cosa succede in città”. È una canzone che ho scritto nel 1985, ma che è ancora molto attuale. Pensiamo alla situazione che stiamo vivendo proprio adesso: la confusione, per esempio, ce n’è davvero un bel po’ in giro e anche di cose che non vanno. E, poi, secondo me, si capisce subito che ci parliamo chiaro. Ci sono almeno un paio di canzoni che non facevo da un pezzo».
E per tutti i fan del Blasco c’è ancora un’ultima possibilità per acquistare i biglietti del “Vasco Non Stop Live 2018” negli stadi, che parte da Torino il 1 giugno e prosegue per doppie date a Padova, Roma, Bari e Messina. Il terzo e ultimo blocco di biglietti, infatti, sarà messo in vendita dalle 10 di domani, giovedì 26 aprile, solo su Vascononstop.Vivaticket.it. Intanto Vasco, sulla sua pagina di Facebook, ha già presentato Beatrice Antolini, la polistrumentista new entry nella line up, che suona percussioni, pianoforte, chitarra, basso e canta. Quella che Vasco definisce la band «migliore al mondo» è così composta quest’anno: alla batteria Matt Laug, al basso Claudio Golinelli (Il Gallo), alla chitarra Stef Burns, alla chitarra Vince Pàstano, al pianoforte Alberto Rocchetti, alla tromba e tastiere Frank Nemola e ai cori Beatrice Antolini. Il conto alla rovescia è cominciato, in questi giorni Vasco e la band si trasferiscono a Rimini, dove quest’anno si svolgono le prove del concerto. Dopo la data zero del 27 maggio allo stadio Teghil di Lignano, “Vasco Non Stop 2018” comincia ufficialmente a Torino il 1 giugno, con bis il giorno dopo; poi il 6 e 7 a Padova; l’11 e il 12 a Roma; il 16 e 17 a Bari, e il 21 a Messina.
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