Arrivano i primi televisori ma sono ancora per pochi
Solo cinque anni dopo scoppierà il fenomeno “Lascia e raddoppia?”
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Fra i quotidiani, quelli che sentono paurosamente il caldo sono quelli della sera. Di sera la gente non sta in casa, ma fugge alla periferia, fugge nei cinema all’aperto, fugge davanti all’uscio di casa, ma dentro non ci sta: perciò a che serve il giornale della sera? Comunque da noi la graduatoria è questa: “Corriere Lombardo”, “Corriere d’Informazione”, “Milano-Sera”, “Stampa sera”, “Gazzetta sera”.
Anche i settimanali a rotocalco in genere sentono il caldo. Comunque “Oggi”, che è il più diffuso di tutti, ha mantenuto circa le posizioni dell’inverno e della primavera. Seguono, a moltissima distanza, “La Settimana Incom”, “Settimo Giorno”, “L’Europeo”, “Il Tempo”. Poi l’accozzaglia di giornaletti minori.
Stazionaria (ma scarsa) è la vendita dei settimanali “all’antica”. In testa la gloriosa e venerabile “Domenica del Corriere” che lotta a denti stretti e in condizioni di inferiorità, ma tuttavia con onore, contro i più giovani e moderni settimanali a rotocalco. Seguono “L’Illustrazione del Popolo” e la “Tribuna Illustrata” che si difendono assai meno bene. I lettori di questi settimanali sono essenzialmente i vecchi nostalgici del passato e attaccati alla tradizione. Ecco perché la loro tiratura, per quanto limitata, è stazionaria e non sente il caldo.
I giornali sportivi stanno attraversando i giorni peggiori della loro vita. Il “tour” è finito malamente per gli italiani, al calcio non si gioca, siamo stati eliminati dalla Coppa Davis di tennis. Solo i tifosi accanitissimi comprano ora i giornali sportivi, per sapere se il terzino X è stato ceduto in cambio del mediano Y. La “Gazzetta dello Sport”, “Stadio”, “Tuttosport” riprenderanno il terreno perduto fra poco con l’inizio del campionato di calcio.
In ribasso pure i settimanali a fumetti femminili. “Grand’Hotel”, che tira il gruppo, dà segni di grande stanchezza, e non da ora soltanto. Anche prima che venisse il caldo il settimanale e gli altri simili avevano iniziato la loro decadenza. Questo è un curioso fenomeno. Appena uscito, “Grand’Hotel” in un paio di settimane raggiunse una tiratura favolosa: la più alta d’Italia. Ma in un paio d’anni i fanatici, o meglio le fanatiche di quel giornaletto si sono stancate, e la tiratura favolosa si è dispersa. È aumentato il buon gusto, il livello intellettuale, il senso critico delle donne? Forse no. Forse è soltanto un segno della loro volubilità: si sono stancate, ecco tutto. Comunque nella graduatoria “Grand’Hotel” è seguito da “Bolero Film”, “Intimità”, “Confidenze di Liala”, “Sogno”, “Luna Park”, “Tifo”, “Marie Claire” e, non a fumetti, “Grazia”, “Gioia”, “Otto”, “Eva” …
Anche i giornali umoristici in questo periodo hanno diminuito sensibilmente le vendite. In testa è “Candido” e, a sensibile distanza, “Il Travaso”, “Il Marcaurelio” e “Calandrino”. I satirici di tipo nostalgico quali “L’asso di bastone” e il “Merlo giallo” hanno una vendita irrisoria.
Fra i giornali cinematografici “Hollywood” e “Bis” sono in testa. I competenti preferiscono “Bianco e nero”, e gli intellettuali di sinistra preferiscono “Cinema”. I bimbi continuano a preferire “Il Corriere dei piccoli”, “L’Intrepido”, il “Vittorioso” ...”.
Ma, per quel che io ricordo, a moltissimi Modenesi, più che i fogli di carta, interessavano i colombi.
Il “triganein” – è questo il nome dialettale dell’animale – fa parte a pieno titolo della nostra cultura ed ha influenzato anche l’architettura. Molte case della nostra città e quasi tutte le ville di campagna sono caratterizzate da un’altana sopraelevata, destinata a colombaia. Erano colombi viaggiatori, che venivano spediti in treno a distanze enormi, e ritornavano con velocità di punta di 100 km all’ora. Ancora oggi l’Associazione colombofila modenese organizza mostre e fa viaggiare i colombi. Certo non come nel 1950, quando dall'aeroporto appena inaugurato parte un aereo carico di colombi, che rappresentano un migliaio di colombaie, diretto a Barcellona! Su un bimotore Dakota salgono 2.640 colombi.
Anche mio padre allevò per anni centinaia di uccelli, nel vasto solaio di casa nostra. Erano però cocorite, e lui passava ore a guardarle. Penso che la passione gli fosse venuta vedendo un barbiere, che lavorava in fondo a Corso Vittorio Emanuele II, che tagliava la barba e i capelli ai suoi clienti con un canarino che gli stava appoggiato sulla spalla.
Ma nell’immediato dopoguerra, 1948/49, bambino molto piccolo, andavo con lui ai Giardini Pubblici, e lì catturava con i “luatt” (una specie di trappola di rame con sopra una briciola di pane) “el pasarèini”, che poi venivano mangiate. Oggi a Modena non c’è più un passero.
La prima pagina dei giornali locali era dedicata prevalentemente alla politica nazionale e agli avvenimenti di politica estera, con notizie che provenivano dall’ANSA (cioè l’Agenzia Nazionale Stampa Associata, fondata nel 1945 per succedere all’agenzia Stefani).
Ma il 13 luglio la “Gazzetta” racconta in prima pagina che Jack La Motta aveva battuto ai punti in 15 riprese Tiberio Mitri al Madison Square Garden di New York, davanti a 17.000 persone. Il campione del mondo aveva così mantenuto il titolo che aveva strappato l’anno precedente al francese Marcel Cerdan.
“Biondo, bello, occhi blu, faccia da schiaffi, 70 chili di muscoli: Tiberio Mitri però non ha una vita facile. Nato a Trieste il 12 luglio del 1926 perde il padre a dieci anni, conosce la miseria, fa il garzone di panetteria e il radiotecnico: poi, entrato in palestra, si mette a fare boxe. Carattere difficile, violento, pieno di energia e di voglia di vivere, fisicamente molto dotato, sfonda nel mondo del pugilato. Campione italiano nel '48, campione europeo nel '49, Tiberio Mitri inizia il 1950 sotto eccellenti auspici e con numeri da primato: 53 incontri disputati, 49 vittorie, tre pareggi e un no contest. La marcia del pugile di Trieste verso il titolo mondiale sembra inarrestabile, accompagnata da soldi, fama e dalla splendida moglie Fulvia Franco, miss Italia 1948. Questa è la storia di Tiberio Mitri: un'avventura umana e sportiva sorprendente, fatta di sudore e di polvere, di successi e di sfortuna, di talento e di errori. Qualcuno ha scritto: aveva tutto, o quasi tutto, per essere grande, ma non riuscì mai ad esserlo fino in fondo. L'ex grande del pugilato è stato travolto il 12 febbraio 2001 alle sette dal treno Roma-Civitavecchia all'altezza del ponte di Porta Maggiore. È stato possibile identificarlo grazie al passaporto che aveva in tasca”.
Così è la vita.
Rolando Bussi
bussirolando@gmail.com
(28, continua)
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