Roberto Cappello, a Mirandola un piano d’emozioni tra America e Russia
Prosegue “Mirandola Classica 2018” dell'associazione “Amici della Musica” che oggi, alle 17, vedrà protagonista il pianista
MIRANDOLA. Prosegue “Mirandola Classica 2018” dell'associazione “Amici della Musica” che oggi, alle 17, vedrà protagonista il pianista Roberto Cappello, concertista fra i più apprezzati e giudice in concorsi pianistici nazionali ed internazionali. Già ospite degli “Amici della Musica” nel 2013, l'acclamato solista tornerà ad emozionare il pubblico in Aula Magna “Rita Levi Montalcini” eseguendo brani di Tchaikovsky e Gershwin, in particolare il ciclo de “Le stagioni op. 37a”, “Un americano a Parigi” e “Rapsodia in blu”. La tecnica interpretativa e la sensibilità artistica del Maestro riveleranno quel punto di congiunzione fra la Russia e gli Stati Uniti che farà sembrare i due mondi musicali non così lontani. I biglietti sono ancora acquistabili presso la biglietteria dell'Aula Magna a partire da mezz'ora prima del concerto. Abbiamo colto l'occasione per parlare con il Maestro.
Il programma vede l'accostamento di Tchaikovsky e Gershwin, appartenenti a due mondi in apparenza molto lontani come la Russia e gli Stati Uniti. Qual è il punto di contatto, cosa li accomuna?
«Parliamo di una musica molto descrittiva. Le didascalie che accompagnano i brani di “Le stagioni” di Tchaikovsky, dimostrano da subito il tentativo di una narrazione molto esplicita. Altrettanta trasparenza d'intenzione la si trova nei due brani di Gershwin, ovvero i capolavori dell'opera del compositore: egli manifesta chiaramente la volontà a rievocare circostanze precise. Vi è pertanto questo comune denominatore che consiste nel voler raccontare la musica e, per mezzo di essa, la vita».
Si è già esibito a Mirandola nel dicembre del 2013, quando la città stava ancora riprendendosi dal terremoto. Che ricordi conserva di quell'occasione e cosa rappresenta per lei tornare a Mirandola?
«Custodisco un bellissimo ricordo; venni accolto dagli organizzatori con tanto calore e gentilezza. Potei riscontrare una grande serenità e positività nelle persone, nonostante fossero state colpite dal terremoto l'anno prima. Coglievo il desiderio di una rinascita totale: questo fu per me una lezione di vita. È bello poter ritornare a distanza di tempo e confermare un percorso che Mirandola, anche a fronte di tanti sacrifici, sta tenendo in piedi magnificamente».
Alla carriera concertistica ha affiancato per sei anni l'incarico di direzione del Conservatorio Boito di Parma. Cosa ha rappresentato per lei essere alla guida di una così importante istituzione in un momento delicato per la cultura musicale in Italia?
«Muoversi nell'ambito della cultura musicale italiana è estremamente complicato, in quanto l’illimitata riserva di risorse culturali del nostro Paese si scontra spesso, purtroppo, con le dinamiche politiche. Essere alla direzione del Conservatorio di Parma è stata un'esperienza che mi ha arricchito umanamente, specialmente a seguito del farsi carico di responsabilità importanti. Abbiamo fatto grandi cose e tra queste anche l'attivazione di corsi triennali rivolti alla musica pop. Una grande novità».
Qualcosa di più personale sul suo essere artista: cosa si prefigge di trasmettere maggiormente al pubblico quando si esibisce?
«Considero l'arte una simbiosi reciproca tra l'artista e il fruitore. Il procedimento tecnico è certamente importante ma è necessario che l'artista senta viva l'emozione dentro di sé per poterla diffondere al pubblico, diversamente non ci può essere trasmissione di alcun sentimento. Ho sempre pensato che se sono il primo ad emozionarmi quando suono, allora so che esiste una stessa sensazione estensibile a chi mi ascolta».
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