Ritratto a tinte fosche dell’ex Cavaliere
LORO 2 di Paolo Sorrentino. Italia 2018 La seconda parte del film non si discosta dalla prima, nel suo descrivere più che inventare. Come spesso capita ai film del regista, l’incipit però è...
LORO 2 di Paolo Sorrentino. Italia 2018
La seconda parte del film non si discosta dalla prima, nel suo descrivere più che inventare. Come spesso capita ai film del regista, l’incipit però è visivamente efficace: alla pecora morta di aria condizionata nella villa si sostituisce, qui, una olgettina che si depila la vulva sull’orlo di una piscina, altra immagine di innocenza inconsapevole.
A sua volta, si precisa la figura di Berlusconi. Come altri personaggi di Sorrentino, è un malvagio, con aspetti sordidi e laidi, un essere che usa il potere immenso che ha per far soffrire gli altri. Un misantropo, in fondo, con una vena di cinismo dovuto alla percezione che nell’uomo c’è ben poco da salvare. E’ proprio questo aspetto di cinico allergico a ogni utopia che ce lo rende quasi simpatico. Del resto, ci sembra che lo stesso regista abbia una volta dichiarato che la bellezza spesso si nasconde nel sordido e nel ripugnante. I malvagi come Berlusconi sono resi quasi belli dalla sofferenza: è la loro umanità a salvarli. Il magnate si aggira, nel film, attraverso un universo stralunato e surreale; esibisce un eloquio comicamente forbito; si gode il vorticare e il brulicare dei personaggi a lui sottomessi. E’ in parte carnefice e in parte vittima, Faust e Mefistofele, e in entrambe le vesti in modo per lui non soddisfacente. Miserabile e misogino, campione di un universo primario e volgare, vive con la moglie che lo disprezza in un villone che sembra distillare dallo schermo lo stesso liquido bilioso che corrompe i suoi due abitanti principali. Ostenta con tutti una finta intimità e amicizia: in realtà, mentre finge di preoccuparsi mira a spolpare i clienti: dei soldi, dell’anima. Compra senatori e vende appartamenti con la stessa tecnica, e se ne esce con frasi eccellenti e vagamente jettatorie: “L’altruismo è il miglior modo di essere egoisti”, “I nostri sogni sono anche i loro”. Canta “Malafemmina” e “Cicerenella”. Costruisce un mini tempio cambogiano per la moglie. Gioca con un mini vulcano.
La fauna umana che lo circonda comprende tutti gli estremi del generone: ninfette imbecilli, umiliati e offesi (da Lele Mora ai politici), femmine dall’integrità compromessa, esseri disposti a (quasi) tutto pur di godere dei favori del Principe, che peraltro pare disgustato dalla debolezza e corruttibilità dei personaggi maschili e dalla disponibilità allegra dei personaggi femminili che lo attorniano. In fondo, il Berlusconi di Sorrentino soddisfa al requisito solito: il fascino lievemente osceno della figura di potere (ma non scomodiamo Shakespeare e i suoi re, per carità). In conclusione, in capo si questa seconda parte indubbiamente più coesa, all’interno di spazi vuoti e vacui (il paesaggio del Potere di un nitore lindo e truccato che rievoca, ad esempio, la Svizzera di “Le conseguenze dell’amore” e l’Agro Pontino di ascendenza fascista di “L’amico di famiglia”), in cui l’astrazione diventa il nome del gioco con ambienti stranamente deprivati di vita e deserti anche quando sono affollati, assistiamo a un “pieno” complesso di desolazione esistenziale e, insieme, di paradossale consapevolezza che il mondo, anche se marcio, val comunque la pena di essere vissuto fino in fondo, fedeli al proprio “daimon” anche se miserrimo. “Conosco il copione della vita”, dice il magnate. Un filosofia della vita considerata dal punto di vista del disfacimento e della morte. Una specie di “tutti rubano e tutti sono infelici”.
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