Martha Argerich: un trionfo con la Liszt Chamber Orchestra
Trionfale penultimo concerto della Stagione Sinfonica al “Pavarotti” con protagonisti Martha Argerich, il direttore Gábor Takács-Nagy e la “Franz Liszt Chamber Orchestra”. L’inizio è stato all’insegna...
Trionfale penultimo concerto della Stagione Sinfonica al “Pavarotti” con protagonisti Martha Argerich, il direttore Gábor Takács-Nagy e la “Franz Liszt Chamber Orchestra”. L’inizio è stato all’insegna della suspence, con un ordine dei brani che non era quello del libretto di sala e neppure quello del foglietto stampato all’ultimo minuto. Si è iniziato con il “Divertimento per archi n. 1 in re maggiore, K1 136 (K6 125a)” di Wolfgang Amadeus Mozart. Composto a Salisburgo nel marzo del 1772, quando Mozart aveva sedici anni, appartiene alla produzione influenzata dalla scuola barocca, dalla sinfonia d’opera italiana e dal gusto settecentesco del “far musica insieme”. Spigliata e spumeggiante, come il “Presto” finale, è stata l’esecuzione della “Franz Liszt Chamber Orchestra” con il direttore Gábor Takács-Nagy, senza podio e senza bacchetta, che ne ha dato una lettura assolutamente curata, con gesto incisivo, energico a suggerire le dinamiche e gli intrecci melodici affidati alle diverse sezioni. Successivamente, e con la semplicità dei “grandi”, Martha Argerich ha fatto il suo ingresso sul palcoscenico e gli sguardi sono stati tutti per lei, per questa carismatica, appassionata e sfrontata concertista argentina, che ha saputo proporre la figura dell’artista geniale e impegnato in battaglie politiche e di civiltà, insieme agli amici Abbado, Pollini, Barenboim e Friedrich Gulda. Quest’ultimo, decise d’essere il suo Maestro a Vienna, rinnegando la volontà di non insegnare, poiché «i ragazzi sono ossessionati dalla tecnica e non dalla musica». Ma la Argerich era ossessionata dalla musica! La concertista argentina è anche una donna fragile; sono noti, infatti, i suoi tentativi di resistenza prima del concerto. «Suonare in pubblico è il mio problema» ha confessato in una recente intervista. «Più passa il tempo, più amo la musica, ma esibirmi continua a mettermi ansia. È un atteggiamento contraddittorio, lo so, ma è così. Daniel Barenboin dice che è colpa del mio perfezionismo. Claudio Abbado, altro amico, mi ammoniva: “Ricordati che il nostro mestiere è un privilegio”. Ed io: “Sì, ma non necessariamente in pubblico”. La solitudine del pianista è terribile!» Ma veniamo all’esibizione con Beethoven e il concerto d’esordio di Martha Argerich a Buenos Aires, nel 1949, a soli 8 anni. Il “Concerto n. 1 in do maggiore op. 15 per pianoforte e orchestra” fu pubblicato nel 1801 e Beethoven lo dedicò ad una sua giovane allieva, Anna Luisa Barbara von Keglevich, detta “Babette”. Suddiviso in tre movimenti, l’Allegro con brio offre due temi: l’uno virile, quasi militare e l’altro cantabile e galante, interpretati dal solista dopo un’ampia presentazione dell’orchestra. Il “Largo” centrale, si articola nel dialogo continuo di piccole frasi tra orchestra e pianoforte e il “Rondò”, seguito da un “Allegro scherzando”, conclude il Concerto introducendo l’ascoltatore in un’atmosfera vagamente popolare nella quale Martha Argerich ha fatto sfoggio di tutta la sua bravura, dal tocco alla perfezione tecnica, all’istintività. E a proposito di perfezione, l’ultimo accordo di Do Maggiore in secondo rivolto, finita la cadenza, ha presentato un’incertezza che ha causato il disappunto della Argerich. Il pubblico ha applaudito calorosamente la concertista che ha concesso un bis, ma non ha voluto proseguire la performance. Il secondo tempo del concerto si è aperto con il “Divertimento per archi, BB 118, SZ 113” di Béla Bartók. Siamo alla fine degli anni ’40 e il compositore lascia l’Ungheria per un esilio volontario negli Stati Uniti. “Questo viaggio - scrive all’amica Muller-Widmann - è, in fin dei conti, un salto nell’incertezza da una certezza insopportabile”. E quella certezza insopportabile era il nazismo e la II Guerra Mondiale. Questo il clima nei quali Bartók compose il “Divertimento” a Saanen, presso Berna, nella residenza del direttore Paul Sacher, che diresse la prima esecuzione a Basilea, quattro mesi prima che Bartók abbandonasse definitivamente l’Ungheria. Il termine “Divertimento” richiama a tecniche di scrittura barocche e classiche, alla musica d’intrattenimento di Mozart e Haydn. La composizione, infatti, segue il principio del Concerto grosso barocco con la continua alternanza fra il sonoro dell’intera orchestra e la vivace delicatezza del “concertino”, nell’utilizzo di materiali tematici costruiti secondo i principi del canto popolare. Evocativo e magnifico è il secondo movimento “Molto adagio” nel quale Gábor Takács-Nagy e la “Franz Liszt Chamber Orchestra” sono riusciti a disegnare un magico tappeto sonoro sul quale si sono innalzati violini e viole con il loro canto. L’ultimo “Allegro assai”, segue la forma di un rondò su un tema nel modo “misolidio”, con incisivi unisoni, fugati e un lungo “a solo” rapsodico del violino. Applausi scroscianti per la “Franz Liszt Chamber Orchestra” e il suo direttore Gábor Takács-Nagy che ha concesso il bis con l’esecuzione del terzo movimento dal “Divertimento” mozartiano, a riempire lo spazio vuoto lasciato dalla mancata proposta del “Angelus! Prière aux anges gariens” di Franz Liszt. Impareggiabile Martha Argerich: grande artista e grande donna, che ancora una volta ha saputo stupire con un’interpretazione sublime e un inaspettato colpo di scena.
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