Le foto di Casalgrandi raccontano la coltivazione della canapa
MODENA. Nasce da un documentario fotografico, nel 1987, di Gian Luigi Casalgrandi la mostra “Il libro della canapa” al Centro Studi Muratori. Tante immagini che documentano la lunga e faticosa...
MODENA. Nasce da un documentario fotografico, nel 1987, di Gian Luigi Casalgrandi la mostra “Il libro della canapa” al Centro Studi Muratori. Tante immagini che documentano la lunga e faticosa lavorazione della pianta erbacea che, nelle diverse fasi, durava da novembre a maggio, partendo dalla preparazione del terreno che richiedeva una profonda aratura, combinata alla “ravagliatura” consitente nel dare con la vanga una maggiore profondità al solco per raggiungere 45 centimentri. La semina veniva fatta a righe fitte per ottenere, con una prevenzione antiparassitaria, fusti più alti e fibra più lunga e pregiata. Il processo lavorativo continuava, a fine luglio, con il taglio fatto con il falcetto e l'essicazione della pianta al sole. Seguiva poi la sbattittura: dopo l'essiccamento il fogliame veniva staccato, battendo al suolo la pianta. Le bacchette completamente ripulite venivano divise in fasci di uguale lunghezza e grossezza. La macerazione consisteva nel separare la fibra vegetale (il tiglio): dopo otto giorni di immersione sott'acqua si assisteva alla separazione delle fibre dagli steli. La canapa era lavata e stesa sul terreno ad asciugare. «La canapa, nella storia della civiltà contadina, forse è il prodotto agricolo che ha lasciato dietro di sé - sostiene il giornalista Casalgrandi - le tracce più evidenti dell'arte agraria, caratterizzando la topografia dei luoghi, come testimoniano ancora oggi i maceri presenti nelle campagne. La canapa trovò l'ambiente favorevole soprattutto nelle aree pianeggianti delle province di Ferrara, Bologna e anche nel modenese». Le immagini permettono di ammirare le varie fasi di lavorazione in aperta campagna, i carri con fasci di steli, macchine agricole: dalla macerazione al lavaggio e all'asciugatura; dalla scavezzatura alla grammatura, per il completo distacco dei canepoli che consentiva di lasciare libere le fibre. La canapa lavorata veniva divisa per colore e morbidezza delle fibre. Il prodotto di qualità inferiore era destinato alla produzione di corde o tele per sacchi. La mostra ci porta a considerare pure la trasformazione della canapa per uso familiare, con attrezzi fondamentali per la filatura; l'evoluzione della canapicultura industriale in Italia e a livello interazionale per rilanciare la straordinaria pianta. Questa indagine, raccolta in un libro delle Edizioni Il Fiorino (pp. 90, 10 euro), è stata possibile anche grazie dall'appezzamento di terreno seminato a canapa, nel 1985, su decisione del consiglio direttivo della Festa Paesana e Sègra dal Belsòun di Nonantola. La mostra, che ha anche carattere didattico, presenta persino modelli in miniatura di Dino Ansaloni.
Michele Fuoco
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
