Gazzetta di Modena

Stravinskji e salsa: il balletto è versatile con Emanuel Gat

Doppio appuntamento al teatro Storchi
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Doppio appuntamento al teatro Storchi

Doppio appuntamento al teatro Storchi con "Sacre/Gold", due balletti della compagnia guidata dal coreografo e danzatore israeliano.

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MODENA Stasera, lunedì 21 maggio, e domani alle 21, il teatro Storchi di Modena sarà la cornice di 'Sacre/Gold', due balletti della compagnia Emanuel Gat Dance guidata dall'omonimo coreografo e danzatore israeliano. È lo spettacolo che chiude la stagione. 'Sacre' (35') è presentato come una rilettura libera e innovativa di "Le sacre du printemps' di Stravinskij; in esso le meccaniche della salsa cubana vengono smontate e riassemblate per creare una partitura complessa e carica di elementi drammatici.

Se il balletto del maestro russo inscenava un rito sacrificale pagano nella Russia antica all'inizio della primavera, in Gat non c'è traccia di sacrificio, ma una moltitudine di interpretazioni legate alla lasciva vitalità della salsa. 'Gold' (55') si muove invece su estratti delle "Goldberg variations" di Bach eseguiti da Glenn Gould intrecciati a 'The quiet in the land' dello stesso compositore, ultimo radiodocumentario di una trilogia sulla solitudine costruito sovrapponendo interviste, prove di un coro, registrazioni in chiesa ed effetti sonori e musicali; nelle parole di Gat un «commento metaforico sulla vita, attraverso uno sguardo intimo alla natura complessa delle relazioni umane».

C'è un qualche legame tra questi due balletti?

«Tra le due pièce intercorrono dieci anni, quindi direi che non esiste un collegamento diretto. Tuttavia ci sono degli aspetti che rendono interessante questo accostamento. Entrambe sono eseguite da cinque ballerini (in 'Sacre' ci sono tre donne e due uomini, in 'Gold' tre uomini e due donne), hanno un accompagnamento musicale iconico e un marcato carattere teatrale. Inoltre condividono un'intima esplorazione delle relazioni umane».

In 'Sacre' il folklore russo celebrato da Stravinskij viene da lei riletto in chiave 'salsa': un accostamento piuttosto insolito.

«Mi è successo quasi per caso di ragionarci su qualche anno prima di iniziare a lavorarci. Si è trattato di un percorso piuttosto lungo, non è stato facile trovare il modo di far convivere queste due anime così distanti nello spazio e nel tempo. Quella che proporrò a Modena è una rilettura dello spettacolo che ha esordito nel 2004. Come tutti i miei lavori, anche questo si è evoluto nel tempo. In questo caso è stato necessario riadattarlo al talento dei nuovi ballerini che sono entrati a far parte della compagnia, per permettere loro di trovare il proprio posto nello spettacolo. È difficile spiegare quali siano le innovazioni che ho introdotto in questo balletto. Credo si tratti semplicemente della mia reazione a una siffatta pietra miliare della danza e al ricchissimo contesto che la contorna».

In 'Gold' i ballerini si esibiranno invece sulle note di due composizioni di Glenn Gould, il grande pianista e compositore canadese.

«Esatto, Gould è il trait d'union. Da una parte c'è la sua interpretazione delle 'Goldberg variations' di Bach; queste trenta variazioni contrappuntistiche incise nel 1955 rappresentano una delle esecuzioni pianistiche più celebri al mondo. Dall'altra c'è 'The quiet in the land', un 'radiodramma' (composizione contrappuntistica su documentario radiofonico, nda) del 1977 dedicato alla comunità mennonita del Manitoba. Nello spettacolo questi due lavori si riecheggiano l'un l'altro e creano una colonna sonora stratificata che si libra su impulsi testuali e musicali, a creare una sorta di denso paesaggio sonoro nel quale i ballerini si muovono. Non si tratta di un'esibizione che procede per episodi narrativi; sul palco cinque individui racconteranno col corpo vicende di volta in volta mutevoli, aperte alle interpretazioni del pubblico».

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