MODENA. Porta un numero distinto nel catalogo di Köchel, il 367, la musica del balletto ideata da Mozart per il dramma “Idomeneo, re di Creta”. In genere, è omessa nelle rappresentazioni attuali e la motivazione è misteriosa, poiché la qualità di scrittura è per nulla inferiore al resto dell’opera. A Monaco, Mozart aveva a disposizione un corpo di ballo e un coreografo francese, un certo monsieur Le Grand, che non si doveva far oziare. E così Mozart compose per l’Idomeneo re di Creta un balletto del quale si è ascoltata la “Ciaccona”, presa in prestito da quella di Gluck scritta per “Ifigenia in Aulide”, e il “Pas seul”, redatta per dare modo al coreografo Le Grand di esibirsi e incantare il nobile pubblico.
Quest’ultima inizia in modo magniloquente (Largo) e in seguito si articola in un “Allegretto” e due altre sezioni ancora più mosse ritmicamente. Brillante, precisa, assolutamente attenta ai preziosismi della partitura è stata l’esecuzione della Württembergische Philharmonie che, sotto la bacchetta del Maestro Fawzi Haimor, ha esaltato la bellezza di queste composizioni, ahimé poco frequentate e che, a mio parere, dovrebbero tornare ad essere eseguite all’interno dell’opera, così come erano state concepite.
La serata è proseguita con il “Triplo concerto in Do Maggiore op. 56” di Ludwig van Beethoven per pianoforte, violino, violoncello e orchestra, con il Trio Wanderer a proporre i solisti. Scritto tra il 1803 e il 1804, fu pubblicato tre anni dopo e può essere considerato quale primo concerto concepito per questo complesso nell’ambito del classicismo, anche se alcuni musicologi sono portati a pensare che, in origine, l’opera sia stata immaginata per il solo violoncello, vista la preponderanza virtuosistica che questo strumento ha nei confronti degli altri due solisti.
Una prova di quest’ipotesi può essere che la prima esecuzione assoluta dell’opera, avvenuta a Vienna nell’estate del 1808, vide al violoncello il famoso virtuoso Anton Kraft, al violino il modesto Carl August Seidler e al pianoforte l’arciduca Rodolfo, probabile allievo di Beethoven, che l’aveva commissionata e si qualificava poco più che un dilettante. Povera d’elaborazioni tematiche, la partitura strizza l’occhio al genere brillante e salottiero, ma nel secondo movimento (Largo) Beethoven crea una pagina delicata, molto lirica, che offre al violoncello tutte le possibilità d’esprimere la propria cantabilità. Il gruppo cameristico francese ha confermato appieno la qualità tecnico espressiva esibita in trent’anni di successi e premiata nel 2015 con il Cavalierato dell’Ordine delle Arti e delle Lettere, con il violoncellista Raphaël Pidoux in serata di grazia, così come sono stati Jean-Marc Phillips-Varjabédian al violino e Vincent Coq al pianoforte.
Gli applausi scroscianti hanno condotto il Trio a ripetere, quale bis, l’ultimo movimento del “Triplo”. Alla “Sinfonia n. 6 in do maggiore D. 589 Die Oleine” di Franz Schubert è toccato concludere la magnifica serata. La partitura, composta tra l’ottobre del 1817 e il febbraio del 1818, appartiene a quel ciclo di composizioni scritte dal giovane autore quale esercitazione nella tecnica della scrittura orchestrale e, infatti, Schubert non le destinò all’esecuzione pubblica. La “Sinfonia n. 6 in Do Maggiore” rappresenta un importante momento di crescita e d’acquisizione di nuovi modelli stilistici per Schubert, primo tra questi l’influenza di Rossini la cui musica era molto di moda a Vienna.
L’energia dell’orchestra rossiniana, i suoi giochi di colore unitamente al gusto del fraseggio, si ritrovano nella Sesta Sinfonia filtrati dalla sensibilità di Schubert, così com’è ancora riconoscibile l’influenza di Haydn e Beethoven. La Württembergische Philharmonie ha seguito con precisione il gesto del giovane direttore, trascinante per l’energia e la puntualità delle indicazioni, espresse con braccio felice, mai plateale, ma espressione vera di un intimo sentire. Bis anche per l’orchestra che, sempre dai balletti di Mozart per l’Idomeneo Re di Creta, ha eseguito “Passepied pour M.lle Redwen”. Con un lungo applauso il pubblico ha manifestato il proprio apprezzamento per la Württembergische Philharmonie, il direttore Fawzi Haimor e, credo, il lavoro della direzione artistica e di tutti i collaboratori del teatro che hanno saputo proporre e realizzare una stagione concertistica d’altissimo livello sotto ogni punto di vista.