Vignola. “Felicia”, percorso al femminile sulla madre di Peppino Impastato
Alle 21.30 di oggi si terrà al Circolo Ribalta di Vignola (in via Zenzano) lo spettacolo di Teatro Sociale “Felicia” (frammenti di Felicia Impastato)
VIGNOLA. Alle 21.30 di oggi si terrà al Circolo Ribalta di Vignola (in via Zenzano) lo spettacolo di Teatro Sociale “Felicia” (frammenti di Felicia Impastato), un sentiero a tappe, un percorso intimo e dalle atmosfere chiaroscurali con protagonista la figura di Felicia Bartolotta, madre di Peppino Impastato, il giornalista e attivista italiano, membro di Democrazia Proletaria e noto per le sue denunce contro le attività di Cosa Nostra e che proprio per questo fu ucciso, a 30 anni, a Cinisi il 9 maggio 1978. Lo spettacolo di e con Teodora Mastrototaro, vede la messinscena di Olga Mascolo e il disegno del suono di Daniele Vergni. Evento aperto al pubblico anche senza tessera Arci.
Incontriamo Felicia in un tempo immobile: sospesa tra i ricordi del proprio passato e quei momenti in cui la vita era pulsante, speranzosa, combattiva. In scena, la figura di Felicia Impastato si staglia dal fondo prendendo spessore attraverso il suo gesto di rivalsa che la delinea come femminilità che s'impone, come alterità che si fa corpo in un monologo in cui i versi si rincorrono verso l'indicibilità dell'essere femminile nel gioco sociale della mafia tutto regolato al maschile. Felicia allora si fa urlo che squarcia l'omertà tracciando dei percorsi in cui il corpo è volontà. Felicia è una donna semplice, siciliana, che il pubblico incontra nella sua vita di tutti i giorni, in un presente che potrebbe avvicinarsi ai giorni nostri, all’hic et nunc in cui il suo parlare si manifesta. La incontriamo in un tempo immobile: sospesa tra i ricordi del proprio passato e quei momenti in cui la vita era pulsante, speranzosa, combattiva.
Nell’incalzante insostenibilità dell’assenza, di ciò che si è perso - suo figlio - i ricordi si mescolano a riflessioni sulla mafia, sino a raggiungere un livello di straniamento dato da tutte le imposizioni che una donna, oppressa dal proprio marito e dalle convinzioni della società in cui vive, deve sopportare. I livelli si sovrappongono e come in un prisma l’immagine di Felicia si moltiplica nella donna che deve agire sulla scena, l’attrice, la donna che deve necessariamente essere madre, la generatrice, la donna che deve muoversi “a comando”, la bambola-automa, la teste, l’imputata, la donna che reagisce e testimonia con la propria vita la verità.
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