Soliera, il racconto del lavoro negato
Oggi alle 21, nel Nuovo Cinema Teatro Italia di Soliera, il primo appuntamento vedrà protagonista Gad Lerner, giornalista e autore di "Concetta. Una storia operaia"
SOLIERA. Dedicata al tema del raccontare il corpo attraverso materia, pensiero e identità, la XIII edizione della Festa del Racconto prende il via oggi e proseguirà sino a domenica a Carpi, Campogalliano, Soliera e Novi, con oltre 60 appuntamenti.
Oggi alle 21, nel Nuovo Cinema Teatro Italia di Soliera, il primo appuntamento vedrà protagonista Gad Lerner, giornalista e autore di "Concetta. Una storia operaia", il racconto della tragedia di Concetta Candido che licenziata, senza liquidazione né sussidio di disoccupazione, il 27 giugno 2017 si diede fuoco nella sede dell’Inps di Torino, restando per mesi tra la vita e la morte. A trent’anni dal libro-inchiesta "Operai", Lerner torna a parlare di lavoro e, soprattutto, dei protagonisti di una corsa al ribasso nel precariato, nel lavoro nero e nelle retribuzioni.
Perché ha scelto di parlare di Concetta?
«Perché la sua è una storia da manuale sulla retrocessione del lavoro nel nostro Paese e su come arriva a comportarsi una persona che si sente talmente sola da avere come unico strumento per farsi ascoltare nient'altro che il proprio corpo. Nella sua ho visto una storia molto diffusa nell’Italia di oggi e riguardo la quale ho constatato come tutti siamo portati a rimuovere una dimensione umana considerandola semplicemente come psichiatrica, come un raptus: questo è negare ciò che Concetta chiedeva, ovvero di essere considerata un fatto pubblico, un caso politico. Se fosse morta, inoltre, nessuno se ne sarebbe mai occupato, così ho pensato di scriverne quando ancora non ero nemmeno sicuro che sopravvivesse. Lei, poi, si è svegliata dal coma e ha subito voluto raccontare, con una lucidità che mi ha molto colpito».
Come sta, oggi, Concetta?
«È tornata a casa da due settimane, dopo dieci mesi di ospedale. I diritti d’autore del libro saranno destinati alle cure di cui ha ancora bisogno. Ha una volontà di ferro nel voler rendere la sua vicenda un punto di riferimento per altri che si sono trovati in condizioni così disperate. A tal proposito non posso non ricordare lo sciopero della fame dei dipendenti della Castelfrigo. Non era mai accaduto che un sindacato Cgil promuovesse una iniziativa del genere: gli stessi sindacalisti mi hanno detto che hanno preso questa decisione per evitare che gli operai facessero delle "stupidaggini”. Si arriva a un punto in cui le persone, per disperazione, possono ricorrere al proprio corpo come soluzione estrema».
Al gesto di Concetta non sono seguite manifestazioni.
«Perché il lavoro non è più il principio unificatore della comunità: chi ce l’ha, lo considera una fortuna da tenersi stretta sul piano individuale e difficilmente condivide un cammino a sua tutela. Questo, però, non credo possa andare avanti a lungo: si farà strada un bisogno di riunirsi in forme di tutele collettive anche nei settori dove è sempre più presente la frantumazione delle esperienze individuali. A Milano, venerdì, ci sarà il primo sciopero dei rider, dopo che uno di loro ha perso la gamba: siamo agli albori di nuove forme di sindacalismo».
Nel suo libro parla di lavoro retrocesso, una categoria che va ben oltre la precarietà.
«Ciò che abbiamo a lungo pensato è che questa marginalità riguardasse solo alcuni lavori dequalificati, a margine del ciclo produttivo. Sta invece diventando un dato di fatto il "lavoro povero”, quello delle persone che restano povere nonostante abbiano un lavoro: una specificità non solo italiana, ma che in Italia ha assunto dimensioni che non si conoscono in altri Paesi europei. E' un problema che dilaga nelle aziende, ma anche nei lavori intellettuali».
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