Modena, nella “casa” del progetto Trasparenze
Giselda Ranieri spiega HO(ME) project, esito di un laboratorio aperto alla città
MODENA. Stasera, 11 maggio alle 19.30 nell'ambito della quinta edizione del Trasparenze festival, il Teatro dei Segni ospita la performance di danza-teatro HO(ME)_project. Ideato dalla coreografa e performer Giselda Ranieri, lo spettacolo rappresenta l'esito teatrale di un laboratorio aperto alla comunità modenese realizzato in questi giorni in.
In cosa consiste il progetto HO(ME)?
«Questo progetto nasce da una mia idea di lavorare sul concetto di “casa” intesa come luogo fisico e intimo» afferma Giselda Ranieri. «Ho voluto coinvolgere la regista Anna Luna Serlenga e l'attore Rabii Brahim, entrambi membri del collettivo italo-tunisino Corps Citoyen con una grossa esperienza in progetti comunitari. Avevamo voglia di lavorare insieme già da un po' di tempo. Abbiamo cercato di capire come questo concetto/oggetto sia in relazione col soggetto, con noi. Da qui il titolo, che rimanda alla dualità dell'inglese tra “house” (la casa in senso fisico) e “home” (concetto intimo e personale). In italiano non esiste questa distinzione: la casa è sia quella materiale che quella interiore. Il progetto HO(ME) è modulare e modulabile: si adatta alle comunità che incontra e ai luoghi che lo ospitano. Si parte dalle persone e si torna alle persone. Si inizia con interviste a chi accetta di essere coinvolto nell'operazione e si prosegue con un workshop di cittadinanza per raggiungere infine un esito performativo. Ogni volta incontriamo persone diverse, cerchiamo di capire chi sono e con loro capiamo come strutturare la performance finale. I linguaggi ai quali ricorriamo - io e l'attore che mi accompagna nei workshop - sono quelli del teatro e del movimento, della danza in senso lato. Personalmente sono molto attenta alla gestualità quotidiana, la faccio rientrare sempre nei miei spettacoli. Trovo che sia uno strumento utile ad avvicinare la gente a questa esperienza«.
Come è stato organizzato il workshop a Modena?
«Due settimane fa eravamo a Malta per il festival teatrale Altofest e abbiamo lavorato con un condominio popolare, coinvolgendo 10 famiglie estranee alla dimensione performativa. Qui a Modena il progetto è stato presentato alla comunità locale con una call aperta, Spazi Urbani. Si è così formato un gruppo piuttosto eterogeneo, sia per età - si va dai 7 ai 50 anni - che per formazione, tra abitué del Teatro dei Venti, spettatori e neofiti. Mi piace l'idea di lavorare con persone con una grande varietà di esperienze, la trovo molto arricchente».
Come si sposa questo connubio tra danza, teatro e integrazione col festival Trasparenze?
«Avevamo già avviato il progetto quando abbiamo pensato a Trasparenze come luogo ideale nel quale presentarlo. Da sempre il festival organizzato dalla compagnia Teatro dei Venti si interroga su come il teatro possa sposare una dimensione sociale e possa aprirsi alle comunità locali. Abbiamo poi scoperto che quest'anno il tema della manifestazione gravita sul concetto di “aprire le barriere”, portare fuori ciò che è dentro e viceversa. È qui che HO(ME) ha trovato davvero la sua casa».
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