Gazzetta di Modena

Meraviglie della cultura iraniana

Michele Fuoco
Meraviglie della cultura iraniana

Al Salotto del Muratori terrecotte, dipinti e installazione di Sima Shafti e Amir Sharifpour 

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VIGNOLA. Pittura, scultura e installazione nella mostra di Sima Shafti e Amir Sharifpour, fino al 13 maggio, al Salotto di L.A. Muratori. Una rassegna che sostiene l'amore per la materia, soprattutto la creta, e la trasmissione della cultura d'Iran di cui i due artisti sono originari. E dal 1998 vivono in Italia e ora lavorano a Ferrara. Amir privilegia la terracotta policroma con cui conferisce forma al cipresso che «per i persiani - dice l'artista - è simbolo della vita, perché cresce diritto e sempre verde». L'abero, che abbellisce anche i giardini, si connota anche di finestre che acquistano il significato simbolico del “guardare oltre” la realtà; di segni incisi, taglienti come identificazione di ferite di cui non è immune anche la natura vegetale; del color oro, alla punta, per richiamare la luce di cui il sole inonda al suo sorgere la cima della pianta. Ricorrente è la scala che attraversa, come una ellisse, la “Torre di Babele”, con piccole figure umane alla base che sembrano guardare al difficile percorso da affrontare. Un cammino temporale che diventa spirituale e arcano, anche per la presenza di scritture indecifrabili. Dettagli di pozzi si offrono come elementi di recupero di acqua che è vita. Tutto il suo lavoro parla di un particolare legame dell'artista con la sua terra, con la memoria, con ciò che echeggia in tono misterioso e lontano. L'artista, laureatosi in arti drammatiche all'Università di Teheran e trasferitosi nel 1998 in Italia frequenta l'Accademia di Bologna, dove si diploma in scenografia la cui cattedra è tenuta da Enrico Manelli. Ha partecipato anche a simposi di scultura di Ferrara e di Volterra. Dal 2005 collabora con il Teatro comunale di Ferrara. Anche Sima stabilisce un sistema di rapporti con l'Iran, dove si è laureata in comunicazione visiva, presso l'Università di Teheran, per poi frequentare il corso di pittura di Concetto Pozzati all'Accademia di Bologna. Una stretta relazione che esalta pure la riscoperta del valore artigianale, le esigenze dell'arte nella fattualità dell'opera che si fa pittura in motivi paesaggistici che coniugano configurazioni di alberi, di corvi, di cose come ricordi e gioie del vissuto. Incarnazione di oggetti di stupore è l'installazione che si compone di un tappeto di terra cruda macinata su cui fili disposti con cura sembrano tracciare una ricca trama di itinerari, viaggi nel tempo e oltre il tempo; di uno specchietto, di un cipresso fatto di fili di lana, di un tappetino con motivi di linguaggio essenziale che danno significato ad esperienze umane e creative, alla tradizione di un operare antico in una terra lontana.



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