Guiglia, borlengo protagonista con mostre e musica
GUIGLIA. Seconda settimana di Sagra del Borlengo, a Guiglia, all’insegna di tradizioni storiche e gastronomiche da riscoprire. Sabato 27 maggio alle 18.30 aprirà la cucina con borlenghi, tigelle e...
GUIGLIA. Seconda settimana di Sagra del Borlengo, a Guiglia, all’insegna di tradizioni storiche e gastronomiche da riscoprire. Sabato 27 maggio alle 18.30 aprirà la cucina con borlenghi, tigelle e prodotti tipici e la serata proseguirà con una suggestiva escursione notturna sui sentieri del Parco dei Sassi di Roccamalatina, con ritrovo alle 20 presso Pieve di Trebbio. La domenica esposizioni di trattori d'epoca, stand gastronomici e, lungo le strade del centro, musica live con i "Pedala piano" travelling music. Alle 15, nella Sala Parrocchiale, pomeriggio letterario a cura di Artestampa. Domenica sarà protagonista anche l’Istituto Comprensivo Montecuccoli che, dalle 10 alle 18 presso la Sala degli Scolopi, presenterà in una mostra i risultati del progetto “La Carrucola”, portato avanti dai ragazzi nel corso dell’anno scolastico. Tutto parte da una famosa foto che ritrae gli alunni guigliesi del dopoguerra che per recarsi a scuola attraversavano il Panaro utilizzando appunto una carrucola. Un’immagine che ha suscitato riflessioni profonde. «Ci siamo chiesti – spiegano gli insegnanti della scuola Montecuccoli – cosa significava quella scuola per loro. Le cronache di oggi ci restituiscono talvolta l’impressione di una realtà deviata da quelli che sono sempre stati i suoi ideali: il rispetto, la voglia di condividere e di crescere come persone. Perché allora non ripercorrere a ritroso quel filo invisibile della memoria? Il progetto “Carrucola” ha visto impegnati i vari plessi dell’Istituto Comprensivo Montecuccoli di Guiglia, dalle scuole d’infanzia e primarie alla scuola secondaria di primo grado, in attività dedicate al recupero di quei valori, attraverso percorsi teatrali, attività motorie, immedesimazione e racconti». Ad aiutare il viaggio nella memoria sono stati anche i racconti di alcuni di queibambini che, ora nonni, hanno narrato agli alunni come viaggiavano su quel filo, cosa si dicevano, cosa pensavano. «Quel filo invisibile della memoria diviene l’emblema di altri significati, perché per dare spessore al nostro presente non dobbiamo dimenticare ciò che siamo stati».
Federico Covili
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