Raina presenta i suoi “gioielli” Ecco i giovani cantanti lirici
Sabato, nell’ambito della Notte Bianca, si esibiranno gli allievi della Kabaivanska «Hanno talento e riescono anche a commuovermi: tutti calcheranno le scene»
Tra le molte iniziative che illumineranno la Notte Bianca di sabato, il concerto con gli studenti di Raina Kabaivanska si propone tra i più interessanti. Per il pubblico modenese, sarà un’occasione unica poter ascoltare al Teatro della Fondazione San Carlo queste giovani promesse della lirica, che giungono da tutto il mondo nella nostra città.
Il programma proporrà alcune arie molto conosciute, come “Acerba Voluttà” dall’opera “Adriana Lecouvreur” di Francesco Cilea, “Sola, perduta, abbandonata” dalla “Manon Lescaut” di Giacomo Puccini e “Tombe dei miei avi” dalla “Lucia di Lam-mermoor” di Gaetano Donizetti.
Ad eseguirle, Seonkyong Jeong, Ana Victoria Pitts, Reinaldo Ramirez-Droz, Marti-na Tampakopoulos e Francesca Tassinari. Sarà anche occasione per ascoltare l’Orchestra da camera “Bononcini” dell’Istituto Vecchi Tonelli, diretta da Fabrizio Ventura, nuovo e pregevole acquisto del Conservatorio.
Le romanze scelte sono particolarmente impegnative, sia dal punto di vista vocale che interpretativo, e ciò conferma la qualità degli allievi iscritti alla masterclass in “Tecnica vocale e interpretazione del repertorio” tenuta da Raina Kabaivanska.
Quelli che ascolteremo, sono studenti alla fine del corso?
«Sono al primo anno della masterclass. Questo concerto può essere considerato quale loro primo saggio. La mia classe è come la bottega d’arte di una volta ed io prendo i ragazzi con l’idea di poter mettere loro il pane nelle mani, insegnare un mestiere. Non illudo nessuno su facili carriere; oggi è più difficile che ieri e nei giovani c’è tanta voglia d’apparire, d’esibirsi a scapito dello studio. Il primo concorso che ho vinto era quello di Reggio Emilia ed insieme a me arrivò un giovane modenese di belle speranze: Luciano Pavarotti. In totale, saremmo stati una ventina di candidati e tutti di alto livello. Oggi, ai concorsi si presentano in centinaia, anche coloro che farebbero meglio a studiare ancora nella riservatezza della propria casa».
Come sceglie i suoi allievi?
«Naturalmente la voce deve incuriosirmi, ma è anche molto importante che il cantante sia sveglio e con i riflessi pronti. Non tollero la stupidità, la superficialità, la furberia e sono molto selettiva, sia nelle amicizie che nella scelta degli studenti. Devono essere artisti e cioè avere il talento. Non si diventa compositori, direttori d’orchestra o cantanti. Lo si è dalla nascita e poi lo studio affinerà questa dote. L’arte è disciplina, serietà e intransigenza, che si fonda sul talento naturale. L’arte non è per tutti».
Nonostante questa disciplina che giustamente pretende, i suoi studenti riferiscono che non raramente lei si commuove...
«Mi capita abbastanza spesso. Sono loro che, a volte, mi emozionano con l’entusiasmo, la generosità. Sono sempre in mezzo ai giovani e il legame che ho stretto con i ragazzi è per me una vera fonte d’emozione. Vederli che si avviano alla carriera è certo commovente».
Sabato assisteremo all’inizio di una carriera importante per qualche suo allievo?
«Sono bravissimi! Tutti calcheranno il palcoscenico. Qualcuno domani e qualche altro nei giorni successivi».
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